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Israele progetta i nuovi confini

4 aprile 2005
Fonte: Al-jazeera

(Il Primo Ministro Israeliano Ariel Sharon, con l'approvazione di Washington, sta velocemente imponendo un progetto per ridisegnare quelli che saranno i definitivi confini di Israele e che si estenderebbero ben oltre le frontiere del 1967, cornice essenziale del futuro Stato Palestinese.

I due voti parlamentari alla Knesset della scorsa settimana sono serviti a superare gli ostacoli che ancora si frapponevano al piano di ritiro, voluto da Sharon, da Gaza e da quattro colonie della West Bank.

Allo stesso tempo il governo di Tel Aviv pianifica l'espansione delle maggiori colonie illegali nella West Bank in vista di circondare queste e altre terre dal lato israeliano dell'illegale Muro di Separazione.

Secondo i palestinesi il deciso supporto di Washington alle controverse politiche israeliane, volto a sostenere in ogni modo Sharon ed il suo piano di disimpegno, danneggiano gli sforzi per costruire quella fiducia necessaria in un momento in cui le speranze di pace sono al più alto livello da anni.

Il Ministro degli Esteri Palestinese Nasser al-Qidwa ha dichiarato ai giornalisti, mercoledì a Ramallah che "se ci sarà un cambiamento dei confini del 1967, ciò dovrà essere deciso nella sede di un negoziato e dovrà avvenire attraverso un eguale scambio di terre… e non imponendo con la forza la situazione attuale".

Alla luce dell'imminente incontro di Sharon con il presidente U.S.A. Bush, diversi funzionari israeliani hanno dichiarato che si aspettano dal loro Primo Ministro che si assicuri il sostegno statunitense al piano di Israele per mantenere il controllo su larghe strisce di terra della West Bank, specie intorno a Gerusalemme, in ogni futuro eventuale trattato di pace.

Dovendo fronteggiare la feroce opposizione interna al piano di disimpegno, Israele ha segretamente domandato agli Stati Uniti di trattenersi dal criticarlo sull'espansione coloniale o su ogni altra questione fino al completamento del ritiro da Gaza, previsto per questa estate. Funzionari israeliani hanno confermato questa notizia.

Tale richiesta - e l'apparenta acquiescenza degli U.S.A.- sottolinea l'enorme importanza che U.S.A. e Israele stanno ponendo nel piano di ritiro.

Nel frattempo, il progetto congiunto U.S.A.-Israele di tracciare le "linee di costruzione" delle colonie illegali, al di là delle quali nessuna nuova casa possa essere costruita, è stato sospeso, apparentemente per questioni tecniche. Ma stando a dichiarazioni di funzionari israeliani la principale ragione della sospensione è stato il tacito assenso statunitense al piano di disimpegno di Sharon e alla sua contropartita.

Il giornalista israeliano Gershom Gorenberg scrive che il fallimento degli U.S.A. ad imporre la propria politica ufficiale di opposizione all'espansione delle colonie di Israele serve come incentivo "a Sharon per provare a disegnare la sua mappa sulle colline".

Ancora più terre confiscate.

Secondo il Ministro dello Stato Palestinese, Ahmed Magdelawi, il governo israeliano pretende di confiscare metà della West Bank e isolare Gerusalemme in cambio del suo ritiro dalla striscia di Gaza.

Parlando sul canale radio Voice of Arabs, il funzionario ha detto di temere che Israele stia portando avanti un piano unilaterale di separazione dei territori occupati.

Sharon mette in prima linea il ritiro delle truppe e l'eliminazione degli insediamenti paramilitari nella Striscia di Gaza ma non sta fornendo notizie su che cosa intenda fare nella West Bank, dove propone solamente l'evacuazione di cinque colonie.

Israele pianifica di costruire 3000 nuove case in zone che congiungeranno una colonia illegale a Gerusalemme.

Magdelawi, che è anche responsabile delle questioni relative al Muro di Separazione, ha aggiunto che la barriera isolerà il 58% delle terre della West Bank e che l'espansione di colonie illegali nell'area sta avvenendo a causa della copertura politica che l'amministrazione U.S.A. fornisce al governo di Sharon.

Note:

tradotto da Gabriele Del Grande per peacelink

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