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Unifil: Israele attacca ancora e demolisce una torre di osservazione

Abbattuta anche la recinzione perimetrale di una base Onu a Marwahin, nel Libano meridionale. Questo episodio è una violazione grave del diritto internazionale. In pericolo anche i caschi blu italiani.
21 ottobre 2024
Redazione PeaceLink

ALBERT - BOLLETTINO QUOTIDIANO PACIFISTA Albert

Albert: la voce della ragione in tempi di guerra


Bulldozer contro la missione di pace in Libano

Rimane altissima la tensione in Libano, dove i militari della forza di interposizione delle Nazioni Unite, conosciuta come Unifil, tornano ad accusare Israele di attacchi deliberati. In una recente dichiarazione, l’Unifil ha riferito che un bulldozer dell'esercito israeliano ha demolito una torre di osservazione e la recinzione perimetrale di una sua posizione a Marwahin, nel Libano meridionale. Questo episodio è stato descritto come una violazione grave del diritto internazionale e della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Nella nota ufficiale, Unifil ha sottolineato che danneggiare le posizioni ONU non solo infrange le normative internazionali, ma mette anche a repentaglio la sicurezza dei peacekeeper impegnati nella regione. "Ancora una volta, notiamo che violare una posizione ONU e danneggiare i beni ONU è una flagrante violazione del diritto internazionale", afferma la comunicazione Unifil, evidenziando le ripercussioni negative sulla protezione dei militari. Sostegno ai caschi blu dell'ONU

Questo attacco è solo l'ultimo di una serie di aggressioni contro le basi ONU nel Libano meridionale, e sembrerebbe rientrare in una strategia più ampia da parte dell'esercito israeliano di esercitare pressione sulle forze di peacekeeping affinché abbandonino le loro posizioni. Tuttavia, Unifil ha chiarito che, nonostante la crescente pressione, i peacekeeper rimarranno in tutte le loro postazioni e continueranno a svolgere i loro compiti di monitoraggio e segnalazione.

In un contesto in cui le tensioni regionali continuano a crescere, il ruolo di Unifil è diventato cruciale. Con oltre mille soldati italiani tra le sue fila, la missione ONU è un riferimento importante nella regione, ed è fondamentale che continui a operare in conformità con il suo mandato. La comunità internazionale deve mantenere alta l'attenzione su queste violazioni e garantire il sostegno necessario per proteggere i peacekeeper e i civili coinvolti. Mobilitazione 26 ottobre

PeaceLink - che ha ricevuto in questi giorni molti messaggi a sostegno dei caschi blu dell'ONU - ribadisce l'importanza di un'azione coordinata da parte della comunità internazionale per tutelare il personale delle Nazioni Unite e promuovere una de-escalation del conflitto in corso.


Piano Mattei: i Comboniani denunciano un neocolonialismo mascherato

I Missionari Comboniani, da sempre impegnati nelle missioni africane, hanno espresso forti perplessità sul Piano Mattei, il progetto del governo italiano per l'Africa.

Secondo i missionari, il Piano, pur presentandosi come un'iniziativa di partenariato e sviluppo, nasconde in realtà un approccio neocoloniale, focalizzato sullo sfruttamento delle risorse naturali del continente. Le priorità dell'Africa, come la lotta al debito, la transizione energetica e la gestione delle migrazioni, vengono relegate in secondo piano.

"Sulla carta, il Piano Mattei parla di ascolto e rispetto, ma nella realtà si traduce in progetti che servono solo a fare da stampella ai ben più ampi e ambiziosi progetti di sfruttamento delle risorse naturali", denunciano i Comboniani.

I missionari sottolineano come l'iniziativa italiana sia strettamente legata al controllo delle migrazioni, un aspetto che contrasta con la centralità della persona, principio fondamentale dell'azione missionaria.

I Comboniani invitano a un dibattito più ampio e critico sulle politiche africane dell'Italia, al di fuori delle logiche governative, e propongono di focalizzarsi sulle vere esigenze del continente.

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