Strage di Bologna: una scomoda verità
A quarantasei anni dalla strage che insanguinò la stazione di Bologna, PeaceLink torna a ricordare l'85 vittime e gli oltre 200 feriti di quel sabato mattina del 2 agosto 1980. Ma torniamo a farlo non solo con il dolore che quel giorno continua a suscitare, ma con la consapevolezza che la verità giudiziaria, faticosamente conquistata, ha finalmente squarciato il velo di depistaggi e silenzi che per decenni hanno protetto i veri responsabili.
Il ruolo della loggia massonica P2
A differenza di altre stragi rimaste impunite, quella di Bologna non è più un mistero. Come abbiamo più volte documentato sulle nostre pagine, le sentenze definitive hanno accertato che l'eccidio fu eseguito da una banda armata di terroristi neofascisti, con la copertura dei vertici piduisti dei servizi segreti militari e del loro burattinaio Licio Gelli. Il documento sequestrato a Gelli a Ginevra nel 1981, con la scritta "Bologna 525779 – X.S.", ha rappresentato la svolta nelle indagini. La Procura generale di Bologna ha potuto ricostruire i flussi di denaro che finanziavano i terroristi neofascisti. Ogni tentativo di rilanciare false piste estere, come quella palestinese, serve solo a creare confusione e a nascondere quanto emerso con prove chiare dagli ultimi processi.
La "regia atlantica"
La magistratura ha utilizzato esplicitamente la dizione "regia atlantica". Le sentenze definitive hanno stabilito che la strage fu compiuta in una "cornice piduista" e in una "prospettiva politica atlantista". Non si tratta di fantasie cospirazioniste, ma di accertamenti giudiziari che hanno individuato il disegno politico sotteso all'attentato: impedire ogni prospettiva di accesso della sinistra al potere in Italia e, al contempo, attuare il "Piano di Rinascita democratica" di Licio Gelli attraverso la strategia delle bombe. Questo retroscena della strage fascista è rimasto segreto per molto tempo ed è giusto dedicarvi un minimo di attenzione. PeaceLink ha dedicato ampio spazio, nell’ambito delle inchieste per far luce sulla strage, al ruolo di Federico Umberto D'Amato, ex capo dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno, rappresentante del Ministro dell'Interno nel Comitato di Sicurezza della NATO e affiliato alla P2. Un uomo che, come abbiamo documentato, rivendicava la sua collaborazione con la CIA e che godeva di una "protezione" da parte dell'autorità statunitense. A lui, deceduto nel 1996, è stata persino intitolata una sala della sede Nato di Bruxelles.

Un filo nero
I giudici della Corte d'Assise di Bologna, nelle motivazioni della sentenza che ha condannato all'ergastolo Paolo Bellini, hanno parlato di un "filo nero" che da Portella della Ginestra giunge fino a Bologna: azioni coordinate e connesse per interferire sul libero e autonomo sviluppo della politica nazionale da parte di forze esterne, generalmente legate agli esiti del secondo conflitto mondiale. I fascisti sono stati esecutori con coperture istituzionali robuste in quanto i mandanti stavano ben più in alto. Mandanti «nei confronti dei quali il quadro indiziario è talmente corposo da giustificare l'assunzione di uno scenario politico, caratterizzato dalle attività e dai ruoli svolti nella politica internazionale da quelle figure». Sono parole della Corte d’Assise di Bologna.
I mandanti
Le indagini e le sentenze hanno individuato quattro figure considerate i mandanti, i finanziatori e gli organizzatori della strage. Si tratta di nomi che rappresentano il vertice occulto dell'eversione nera e i suoi legami con apparati dello Stato. La magistratura ne ha individuato quattro.
- Licio Gelli: il venerabile maestro della Loggia massonica P2. È considerato il finanziatore e l'organizzatore principale dell'attentato, come confermato dalla Corte di Cassazione.
- Umberto Ortolani: altro importante esponente della P2, indicato come co-finanziatore insieme a Gelli.
- Federico Umberto D'Amato: ex capo dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno. È ritenuto il punto di raccordo tra la trama eversiva e i servizi segreti, una figura chiave nel garantire la copertura istituzionale e internazionale.
- Mario Tedeschi: giornalista e direttore del settimanale "Il Borghese", già senatore del MSI. Secondo l'accusa, il suo ruolo sarebbe stato quello di organizzare il depistaggio mediatico della strage.
Tutti questi personaggi sono deceduti e per tale motivo non sono mai stati processati per il loro ruolo di mandanti.
La cerniera con la NATO
Quella del 2 agosto 1980 fu una strage eseguita da neofascisti in una "cornice piduista" e in una "prospettiva politica atlantista”. Fu quindi strage di Stato in quanto ha fatto perno sugli apparati dei servizi segreti. Non su servizi deviati ma su servizi saldamente connessi e pienamente organici al livello dell’alleanza militare internazionale a cui afferivano. Federico Umberto D'Amato era infatti l’uomo che faceva da cerniera fra i servizi segreti e la NATO.
Terroristi protetti ad altissimo livello
La verità giudiziaria è la base per un giudizio storico scomodo ma inequivocabile.
Gli intrecci fra terroristi neri e apparati dello Stato sarebbero stati impensabili senza una regia ad altissimo livello che ha garantito la copertura alla strage per così tanto tempo.
Il dovere della memoria è un dovere verso la verità. Una verità scomoda, scomodissima. Ma che deve diventare patrimonio della coscienza collettiva e della nostra consapevolezza storica.
La gestione dei fondi
Secondo le ricostruzioni giudiziarie, D'Amato ricevette ingenti somme di denaro da Licio Gelli (capo della loggia P2) destinate ad agevolare l'esecuzione dell'attentato e a finanziare le successive attività di depistaggio ideate per coprire la pista neofascista.
La rete atlantica USA/NATO
Fin dall'inizio della sua carriera, D'Amato fu l'uomo di fiducia in Italia dell'OSS e poi della CIA, lavorando a stretto contatto con figure chiave dell'intelligence statunitense come James Jesus Angleton. Il suo ufficio fungeva da raccordo operativo per garantire la stabilità geopolitica dell'Italia in chiave rigidamente anticomunista, allineandosi alle logiche della NATO durante la Guerra Fredda.
Anello di congiunzione
Sfruttando il suo immenso potere burocratico, è stato l'anello di congiunzione ideale in grado di connettere i vertici della loggia massonica P2, i servizi segreti a lui fedeli e la manovalanza dei terroristi neri.
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