Scheda 16 – Le prime voci in difesa dei nativi americani

Storia moderna: la conquista dell'America e il genocidio degli indios

Rielaborazione dal libro "Schede per una storia della pace e dei diritti umani", Alessandro e Daniele Marescotti, 2005
24 giugno 2026
Redazione PeaceLink

1. Sintesi di base

(Rielaborazione da: "Schede per una storia della pace e dei diritti umani", 2005)

Il libro sulla storia della pace apre la sezione sulla storia moderna con una critica radicale del paradigma della “scoperta” dell’America, sostituendolo con quello della conquista e del genocidio. Il testo contrappone due viaggi emblematici: quello di Marco Polo (XIII secolo), basato sull’incontro e sul rispetto reciproco, e quello di Cristoforo Colombo (1492), che inaugurò lo spirito di rapina e di sterminio.

Intellettuali al servizio della conquista

Nel libro sulla storia della pace viene analizzata la figura di Gonzalo Fernández de Oviedo, storico ufficiale delle Indie e uomo di corte spagnolo, che costruì lo stereotipo del “diverso” da distruggere: descrisse gli indios come odiosi, viziosi, sfaticati, inclini al suicidio e mentitori, ritenendo che Dio avesse permesso la loro estinzione a causa dei loro abominevoli peccati.

 

Un frate in difesa degli indios: Bartolomeo de Las Casas


Opposta è l’immagine degli indios fornita da Bartolomeo de Las Casas, frate domenicano e vescovo: gli indios erano la gente più umile, più paziente, più pacifica e quieta che ci sia al mondo. Las Casas è noto per il suo famoso libro: "Brevisima relación de la destruyción de las Indias". Nel denunciare il massacro degli indigeni, Las Casas scrisse:

“Nell’isola di Hispaniola trovammo circa tre milioni di anime, e oggi di indigeni non vi sono più di duecento persone.”

Sotto il profilo documentale la ricerca storica moderna considera tale dato sovrastimato ma la sostanza del collasso demografico resta drammaticamente vera. Las Casas si batté per la difesa degli indigeni, anticipando lo spirito solidale dei missionari moderni.

Le opere di Bartolomé de las Casas, in particolare la Brevísima relación de la destrucción de las Indias, furono inizialmente pubblicate e circolarono, ma furono poi oggetto di restrizioni e infine di proibizione inquisitoriale nel XVII secolo.

La Brevísima relación fu censurata dall'Inquisizione spagnola nel 1660 per ragioni politiche, poiché i paesi protestanti ne usavano le traduzioni in chiave anti-spagnola. Quell'opera fu osteggiata da molti funzionari e teologi spagnoli perché denunciava apertamente massacri, schiavitù e soprusi compiuti nelle Americhe.

Umanisti senza umanità: Juan Ginés de Sepúlveda

La storia della pace esamina il pensiero dell’umanista spagnolo Juan Ginés de Sepúlveda, che giustificò le atrocità dei conquistadores sostenendo che gli indios erano barbari vicini alle bestie, che praticavano sacrifici umani ed erano schiavi per natura secondo la dottrina aristotelica. La sua retorica anticipa quella dei moderni opinion maker che costruiscono l’immagine del nemico da annientare per giustificare l'aggressione militare.

La violenza azteca e la dinamica della conquista

Il libro riporta inoltre che gli Aztechi praticavano sacrifici umani di massa. Questa violenza interna fu usata dai conquistadores come giustificazione etica per la conquista militare. 
Il libro solleva la questione di come un pugno di spagnoli abbia potuto abbattere imperi immensi. Le risposte tradizionali (armi da fuoco e cavalli) non spiegano tutto: la violenza strutturale e il feroce centralismo degli Aztechi avevano alienato le popolazioni sottomesse, indebolendo la resilienza interna dell'impero.

Da schiavi a liberi: la ribellione di Yanga e Zumbi

Il libro accenna brevemente alle prime grandi forme di resistenza degli schiavi africani deportati in America:

  • Yanga (Messico, 1570): guidò una rivolta nella Nuova Spagna e fondò un villaggio libero (palenque) che, dopo decenni di resistenza, costrinse la Corona spagnola a un trattato di pace e al riconoscimento formale della sua autonomia giuridica nel 1618.

  • Zumbi (Brasile, 1655-1695): fu l'ultimo leader del Quilombo dos Palmares, una vera e propria confederazione repubblicana di schiavi fuggitivi che resistette per quasi un secolo agli assalti portoghesi prima di essere distrutta.


2. Aggiornamento con Peace Research & Peace History

La storiografia contemporanea ha approfondito i nodi teorici della conquista.

a) La controversia storiografica: la conquista come guerra civile indigena

Il dibattito è stato ridefinito da storici come Matthew Restall (Seven Myths of the Spanish Conquest). Gli studi dimostrano analizzano fattori chiave.

  • Il fattore epidemiologico: la vera arma di distruzione di massa non furono le spade o gli archibugi (lenti e inefficienti nel clima tropicale), ma lo shock microbiologico. Malatte come il vaiolo e il morbillo sterminarono fino al 90% della popolazione nativa, configurando un disastro biologico non intenzionale nelle sue origini, ma ferocemente sfruttato nelle sue conseguenze.

  • Le alleanze asimmetriche: Hernán Cortés conquistò Tenochtitlán non con le sole forze spagnole, ma grazie all'appoggio di decine di migliaia di alleati indigeni, soprattutto tlaxcaltechi e altri popoli ostili al dominio azteco. La conquista ebbe quindi anche il carattere di una grande guerra tra popolazioni indigene, nella quale gli spagnoli esercitarono una decisiva funzione di guida politica e militare.

b) Bartolomeo de Las Casas: la complessità del pensiero

La storiografia recente (Hernández, 2017) non nasconde le contraddizioni originarie di Las Casas: nelle sue prime relazioni, il frate suggerì di importare schiavi africani per alleviare le fatiche degli indios. Tuttavia, la peace history ne valorizza la straordinaria evoluzione spirituale e intellettuale: Las Casas ritrattò radicalmente questa tesi nei suoi scritti maturi (Historia de las Indias), condannando la schiavitù africana con gli stessi argomenti teologici usati per i nativi e diventando un teorico della dignità umana universale.

c) La Scuola di Salamanca e la nascita del diritto internazionale

Un tassello fondamentale per la peace history è la Scuola di Salamanca, guidata dal domenicano Francisco de Vitoria (Relectiones de Indis, 1539). Vitoria elaborò concetti importanti:

  • Ius gentium e diritti nativi: affermò che gli indios erano esseri razionali e legittimi proprietari delle loro terre, smentendo l'autorità del Papa o dell'Imperatore di espropriarli sulla base della loro infedeltà religiosa.

  • L'ambiguità del diritto eurocentrico: al tempo stesso, Vitoria giustificava l'intervento armato qualora gli indigeni avessero violato il "diritto naturale di transito e commercio" o avessero impedito la predicazione pacifica del Vangelo. Una parte della storiografia contemporanea interpreta questa posizione come il passaggio da una giustificazione religiosa della conquista a una nuova forma di universalismo giuridico di matrice europea. In tal modo - secondo l'interpretazione storica più critica - la vecchia sottomissione religiosa venne trasformata in una nuova sottomissione giuridica ed economica di stampo europeo.

d) Resistenze quotidiane e "trascorsi nascosti"

Applicando i modelli di James C. Scott, la peace history evidenzia che l'apparente "mancata resistenza" fu in realtà una transizione verso forme di resistenza nonviolenta e quotidiana: il rallentamento deliberato del lavoro, il sabotaggio culturale, il sincretismo religioso (nascondere le antiche divinità dietro i santi cattolici) e la fuga verso le foreste. Queste strategie permisero la sopravvivenza biologica e culturale delle comunità indigene laddove lo scontro frontale avrebbe portato allo sterminio totale.


3. Fonti storiche e bibliografia di riferimento

Documenti primari

  • Bartolomé de Las Casas, Brevísima relación de la destrucción de las Indias (1552).

  • Francisco de Vitoria, Relectiones de Indis et de iure belli (1539).

  • Juan Ginés de Sepúlveda, Democrates secundus sive de iustis belli causis apud indos (1547).

  • Bernal Díaz del Castillo, Historia verdadera di la conquista de la Nueva España (XVI secolo).

Saggi accademici

  • Acemoglu, D. & Robinson, J. (2012). Why Nations Fail. Crown. (Analisi delle istituzioni estrattive coloniali).

  • Anghie, A. (2005). Imperialism, Sovereignty and the Making of International Law. Cambridge University Press.

  • Graeber, D. & Wengrow, D. (2021). The Dawn of Everything. Farrar, Straus and Giroux.

  • Restall, M. (2003). Seven Myths of the Spanish Conquest. Oxford University Press.

  • Scott, J. C. (1990). Domination and the Arts of Resistance: Hidden Transcripts. Yale University Press.

  • Stannard, D. E. (1992). American Holocaust: The Conquest of the New World. Oxford University Press.

Note: Il libro sulla storia della pace e della nonviolenza si può scaricare in vari formati da questa pagina web https://www.peacelink.it/schede/la-storia-della-pace-e-della-nonviolenza

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