C'è chi credeva nell'innocenza degli autori della strage di Bologna
Sergio D’Elia, ex militante di Prima Linea e oggi segretario di Nessuno tocchi Caino, è tra le figure che hanno sostenuto nel tempo la linea innocentista sulla strage di Bologna e il comitato “E se fossero innocenti?”, nato nel 1994 su iniziativa di Mimmo Pinto, ex Lotta Continua. Il comitato riunì personalità eterogenee — soprattutto dell’area della sinistra, ma non solo — con l’obiettivo di chiedere la revisione del processo che aveva portato alle condanne di Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini.
Nel 2023 D’Elia è tornato pubblicamente sulla vicenda in un’intervista ad Adnkronos, dichiarando di ritenere innocenti Mambro e Fioravanti e contestando la lettura giudiziaria della strage. Nella stessa occasione ha evocato il rischio di “ragion di Stato” e di “capri espiatori”, oltre a richiamare il caso Sacco e Vanzetti come precedente storico di errore giudiziario.
Il contesto del comitato
Il comitato “E se fossero innocenti?” nacque a margine della sentenza del 1994 sulla strage di Bologna. La sua iniziativa si collocava dentro una più ampia area di critica verso la verità processuale. La critica ha coinvolto giornalisti, intellettuali, parlamentari e attivisti, spesso provenienti dalla sinistra o dall’area radicale.
Tra i nomi associati al comitato compaiono, in varie ricostruzioni, personalità come Sergio Zavoli, Giovanni Minoli, Sandro Curzi, Rossana Rossanda, Giampiero Mughini, Liliana Cavani e altri. Questo dato mostra come il caso Bologna abbia attraversato per anni non solo il terreno giudiziario, ma anche quello politico, mediatico e memoriale.
La verità processuale
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con sentenza del 22-23 novembre 1995, ha confermato la condanna all’ergastolo per Valerio Fioravanti e Francesca Mambro come esecutori della strage del 2 agosto 1980. La stessa sentenza è il punto che rende “passata in giudicato” la loro responsabilità penale per la strage.
Per Luigi Ciavardini, minorenne all’epoca dei fatti, la sua posizione fu inizialmente scorporata dal procedimento ordinario e trasmessa al Tribunale per i minorenni; per questo il suo percorso giudiziario non coincide meccanicamente con quello degli altri due imputati. Ma risulta tra i condannati definitivi per la strage.
Cosa significa “condanne definitive”
“Definitive” significa che la sentenza non è più impugnabile nei normali gradi di giudizio: il giudicato cristallizza la responsabilità penale accertata dal processo. Nel caso Bologna, il giudicato del 1995 sulle condanne di Mambro e Fioravanti si appoggia a una lunga sequenza di sentenze di merito e di appello che avevano già qualificato la strage come azione di matrice neofascista.
La prosecuzione del processo
Il processo per la Strage di Bologna è poi proseguito anche dopo le condanne definitive di Mambro e Fioravanti. Potevano emergere prove a loro discolpa. Ma non sono emerse.
La vicenda giudiziaria della strage di Bologna non si è infatti chiusa nel 1995, ma ha continuato con altri procedimenti su Ciavardini, sui depistaggi, su Cavallini e poi su Bellini, fino alle più recenti conferme in Cassazione.
Potevano emergere prove a loro discolpa?
Sì, in linea teorica potevano emergere nuove prove favorevoli agli imputati anche dopo il giudicato: per esempio nel quadro di nuovi processi o di nuove istruttorie collegate alla stessa strage. L’archivio giudiziario della strage conserva infatti materiale accumulato fino al 2008, e include anche i fascicoli di procedimenti successivi e collegati, segno che l’indagine non si è fermata con la sentenza del 1995.
Sono emerse prove a loro discolpa?
Per quanto risulta dalle ricostruzioni istituzionali e giornalistiche consultate, non sono emerse prove capaci di ribaltare il giudicato su Mambro e Fioravanti. Anzi, le fonti più recenti sostengono l’opposto: le nuove sentenze e gli approfondimenti successivi avrebbero rafforzato l’impianto accusatorio, non indebolito quello già consolidato.
Il punto giuridico
Qui c’è una distinzione importante: una cosa sono le tesi innocentiste, altra cosa sono le prove processuali. Dopo il 1995 il dibattito pubblico ha continuato a produrre ipotesi, contestazioni e letture alternative, ma nelle fonti esaminate non compare una prova giudiziaria nuova e decisiva che abbia scagionato Mambro e Fioravanti; al contrario, i procedimenti successivi hanno indagato ulteriori snodi della strage, come i depistaggi, i legami con P2 e servizi, e i nuovi imputati.
Neofascisti, P2, servizi
Le sentenze e le ricostruzioni giudiziarie non si limitano agli esecutori materiali. Il materiale processuale richiamato nella sentenza di Cassazione del 1995 parla infatti di una complessa strategia terroristica nell’alveo della destra eversiva e, sul versante dei depistaggi, condanna definitivamente Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte per calunnia aggravata, cioè per il tentativo di far convergere le indagini su piste internazionali false.
Qui entra la cornice piduista: la sentenza e le letture storiche successive collocano il depistaggio dentro un contesto in cui operavano ambienti della P2 e apparati di sicurezza. I magistrati parlano di una “cornice piduista” e di una “prospettiva politica atlantista”, mentre l’analisi documentale su Federico Umberto D’Amato (affiliato alla P2) porta all’Ufficio Affari Riservati e al Comitato di sicurezza della NATO.
Il nesso con D’Amato
Il nome di Federico Umberto D’Amato è rilevante perché appare nelle ricostruzioni che collegano strage, apparati deviati e contesto atlantico: il suo ruolo di vertice nell’intelligence civile, i rapporti con ambienti americani e la sua presenza nel sistema di sicurezza occidentale sono elementi spesso richiamati per spiegare il livello di copertura ai massimi livelli ai fini del depistaggio delle indagini.
https://siusa-archivi.cultura.gov.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=comparc&Chiave=350664
La polemica
Strage di Bologna, Fioravanti firma articoli sull'Unità e sul Riformista
https://www.bolognatoday.it/blog/strage-bologna-valerio-fioravanti-unita.html
Allegati
Stage di Bologna, condanna definitiva (Cass. 21/1995)
Fonte: https://canestrinilex.com/risorse/stage-di-bologna-condanna-definitiva-cass-211995244 Kb - Formato pdf23 febbraio 1996, Cassazione penale
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