ISRAELE

Israele verso l'ingresso nell'OCSE

Un documento confidenziale svela l'accettazione dell'occupazione israeliana da parte dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico
6 aprile 2010
M.C.R.
Fonte: Alternative Information Center - 06 aprile 2010

Una riunione dell'OCSE Nei giorni della visita mediorientale del vicepresidente statunitense Joe Biden per riavviare i colloqui di pace tra Israele e l'Autorità palestinese, il cui orizzonte sembra allontanarsi dopo l'annuncio del governo di Benyamin Netanyahu di costruire 1600 nuove unità abitative nella parte orientale di Gerusalemme, alcuni media internazionali svelano un documento confidenziale con cui l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico autorizza l'ingresso d'Israele nell'OCSE, nonostante l'occupazione dei Territori palestinesi. Il testo, datato 1° febbraio 2010, si inserisce nel processo di valutazione della candidatura d'Israele per l'ingresso all'interno dell'OCSE, previsto per il prossimo mese di maggio. Una certezza affermata il 3 marzo dal ministro dell'economia, Giulio Tremonti.

Il documento, “Accession of Israel to the Organisation: Draft Formal Opinion of the Committee on Statistics” (disponibile ora a questo indirizzo), è la bozza della valutazione del Comitato statistico dell'OCSE – il cosiddetto CSTAT – dei dati presentati da Israele rispetto ai parametri economici richiesti ai membri dell'OCSE. La presentazione dei dati e delle statistiche, spiega il documento, è “uno degli obblighi fondamentali per l'ammissione”, come espresso nella Convenzione fondante l'OCSE. Il documento nota come Israele abbia finora presentato i dati riguardanti non solo il territorio dello Stato d'Israele, ma anche Gerusalemme Est, le alture del Golan e le colonie in Cisgiordania, aree occupate illegalmente dal 1967, riflettendo il rifiuto di elaborare statistiche distinte per Israele e i Territori occupati. Il rapporto non presenta però questo punto come un potenziale elemento di non ammissione di Israele nell'organizzazione. Come spiega Shir Hever, economista dell'Alternative Information Center, “pare che l'OCSE voglia accogliere Israele e coprire i crimini dell'occupazione”. Il Comitato statistico “raccomanda la preparazione di uno studio insieme alle autorità israeliane per valutare l'impatto quantitativo delle alture del Golan, di Gerusalemme Est e delle colonie israeliane in Cisgiordania sui dati chiave aggregati a livello economico e sociale”, da presentare, tuttavia, dopo l'ingresso del paese nell'OCSE. Con questo testo, l'OCSE riconosce dunque implicitamente l'occupazione israeliana, legittimandola a livello internazionale.

L'OCSE, organizzazione che raccoglie 30 paesi, con sede a Parigi, iene costituita nel 1948 all'interno del piano Marshall come organizzazione dei paesi dell'Europa occidentale sotto l'ombrello statunitense. Nel 1960 si è trasformata nel 1960 in un organismo internazionale e persegue la promozione dell'economia di mercato e del libero scambio in chiave neoliberista. Attualmente i paesi candidati per un prossimo ingresso sono – oltre ad Israele – Cile, Estonia, Russia e Slovenia. Il processo per l'ammissione d'Israele nell'OCSE è stato avviato nel 1993, sotto l'impulso di Shimon Peres, nel corso del processo di pace di Oslo. Il fallimento degli accordi di pace e lo scoppio della seconda Intifada hanno interrotto il processo di valutazione della candidatura d'Israele.

Gli aspetti più critici espressi dall'OCSE nei confronti del paese hanno riguardato tre aspetti: in primo luogo, l'occupazione israeliana e i dati delle statistiche presentate; in secondo luogo, la corruzione nell'esercito e dell'industria militare e infine i diritti di proprietà intellettuale, in particolare nell'industria farmaceutica. Dal 2007 il processo d'ingresso d'Israele nell'OCSE ha registrato una decisa accelerazione, anche in seguito alle scelte di taglio della spesa per lo stato sociale e alle politiche di privatizzazione intraprese.

Dall'ammissione all'OCSE Israele spera di ricavare una maggiore integrazione nel mercato mondiale e un riconoscimento della sua legittimità e natura democratica. Il momento in cui si prepara l'ammissione nell'OCSE è infine particolarmente importante: i colloqui di pace appaiono particolarmente difficili da entrambe le parti, mentre l'assedio di Gaza supera i mille giorni e sempre più decisa è la repressione della resistenza popolare nonviolenta in alcuni villaggi-simbolo della Cisgiordania, come Bil'in, Nil'in e Al-Ma'asara.

Note: L'articolo è stato pubblicato anche sul sito dell'agenzia di stampa Redattore Sociale

Articoli correlati

  • La guerra dei chip USA-Cina? Può portare alla riduzione delle emissioni di CO2
    CyberCultura
    Sta nascendo un'Intelligenza Artificiale decentrata che funziona anche sui nuovi portatili

    La guerra dei chip USA-Cina? Può portare alla riduzione delle emissioni di CO2

    Non potendo ancora competere con la miniaturizzazione e la potenza dei chip americani, la Cina risponde all'embargo elettronico USA sviluppando architetture più efficienti che ottimizzano i processi e riducono i consumi. E rilasciando modelli AI open source.
    8 luglio 2026 - Redazione PeaceLink
  • Come il protezionismo digitale Usa ha accelerato la crescita tecnologica cinese
    Economia
    L'effetto boomerang della "Guerra dei Chip"

    Come il protezionismo digitale Usa ha accelerato la crescita tecnologica cinese

    La recente evoluzione dello scontro tra Stati Uniti e Cina per il primato nell'Intelligenza Artificiale ci offre una straordinaria lezione di economia politica: le logiche del protezionismo possono trasformarsi in un clamoroso autogol per chi le promuove. L'amaro articolo odierno di Associated Press
    29 giugno 2026 - Redazione PeaceLink
  • Cosa è la Peace Economics
    Economia
    I costi economici della militarizzazione e le alternative di pace

    Cosa è la Peace Economics

    La Peace Economics, o Economia della Pace, valuta l'impatto economico della guerra e degli armamenti, individuando le strategie per costruire società prospere e stabili. Ogni anno, istituti internazionali quantificano l'impatto finanziario dei conflitti armati e della militarizzazione.
    15 giugno 2026 - Redazione PeaceLink
  • Chi paga davvero la guerra?
    Economia
    Un'analisi economica su petrolio, profitti e famiglie

    Chi paga davvero la guerra?

    L'economista statunitense Paul Krugman smonta il mito dell'autosufficienza energetica e mostra chi guadagna e chi perde quando scoppia un conflitto in una regione petrolifera. Chiedersi a chi serve la guerra non è retorica pacifista. È economia applicata.
    16 marzo 2026 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 3.7.1 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)