Il potere politico e la loggia massonica P2

Quali rapporti c'erano fra Gelli e Andreotti?

Secondo quanto emerso dalle indagini della Commissione parlamentare e dai tribunali, il vincolo massonico avrebbe rafforzato il sodalizio fra le due personalità. Il generale piduista dei carabinieri Giovanni Battista Palumbo riferì che Gelli disse: «Io sono amico di Giulio».
13 agosto 2026
Redazione PeaceLink

1. I rapporti diretti

I rapporti tra Giulio Andreotti e Licio Gelli sono documentati da numerose fonti giudiziarie e parlamentari. Come ricorda lo storico Miguel Gotor nel suo libro L'omicidio di Piersanti Mattarella, «oggi sappiamo, grazie alle inchieste della magistratura e agli atti raccolti dalla Commissione P2, che i rapporti diretti tra Gelli e Andreotti sono provati ad abundantiam».

Lo stesso Gelli, nel suo libro-intervista del 2006, ha dichiarato di essere solito recarsi nello studio di Andreotti di prima mattina per avere con lui «colloqui molto liberi e informali». Andreotti, dal canto suo, raccontò di avere conosciuto Gelli negli anni Sessanta, quando quest'ultimo dirigeva lo stabilimento della Permaflex di Frosinone, nel suo collegio elettorale.

Un episodio significativo riguarda una nota del Sismi secondo cui Andreotti, in qualità di ministro della Difesa, sarebbe riuscito a garantire a Gelli una lucrosa commessa di quarantamila materassi per le forze armate della Nato. I due si sarebbero poi rivisti nel 1973, durante la cerimonia di insediamento del presidente argentino Juan Domingo Perón, circostanza in cui Andreotti rimase sorpreso dal fatto che Gelli fosse «trattato con grande devozione e rispetto» dal nuovo capo di Stato.

Secondo quanto emerso dalle indagini della Commissione parlamentare e dai tribunali, il vincolo massonico avrebbe rafforzato il sodalizio fra le due personalità. Il generale dei carabinieri Giovanni Battista Palumbo, uno tra i principali esponenti del fronte piduista all'interno dell'Arma, riferì che Gelli, parlando di Andreotti, «parlava addirittura di "Giulio". Disse "Io sono amico di Giulio" ».


2. Il contesto: la Loggia massonica P2

La Loggia massonica Propaganda 2 (P2), guidata da Licio Gelli come «Maestro venerabile», è stata oggetto di un'approfondita inchiesta da parte della Commissione parlamentare d'inchiestapresieduta da Tina Anselmi, che la concluse definendola una vera e propria «organizzazione criminale» ed «eversiva». La P2 fu sciolta con legge n. 17 del 25 gennaio 1982.

Nella P2 «figurava il vertice dei servizi segreti di allora, che ebbe responsabilità operative al tempo del rapimento e l'uccisione di Aldo Moro». Le inchieste di PeaceLink hanno più volte documentato il ruolo della loggia in diverse pagine oscure della storia italiana, dalle stragi agli intrecci internazionali.

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3. Il ruolo di Andreotti

La figura di Andreotti emerge in diverse inchieste di PeaceLink in relazione alla P2 e ai suoi intrecci. In un'intervista al giornalista Ennio Remondino, questi racconta di essere «inciampato su una inchiesta di troppo: i rapporti fra Cia e P2», inchiesta che suscitò le ire di «Bush senior, Cossiga e Andreotti».

Sul fronte argentino, Andreotti viene citato in relazione al silenzio del governo italiano sulla dittatura: «Nel programma è stato intervistato anche Andreotti, il quale da abile stratega qual è, ha detto che non era a conoscenza di molte cose, che se l'avesse saputo avrebbe sicuramente fatto qualcosa. Una risposta molto diplomatica». La P2 di Gelli, in quegli anni, «stava per comprarsi il Corriere della sera» e i suoi esponenti «erano di casa a Buenos Aires e Montevideo».

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4. La P2 e le stragi

PeaceLink ha dedicato ampio spazio al ruolo della P2 e di Gelli nella strage di Bologna del 2 agosto 1980. Le sentenze definitive hanno accertato che l'eccidio fu eseguito «con la copertura dei vertici piduisti dei servizi segreti militari e del loro burattinaio Licio Gelli». La magistratura ha utilizzato la dizione «regia atlantica», stabilendo che la strage fu compiuta in una «cornice piduista» e in una «prospettiva politica atlantista». Gelli è considerato «il finanziatore e l'organizzatore principale dell'attentato, come confermato dalla Corte di Cassazione».

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