La Controriforma e il conformismo
1. Sintesi dal libro
(Rielaborazione dal libro "Schede per una storia della pace e dei diritti umani", 2005)
Il volume dedica un’ampia sezione agli intellettuali italiani tra Quattrocento e Seicento, analizzando il loro rapporto, spesso improntato all'asservimento, con il potere violento. Gli autori del libro distinguono tra non collaborazione (riscontrabile in pochi casi) e complicità (maggioritaria), mettendo in luce la funzione ideologica della cultura nella giustificazione della guerra e dell’oppressione.
Comincia l’età moderna: cambia la guerra
Gli autori mettono in evidenza come la Storia moderna - segnata dallo sbarco di Cristoforo Colombo in America nel 1492 - sia cominciata sotto il profilo militare con la battaglia di Fornovo (1495) tra l’esercito francese di Carlo VIII e la Lega italiana. Fu la prima battaglia sul suolo italiano caratterizzata da un uso massiccio dell’artiglieria campale e da un bilancio di circa tremila morti, una letalità inedita per i conflitti dell'epoca. Ludovico Ariosto, nell’Orlando Furioso, coglie lo shock tecnologico e fa gettare in fondo al mare l’archibugio, definito da Orlando una "scelerata e brutta invenzion" poiché distruggeva l'etica cavalleresca del valore individuale. Anche il Don Chisciotte di Cervantes, in ambito spagnolo, conterrà una celebre invettiva contro le armi da fuoco, che consentono a un codardo di togliere la vita a un cavaliere valoroso.
Intellettuali e “quieto vivere”
Il XV secolo è quello della Riforma protestante e della Controriforma. In questo secolo si sviluppa la civiltà rinascimentale ma si annuncia, nella seconda metà, una tendenziale involuzione della cultura nella penisola italiana. Nel Seicento il potere della repressione controriformista influenza la cultura italiana, favorendo un diffuso conformismo intellettuale.
Gli autori del libro osservano che il potere coercitivo non può reggersi unicamente sulla forza; necessita di conformismo, opportunismo e rassegnazione sociale. Agli intellettuali di corte viene spesso delegato il compito di normalizzare il servilismo. L’Italia tra Rinascimento e Seicento viene presentata come un caso paradigmatico di cultura del disimpegno (otium litteratum), in cui l'attività intellettuale si mette al servizio dei sovrani in cambio di protezione economica e mecenatismo, legittimandone le ambizioni espansionistiche.
Ariosto: la non collaborazione
Nella Satira III di Ludovico Ariosto (1474-133) emerge un tentativo di difesa della propria autonomia:
“Chi brama onor di sproni o di cappello, serva re, duca, cardinale o papa; io no, che poco curo questo e quello.”
Ariosto scelse di mantenere la propria indipendenza intellettuale, dichiarando di preferire una rapa nella propria mensa ai lussi delle corti. Pur senza sposare un pacifismo programmatico di stampo erasmiano, il poeta rappresentò un modello pacifico di vita e anche di non collaborazione: pur servendo per necessità materiali i signori d'Este, evitò la retorica cortigiana e rifiutò di farsi cantore apologetico delle loro guerre e delle loro trame politiche.
Tasso e la Controriforma
Torquato Tasso (1544-1595) visse drammaticamente sulla propria pelle il conflitto interiore tra l’ispirazione artistica e i rigidi dettami ideologici della Controriforma. Se le sue opere giovanili indulgevano su toni edonistici, nella maturità il poeta arrivò a sottoporre volontariamente la Gerusalemme liberata all'esame del Tribunale dell'Inquisizione per paura dell'eterodossia. Tasso è il simbolo drammatico di una cultura che si autocensura, si piega e si logora nel tentativo di allinearsi al potere politico e religioso.
Cultura come erudizione
Nel corso del Seicento, con il consolidamento dell'assolutismo e del controllo confessionale, la maggioranza dei letterati si sottomise alle regole vigenti. La produzione culturale si rifugiò spesso nella pura erudizione filologica o nei virtuosismi formali tipici del Barocco, spogliandosi di ogni diretto impegno civile. Il testo concorda con la lettura secondo cui lo scrittore italiano di quel periodo tendeva a considerare il principe come il suo unico, vero committente, disinteressandosi del pubblico e trasformando la cultura in uno strumento di puro consenso.
Complicità e vittime del potere
La dinamica del conformismo cortigiano si articola su tre livelli:
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la piaggeria: l'adulazione sistematica dei sovrani portò alla glorificazione letteraria delle imprese belliche, occultandone i costi umani.
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gli intellettuali vittime: figure come Paolo Sarpi (che subì un grave attentato per aver difeso le prerogative di Venezia contro il Papato), Galileo Galilei (costretto all'abiura e al confino), Tommaso Campanella (recluso per 27 anni) e Giordano Bruno (condannato al rogo) pagarono con la vita o con la privazione della libertà la loro indipendenza speculativa.
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viltà e coraggio: gli autori del libro sottolineano che la storia della costruzione della pace non coincide con la passività, ma richiede il coraggio intellettuale di opporsi ai meccanismi della violenza istituzionalizzata. La pace intesa come passiva rassegnazione al sopruso è l’opposto della pace intesa come impegno attivo.
2. Aggiornamento con Peace Research & Peace History
La storiografia contemporanea ha approfondito l'analisi delle strutture di potere dell'età moderna, incrociando la storia delle idee con la psicologia sociale e la teoria filosofica della nonviolenza.
a) La svolta militare di Fornovo e la critica tecnologica
Gli studi di storia militare (Mallett, 2012) confermano che la campagna d'Italia del 1495 costituì un momento di rottura geopolitica e tecnologica: l'adozione di cannoni in bronzo montati su affusti mobili trasformò la guerra d'assedio e campale in una macchina a elevata letalità. La peace research utilizza questo tornante storico per analizzare l'impatto dei cambiamenti tecnologici distruttivi sulla psicologia dei contemporanei, individuando nella condanna dell'archibugio in Ariosto e Cervantes la nascita di una precoce coscienza critica contro la disumanizzazione tecnologica dei conflitti.
b) Analisi nonviolenta della funzione degli intellettuali
Applicando i modelli teorici della nonviolenza pragmatica e strutturale (Sharp, 1973; Galtung, 1990), la peace history analizza il ruolo dei pensatori d'età moderna non come elementi isolati, ma come ingranaggi fondamentali per il mantenimento o lo scardinamento del potere autoritario.
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I pilastri del consenso e l'obbedienza civile: la teoria del potere di Gene Sharp dimostra che l'autorità di qualsiasi sovrano o tiranno non si basa sulla forza bruta, ma sull'obbedienza volontaria e sul consenso dei sudditi. Gli intellettuali di corte (i "piaggeri" citati nel volume) fungono da puntelli di questo sistema: elaborando poemi celebrativi, trattati giuridici di legittimazione e teologie della sottomissione, essi fabbricano il pilastro della legittimità ideologica. Senza la complicità attiva della classe intellettuale, il potere politico subirebbe un deficit di obbedienza paralizzante.
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Il disimpegno come violenza culturale: secondo Johan Galtung, la violenza culturale è l'insieme di idee, canzoni, filosofie e linguaggi che servono a giustificare o a rendere "normale" la violenza strutturale (le ingiustizie sociali) e la violenza diretta (la guerra). Il disimpegno secentesco, il rifugio nel virtuosismo formale barocco e l'otium litteratum analizzati dagli autori del libro non sono spazi neutrali, bensì forme di omissione cosciente. Chiudersi nell'erudizione significa sottrarre alla società civile gli strumenti critici per decodificare e contrastare i piani bellici dei regnanti.
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La non collaborazione come prassi nonviolenta: al contrario, l'atteggiamento di Ludovico Ariosto nella sua terza satira può essere riletto come una forma embrionale di "ritiro del consenso". La non collaborazione è lo strumento nonviolento per eccellenza: rifiutando di lodare le guerre signorili e preferendo l'isolamento economico alla ricchezza cortigiana, l'intellettuale priva il sistema coercitivo del proprio capitale simbolico, dimostrando che la mente umana può sottrarsi al controllo dell'assolutismo.
c) La "dissimulazione onesta" e la psicologia del conformismo
Gli studi di peace psychology hanno esaminato da vicino i meccanismi di adattamento dei pensatori nei regimi oppressivi. Nel Seicento italiano, la riscoperta del saggio di Torquato Accetto (Della dissimulazione onesta, 1641) dimostra che l'apparente sottomissione non era sempre viltà, ma poteva configurarsi come una complessa strategia di sopravvivenza morale: l'arte di velare il proprio pensiero per preservare l'integrità della coscienza e la libertà interiore in tempi di dura censura. Quando la dissidenza aperta conduceva al rogo (come per Giordano Bruno), la dissimulazione diventava una forma passiva di difesa per non farsi assimilare totalmente dall'apparato repressivo.
3. Fonti storiche e bibliografia di riferimento
Documenti primari
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Ludovico Ariosto, Satire (in particolare la III, dedicata al rifiuto di recarsi a Roma al servizio del cardinale Ippolito d’Este).
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Ludovico Ariosto, Orlando Furioso (canto IX, ottave 88-91: l'invettiva di Orlando contro l'uso delle armi da fuoco).
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Torquato Accetto, Della dissimulazione onesta (1641).
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Tommaso Campanella, La città del Sole (1602).
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Giordano Bruno, Il candelaio (1582).
Saggi accademici
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Angeleri, S. (2019). L’archibugio e la lancia: guerra e letteratura nel Rinascimento. FrancoAngeli.
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Casadei, A. (2016). L’Ariosto e la politica. Il Mulino.
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Galtung, J. (1990). "Cultural Violence". Journal of Peace Research, 27(3).
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Mallett, M. & Shaw, C. (2012). The Italian Wars, 1494-1559. Pearson.
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Sharp, G. (1973). The Politics of Nonviolent Action. Porter Sargent. (Teoria del potere e del ritiro del consenso).
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Tomasi, F. (2021). Torquato Tasso: una vita. Carocci.
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