Scheda 13 – Approfondimenti su Francesco d’Assisi, Federico II ed eresie pacifiste

Cristiani per la pace nel Medioevo

Sintesi dal libro Schede per una storia della pace e dei diritti umani, Alessandro e Daniele Marescotti, 2005
19 giugno 2026
Redazione PeaceLink

1. Sintesi dal libro Schede per una storia della pace e dei diritti umani, Alessandro e Daniele Marescotti, 2005


Il libro dedica una sezione specifica a due figure eccezionali del Basso Medioevo che sfidarono il modello della crociata armata: Francesco d’Assisi e l’imperatore Federico II. Accanto a loro, vengono collocati i movimenti ereticali (Valdesi, Apostolici) come espressione di una obiezione di coscienza ante litteram.

 

Francesco d’Assisi: una presenza di pace nel tempo della crociata

Nel 1219, mentre l'esercito crociato stringeva d'assedio la città egiziana di Damietta, Francesco d’Assisi scelse una via radicalmente opposta a quella delle armi. Invece di combattere, attraversò le linee del fronte disarmato per incontrare il sultano al‑Malik al‑Kāmil. Il sovrano musulmano lo ascoltò con grande rispetto. La novità storica fu assoluta: in un’epoca di scontro frontale, Francesco propose di annunciare il Vangelo non con la spada, ma con la mitezza, la testimonianza e la parola, ponendo le basi per un'inedita via di pace e di incontro.

Federico II: la diplomazia al posto delle armi

Spinto dalle promesse fatte al papato, nel 1228 l’imperatore Federico II partì per la Sesta Crociata, nonostante gravasse su di lui una scomunica da parte di papa Gregorio IX per i suoi continui ritardi. Giunto in Terrasanta, Federico impresse alla spedizione un carattere davvero insolito: rifiutò lo scontro militare e scelse la via della diplomazia. Sfruttando la sua profonda conoscenza della cultura araba, firmò con il sultano d’Egitto al‑Malik al‑Kāmil il trattato di Giaffa, che garantiva ai cristiani la restituzione di Gerusalemme e il libero accesso ai luoghi santi. Una volta entrato nella città sacra, l'imperatore si auto-incoronò re di Gerusalemme. L'accordo pacifico fu però duramente condannato dal papa, che giudicò scandaloso e inammissibile un simile patto con il mondo islamico.

 

Medioevo cristiano ed eresie: i primi ribelli alla guerra

Nel 1175 il ricco mercante Pietro Valdo distribuì i suoi beni ai poveri e iniziò a predicare il Vangelo nelle piazze di Lione, dando vita al movimento dei Poveri di Lione (noti poi come Valdesi). La comunità, aperta alla predicazione sia degli uomini sia delle donne, si distinse per una scelta radicale di obiezione di coscienza ante litteram: il rifiuto categorico di portare armi e di prestare giuramento.

Nello scacchiere politico e sociale del Medioevo, il rifiuto del giuramento rappresentava una minaccia sovversiva, poiché scardinava i legami di fedeltà feudale su cui poggiava l'intero sistema di potere. Per questa loro totale fedeltà al messaggio evangelico della pace e per aver rivendicato il diritto di predicare senza il controllo della gerarchia ecclesiastica, i Valdesi vennero dichiarati eretici nel 1184 e subirono per secoli feroci persecuzioni e campagne militari assimilabili a vere e proprie crociate interne.

Guerra e diritti civili: l'evoluzione dei concetti

La Magna Charta (1215)

Nata nel contesto delle tensioni tra la corona inglese e i feudatari, la Magna Charta Libertatum sancì per la prima volta dei limiti scritti al potere assoluto del sovrano, introducendo tutele fondamentali come il principio dell'habeas corpus (il diritto a non essere imprigionati senza un regolare processo). Sebbene rappresenti una pietra miliare nella storia costituzionale, non si trattò di una dichiarazione universale dei diritti umani: le libertà e i privilegi in essa contenuti erano destinati esclusivamente ai baroni e alla nobiltà d'alto rango, lasciando esclusa la stragrande maggioranza della popolazione.

La complessità del concetto di Jihad

Nel mondo islamico, il termine jihad esprime una realtà complessa che non può essere ridotta alla formula occidentale di "guerra santa". In arabo, il vocabolo significa letteralmente "sforzo" o "impegno" e la tradizione lo articola su due livelli:

  • Grande Jihad: lo sforzo spirituale e interiore che il credente compie contro le proprie passioni e i propri impulsi negativi per conformarsi alla volontà di Dio.

  • Piccola Jihad: la difesa materiale e militare della comunità (la Umma) di fronte a un'aggressione esterna.

Questa profonda radice etica e spirituale ha permesso, nel XX secolo, la nascita di importanti movimenti di liberazione pacifica all'interno dell'Islam. L'esempio più celebre è quello di Abdul Ghaffar Khan, leader pashtun soprannominato il "Gandhi musulmano", che guidò un esercito nonviolento di centomila volontari (i Khudai Khidmatgar) contro il colonialismo britannico, dimostrando come il concetto di jihad possa essere declinato come uno sforzo supremo, ma interamente pacifico, per la giustizia e i diritti civili.


Ecco gli approfondimenti tematici e storici strutturati a partire dai precedenti nuclei concettuali.

1. Il retroscena culturale di Damietta: il Sultano al-Malik al-Kāmil

L'accoglienza benevola ricevuta da Francesco d'Assisi nel 1219 non fu un caso fortuito, ma il risultato della complessa personalità e della politica del sultano ayyubide al-Malik al-Kāmil (nipote del celebre Saladino).

  • La formazione e la tolleranza: Al-Kāmil era un sovrano illuminato, cresciuto in un ambiente cosmopolita e profondamente influenzato dalla filosofia e dalla mistica sufi. La sua corte ospitava regolarmente dotti cristiani, ebrei e musulmani.

  • La strategia politica: il Sultano non cercava lo scontro totale con l'Occidente. Al contrario, durante la Quinta Crociata offrì più volte la restituzione di Gerusalemme ai cristiani in cambio della ritirata dall'Egitto (offerta che i capi crociati, guidati dal rigido legato papale Pelagio, rifiutarono ciecamente). L'approccio disarmato di Francesco intercettò la naturale inclinazione del sovrano al negoziato e il suo profondo rispetto per l'ascesi spirituale, che riconobbe affine a quella dei dervisci sufi.

2. La sponda politica della nonviolenza: il Trattato di Giaffa (1229)

Il successo diplomatico di Federico II con il medesimo sultano al-Malik al-Kāmil, a dieci anni dall'incontro con Francesco, svelò i meccanismi della realpolitik medievale applicata alla pace.

  • La convergenza di interessi: Federico II doveva chiudere rapidamente la partita della crociata per tornare in Italia a difendere i suoi territori dalle mire del Papa; al-Kāmil, d'altro canto, era minacciato militarmente dal fratello al-Mu'azzam, sultano di Damasco, e aveva un disperato bisogno di neutralizzare il fronte crociato.

  • Le clausole del trattato: l'accordo, della durata di dieci anni, cinque mesi e quaranta giorni (il massimo consentito dalle consuetudini giuridiche islamiche per una tregua con i non musulmani), conteneva una formula di "sovranità condivisa" straordinariamente moderna: Gerusalemme tornava ai cristiani, ma la Spianata delle Moschee (con la Moschea al-Aqsa e la Cupola della Roccia) restava sotto il controllo e il culto esclusivo dei musulmani. Fu la prima volta che i Luoghi Santi vennero spartiti su base giuridica anziché militare.

3. Il "Giuramento" come collante feudale e l'eresia politica dei Valdesi

Per comprendere appieno la portata eversiva del pacifismo valdese (e successivamente apostolico), occorre decostruire il valore giuridico del giuramento nell'Europa medievale.

  • La struttura della società: nel sistema feudale, il giuramento sulle sacre scritture era l'unico dispositivo legale che legava il vassallo al signore, il cittadino al comune e il soldato al comandante. Giurare fedeltà significava accettare di prendere le armi a chiamata.

  • L'impatto del rifiuto: rifiutandosi di giurare in virtù del precetto evangelico "Non giurate affatto" (Matteo 5,34), i Valdesi si ponevano automaticamente al di fuori della legalità civile. Non potevano testimoniare nei tribunali, non potevano stringere patti commerciali legali e non potevano essere arruolati. Il loro pacifismo radicale veniva percepito dalle autorità imperiali e comunali non come un'innocua scelta morale, ma come una forma estrema di anarchia politica in grado di disintegrare l'ordine sociale.

4. Limiti strutturali e paradossi della Magna Charta

L'inquadramento della Magna Charta (1215) richiede l'analisi della stratificazione sociale dell'Inghilterra del XIII secolo per comprenderne l'esatto perimetro giuridico.

  • I destinatari reali: l'articolo 39 della Carta, che introduce la prima formulazione dell'habeas corpus, recita: "Nessun uomo libero (nullus liber homo) sarà arrestato o imprigionato [...] se non per giudizio legale dei suoi pari". Nel 1215, la categoria dei "liberi" (liberi homines) rappresentava appena il 10-15% della popolazione maschile (baroni, cavalieri e l'alto clero).

  • La massa degli esclusi: la stragrande maggioranza della popolazione inglese era composta da villani, servi della gleba e contadini dipendenti. Per costoro, il re non aveva giurisdizione diretta e il signore feudale locale manteneva il diritto assoluto di vita, di morte e di carcerazione preventiva senza alcun processo. La Carta nacque quindi come un trattato oligarchico volto a tutelare i privilegi dei pochi contro l'assolutismo del re, non come una carta dei diritti dei molti.

5. I Khudai Khidmatgar: la declinazione pratica della Jihad nonviolenta

L'esperienza di Abdul Ghaffar Khan (1890-1988) tra le tribù Pashtun della frontiera nord-occidentale dell'India britannica offre l'esempio storico più strutturato di esercito nonviolento di matrice islamica.

  • La cultura di partenza: i Pashtun erano dominati dal codice d'onore del Pashtunwali, che faceva della faida di sangue (badal) e della vendetta transgenerazionale un dovere sociale imprescindibile. Khan scardinò questa tradizione millenaria fondando nel 1929 i Khudai Khidmatgar (Servi di Dio).

  • L'organizzazione e il giuramento: conosciuti anche come "Camicie Rosse" per via del colore delle loro uniformi tinte con mattoni pestati, i volontari arrivarono a essere centomila. Erano organizzati militarmente, con gradi e gerarchie, ma prestavano un solenne giuramento di nonviolenza. Il testo del giuramento includeva l'obbligo di perdonare gli oppressori e di non impugnare mai un'arma, ridefinendo il concetto di jihad come il supremo "sforzo" di autodisciplina necessario per resistere alle provocazioni e alle violenze dell'esercito coloniale britannico senza cedere alla ritorsione.




 

2. Il Medioevo nella storiografia contemporanea: Peace Research & Peace History

Negli ultimi decenni, la storiografia e i peace studies hanno avviato una profonda rilettura del Medioevo. Figure tradizionali come Francesco d’Assisi e Federico II sono state analizzate sotto la lente della diplomazia nonviolenta, mentre i movimenti ereticali sono stati riscoperti come prime forme di resistenza sociale per la pace.

a) Francesco d’Assisi e il sultano: le radici del dialogo interreligioso

  • La ricostruzione storiografica: opere come quelle di J. Tolan (Saint Francis and the Sultan, 2009) e G. P. Freeman (Francis and the Sultan, 2016) hanno analizzato l'incontro del 1219 incrociando criticamente le fonti francescane e quelle arabe. Emerge come il sultano al‑Malik al‑Kāmil, sovrano colto e aperto, abbia ricevuto Francesco con autentico rispetto. Pur senza condurre a conversioni o fermare la Quinta Crociata, l'evento è oggi riconosciuto come il primo modello documentato di superamento dello stereotipo del nemico in tempo di guerra.

  • Riconoscimento istituzionale: nel 2020, Papa Francesco ha promulgato l'enciclica Fratelli tutti, firmata simbolicamente ad Assisi, indicando nel Santo il precursore di una fratellanza universale capace di andare oltre le appartenenze religiose, richiamando proprio lo spirito dell'incontro di Damietta.

  • Prospettiva della Peace History: i manuali di peace studies inseriscono ormai l'episodio come un caso di "diplomazia dal basso". Francesco non si presentò con la pretesa di imporre una verità con la forza, ma scelse la via dell'ascolto e della parola disarmata, anticipando dinamiche proprie della nonviolenza contemporanea.

b) Federico II: la Sesta Crociata come "pace negoziata"

  • La rivalutazione biografica: gli studi e le biografie più recenti (tra cui i lavori di D. Abulafia) confermano la straordinaria eccezionalità di Federico II nello scacchiere medievale. Grazie alla sua padronanza della lingua araba e al profondo rispetto per la cultura islamica, l'imperatore impresse alla Sesta Crociata un carattere inedito.

  • Il Trattato di Giaffa (1229): la peace research analizza questo accordo come un eccezionale esempio di peacemaking e di risoluzione diplomatica di un conflitto. Senza spargimento di sangue, Federico ottenne la restituzione di Gerusalemme ai cristiani salvaguardando i luoghi sacri dell'Islam. La scomunica che colpì l'imperatore evidenzia tuttavia come la logica della "guerra santa" fosse dogmaticamente radicata nelle istituzioni dell'epoca.

c) Valdesi e movimenti dissidenti: l'obiezione di coscienza medievale

  • Resistenza alla violenza strutturale: ricerche storiografiche come quelle di P. Biller (The Waldenses, 1170‑1530, 2019) dimostrano che il movimento valdese non contestava solo dogmi teologici, ma si opponeva alla violenza strutturale della società feudale. Il loro rifiuto radicale del giuramento, della pena di morte e del servizio militare è ampiamente documentato persino dai registri degli inquisitori.

  • I Catari e i Fraticelli: la peace history ha allargato il proprio canone includendo altre forme di dissidenza. I Catari, pur partendo da una visione teologica fortemente dualista che considerava il mondo materiale come intrinsecamente malvagio, rifiutavano l'uso delle armi e l'uccisione di ogni essere vivente. I Fraticelli (l'ala radicale dei francescani), dal canto loro, contestavano il potere temporale e la ricchezza della Chiesa. La durissima repressione che subirono (come la crociata albigese) dimostra che il potere politico‑religioso medievale temeva la disobbedienza nonviolenta e civile tanto quanto le rivolte armate.

  • Continuità storica: la storiografia italiana sulla nonviolenza (come i lavori di M. Martini su Aldo Capitini) rintraccia un filo conduttore ideale che collega l'obiezione di coscienza dei movimenti pauperistici medievali alle moderne lotte per i diritti civili e alla pedagogia della pace del Novecento.

d) La “jihad nonviolenta” di Abdul Ghaffar Khan

  • Una lettura transculturale: studi recenti (tra cui R. H. Minear) evidenziano come la reinterpretazione in chiave pacifista dei concetti religiosi non sia una prerogativa unicamente occidentale. Il leader pashtun Abdul Ghaffar Khan guidò nel XX secolo un esercito interamente nonviolento di centomila musulmani praticanti (i Khudai Khidmatgar). Khan dimostrò storicamente come il concetto di jihad potesse essere declinato nel suo significato originario di "grande sforzo" interiore ed etico per la giustizia, offrendo una sponda concettuale speculare all'approccio pacifico inaugurato da Francesco d'Assisi nel 1219.

e) Magna Charta e "pace giuridica": una rilettura critica

  • Limiti ed eredità: la storiografia contemporanea (sulla scia di J. C. Holt) analizza la Magna Charta del 1215 senza mitizzazioni: si trattò di un documento feudale ed elitario, volto a tutelare i privilegi dell'aristocrazia e non i diritti del popolo.

  • Verso lo Stato di diritto: nonostante i suoi evidenti limiti, il documento ha un valore centrale per la peace research poiché scardinò l'idea del potere assoluto del sovrano, introducendo il concetto che la stabilità e la convivenza civile debbano poggiare su regole scritte e superiori (la "pace giuridica"). Il passaggio da questa tutela di classe alla "pace positiva" — intesa come assenza di ingiustizie sociali e violenza strutturale per tutti i cittadini — avrebbe richiesto secoli di evoluzione politica.

 


3. Verifica / Domande chiave

  • In che modo Francesco d’Assisi sfidò il modello della crociata armata? 

    Riferimento: andò dal sultano senza armi, per dialogare, non per convertire con la forza.

  • Quale fu l’esito dell’incontro tra Francesco e il sultano al‑Malik al‑Kāmil? Perché questo episodio è stato riscoperto dalla peace history contemporanea?

    Riferimento: dialogo rispettoso ma senza conversioni; modello di diplomazia interreligiosa.

  • In che modo Federico II realizzò una “crociata nonviolenta”? Come reagì il papa?

    Riferimento: trattato di Giaffa (1229), libero accesso al Santo Sepolcro senza spargimento di sangue; fu osteggiato per aver patteggiato con gli “infedeli”.

  • Chi erano i Valdesi (Poveri di Lione) e perché vengono definiti “obiettori di coscienza ante litteram”?

    Riferimento: rifiuto del giuramento, della guerra e della pena di morte; persecuzione inquisitoriale.

  • Cosa si intende per “jihad nonviolenta” nel pensiero di Abdul Giaffar Khan? In che modo si ricollega idealmente all’esperienza di Francesco d’Assisi?

    Riferimento: reinterpretazione della jihad come sforzo per la pace; dialogo interreligioso e resistenza nonviolenta.

  • La Magna Charta rappresentò un progresso per la pace? Quali furono i suoi limiti strutturali secondo la peace research?

    Riferimento: introdusse il principio della superiorità della legge sul sovrano, ma solo per i nobili; pace negativa, non positiva.


4. Fonti storiche e approfondimenti

 

Fonti storiche e approfondimenti

Saggi e studi storiografici

  • Abulafia, D. (1988; ristampa 2021). Frederick II: A Medieval Emperor. Oxford: Oxford University Press. (Biografia critica fondamentale per comprendere l'uso della diplomazia al posto delle armi nella Sesta Crociata).

  • Biller, P. (2001; ed. tascabile 2019). The Waldenses, 1170–1530: Between a Religious Order and a Church. London: Routledge. (Studio cardine sulle fonti inquisitoriali e sull'obiezione valdese al giuramento e alla guerra).

  • Easwaran, E. (1999; ed. aggiornata 2011). Nonviolent Soldier of Islam: Badshah Khan, a Man to Match His Mountains. Tomales: Nilgiri Press. (Biografia di riferimento internazionale su Abdul Ghaffar Khan e la declinazione pacifica della jihad).

  • Holt, J. C. (2015). Magna Carta. 3ª ed. Cambridge: Cambridge University Press. (Edizione critica definitiva per l'analisi dei limiti del potere regio nel XIII secolo).

  • Martini, M. (2012). Aldo Capitini e le origini del Movimento Nonviolento in Italia. Roma: Editrice AVE. (Analisi del legame ideale tra i movimenti pauperistici medievali e la nonviolenza italiana del Novecento).

  • Tolan, J. (2009). Saint Francis and the Sultan: The Curious History of a Christian-Muslim Encounter. Oxford: Oxford University Press. (La più completa ricostruzione storiografica dell'incontro di Damietta basata su fonti incrociate latine e arabe).

Fonti primarie documentarie

  • Bonaventura da Bagnoregio, Legenda Maior (1263), Cap. IX: contiene la narrazione ufficiale dell'ordine francescano sul viaggio di Francesco in Egitto e la sfida della prova del fuoco davanti al Sultano.

  • Matteo Paris, Chronica Majora (XIII secolo): cronaca coeva fondamentale che riporta le reazioni del mondo cristiano e i termini diplomatici dell'accordo di Giaffa (1229) stipulato da Federico II.

  • Tommaso da Celano, Vita prima di San Francesco (1228), Cap. XX: la più antica fonte biografica esistente che descrive l'incontro di Damietta, sottolineando l'accoglienza benevola del Sultano.

  • Valdo di Lione, Professione di fede (1180): il testo originale in cui Valdo professa l'ortodossia ma rivendica la povertà evangelica (conservato nel Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n. 790).

  • Registri e manuali dell'Inquisizione (XIII-XIV secolo): in particolare il Pratica Inquisitionis heretice pravitatisdi Bernardo Gui, contenente le formule di interrogatorio che testimoniano il rifiuto valdese e cataro di versare sangue umano.

Risorse e archivi digitali

  • British Library – Magna Carta Hub: https://www.bl.uk/magna-carta (Portale scientifico con scansioni del documento originale del 1215, trascrizioni e saggi contestuali).

  • Internet Medieval Sourcebook (Fordham University): https://sourcebooks.fordham.edu (La più grande banca dati online di fonti primarie medievali tradotte in inglese, con sezioni dedicate alle eresie e alle crociate).

  • Peace History Society: https://www.peacehistorysociety.org (Raccolta di studi e bibliografie specializzate sui movimenti di pace storici e sulla diplomazia nonviolenta nel mondo pre-moderno).

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