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Essere informatici per Africa

Sarà possibile chiedere ad un informatico di "essere", anche quando gli si chiede di "fare" la parte del tecnico, pur in ambito missionario e cooperazione allo sviluppo?
20 ottobre 2004 - Nicola Di Grazia

Mi chiamo Nicola, sono un lucchese di 35 anni, webdesign di professione. Tra qualche settimana sarò in Rwanda, paese bellissimo nella regione dei grandi laghi africani, e farò parte di un progetto di insegnamento in informatica.
Mi piacerebbe semplicemente dire "sarò in Rwanda". Stop. Senza dire quello che farò nello specifico.
Al di là del fare "bella figura", come magari quello che si è letto "Avere o essere" di E.Fromm, e ha capito l'importanza di "essere" non presentandosi per quello che fa o ha, ammetto che però è ormai cronico per rapportasi tra noi occidentali, parlare sopratutto del "fare", traslazione del verbo "avere" quando si parla di cooperazione nel sud del mondo. Decisamente anche io sono invischiato in questo meccanismo. La sezione per cui scrivo è poi intitolata "Pace: che fare", piuttosto che "Pace: come essere", con questa sottosezione "Rwanda".
Con questa lunga premessa rischio però di essere solo accademico.
Ci tenevo però a sottolineare questo aspetto, perchè sarebbe interessante se qualche informatico volesse fare una breve esperienza in Rwanda, e magari dare una mano con le sue conoscenze all'insegnamento della scuola dove sarò. Ma volendo, anche una mano da qui, perchè di consulenze ne avrò probabilmente bisogno. Questo invito ha la speranza che ci si proponga o si venga in Africa sopratutto con l'atteggiamento di "essere", anche se la premessa è tecnico-didattica, e dunque io richiamo anche ad un "fare". Ma se capiteranno delle giornate in cui il tempo sembrerà non passare (ed in Africa è certo possibile) e non vi si chiederà di fare qualcosa di particolare, vi auguro di iniziare ad essere, ad ascoltare, a condividere con gli africani. Non cercare di "fare" per forza qualcosa, per un desiderio inconscio di sentirsi utili, o salvatori di qualcuno. Scrivo questo, ma certamente io stesso posso cadere in questo approccio.
Forse anche la pace richiede questo atteggiamento e non sempre implica agire? E' una domanda grossa a cui non ho risposta adesso, ma decisamente mi fa riflettere.

Per uno sguardo alla scuola in Rwanda dove insegnerò da gennaio 2004: http://www.dettotranoi.it/rwanda/scuola.php?pag=1
Poi al link contatti mi troverete (Nicola) ed eventualente mi chiedete altre cose.
Un saluto da Verona (http://www.fondazionecum.it), dove seguo il corso di preparazione per questo prossimo anno di volontariato.

Nicola

Note: http://www.dettotranoi.it/rwanda/scuola.php?pag=1

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