L'obiettivo principale della P2 era quello di impedire l'ascesa del PCI

Licio Gelli e la loggia massonica P2

I collegamenti con le trame eversive e i rapporti con l'Alleanza Atlantica nel contesto della Guerra Fredda. Il ruolo di Gelli quale mandante della strage di Bologna del 1980. La prova regina: il "Documento Bologna". Il supporto operativo di Federico Umberto D'Amato, uomo cerniera con la NATO.
13 agosto 2026
Redazione PeaceLink
Licio Gelli è stato un faccendiere e il "maestro venerabile" della loggia massonica segreta Propaganda 2 (P2). Ha esercitato un forte potere occulto sulla politica italiana tra gli anni '70 e i primi anni '80, puntando a influenzare le istituzioni democratiche attraverso il controllo di economia, stampa e apparati statali. [1, 2, 3]

La Loggia P2 e il "Piano di Rinascita Democratica"

  • Gelli ha trasformato la P2 in un centro di potere trasversale e segreto, inserendo nei suoi elenchi migliaia di affiliati eccellenti.
  • Tra i membri figuravano importanti politici, alti ufficiali delle forze armate, magistrati, giornalisti e dirigenti d'azienda.
  • Ha ideato il Piano di rinascita democratica, un programma eversivo per orientare i vertici dello Stato, ridimensionare il Parlamento e controllare i mezzi di informazione. [1, 2, 3]

Rapporti con i momenti di crisi eversive

  • Lo scandalo della P2 è esploso nel marzo 1981, quando la guardia di finanza ha scoperto gli elenchi degli iscritti nella sua villa di Castiglion Fibocchi. [1, 2]
  • Le indagini e le sentenze hanno accertato il suo coinvolgimento in gravi vicende della storia d'Italia, tra cui il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna del 1980, di cui è stato ritenuto mandante e finanziatore. [1]
  • Il suo nome è stato associato a vari eventi oscuri della Repubblica, dai tentativi di colpo di stato ai rapporti con i servizi segreti deviati e la finanza internazionale. [1]

Quanti erano gli affiliati alla P2?

Gli affiliati ufficialmente rinvenuti negli elenchi sequestrati a Licio Gelli erano 962.
Tuttavia, gli inquirenti, i magistrati e la stessa Commissione parlamentare d'inchiesta hanno sempre sostenuto che quella lista fosse parziale e che il numero reale degli iscritti fosse molto più alto, stimato intorno alle 2.500 o 3.000 persone.
 

La lista dei 962 (sequestro del 1981)

Il 17 marzo 1981, i giudici istruttori milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone ordinarono la perquisizione della Giole, la fabbrica di abbigliamento di Gelli a Castiglion Fibocchi. Lì venne trovata la famosa lista contenente 962 nomi. Tra questi figuravano: [1, 2, 3]
  • 208 ufficiali delle forze armate e delle forze dell'ordine (tra cui i vertici di tutti i servizi segreti dell'epoca)
  • 44 parlamentari in carica
  • 3 ministri della Repubblica allora in carica
  • Grandi imprenditori, editori e giornalisti (tra cui Silvio Berlusconi e Maurizio Costanzo)
  • 119 alti dirigenti pubblici e magistrati

I parlamentari piduisti suddivisi per partito

 
La ripartizione numerica dei soli 44 parlamentari in carica formalmente identificati nella lista ufficiale dei 962 affiliati della P2, suddivisi per schieramento politico, evidenzia il seguente quadro:
 
Partito politico Numero parlamentari affiliati
Democrazia Cristiana (DC) 15
Partito Socialista Italiano (PSI) 13
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 7
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 4
Movimento Sociale Italiano (MSI) 3
Partito Liberale Italiano (PLI) 2
 
C'era anche Silvio Berlusconi (allora non parlamentare). Il numero di tessera P2 di Silvio Berlusconi era il 1816. [1]
L'iscrizione risaliva al 26 gennaio 1978, con la qualifica di "apprendista muratore", e fu rinvenuta negli elenchi segreti di Licio Gelli sequestrati a Castiglion Fibocchi nel 1981.

Il mistero degli elenchi mancanti

Ci sono diverse prove del fatto che l'elenco dei 962 fosse solo la punta dell'iceberg.
  • I numeri di tessera: all'interno dei documenti di Gelli vennero trovati numeri di matricola superiori al 2.000, segno che la numerazione degli iscritti andava ben oltre i mille.
  • Le lacune eccellenti: mancavano quasi del tutto i nomi dei leader politici di primo piano, nonostante i forti legami accertati tra Gelli e i partiti di governo dell'epoca.
  • La "Sezione Tre": diverse testimonianze e indagini successive rivelarono l'esistenza di una sezione ancora più segreta e coperta della P2 (spesso definita un "super-Sismi" o una struttura piramidale superiore), i cui elenchi non sono mai stati trovati e vennero probabilmente distrutti o nascosti da Gelli prima della perquisizione.

C'erano comunisti nella P2?

Non c’era nessun comunista nella P2. Gli esponenti del Partito Comunista Italiano (PCI) erano totalmente assenti dagli elenchi della loggia di Licio Gelli.
L'assenza dei comunisti non fu affatto casuale, ma dettata dalla natura stessa della P2.
  • L'anticomunismo come scopo fondante: l'obiettivo principale della P2 e del suo Piano di Rinascita Democratica era proprio quello di impedire l'ascesa del PCI al governo e bloccare il "Compromesso storico" (l'alleanza tra la Democrazia Cristiana e i comunisti guidati da Enrico Berlinguer).
  • Natura eversiva della destra: la loggia operava come una struttura d'intelligence coperta, strettamente legata ad ambienti della destra conservatrice, atlantista e neofascista, ideologicamente opposti al comunismo.
  • Isolamento istituzionale: il PCI dell'epoca si muoveva al di fuori di quei circuiti occulti di potere, costituiti da servizi segreti deviati e ufficiali di alti comandi militari, che Gelli aveva inserito nella P2.
L'esclusione del PCI fu totale, confermando la P2 come un blocco di potere nato in chiave esplicitamente e rigidamente anticomunista.

I tentativi di colpo di stato

 
I tentativi di colpo di Stato in cui Licio Gelli e gli ambienti della P2 sono stati coinvolti si concentrano nei primi anni '70, un periodo di altissima tensione politica in Italia noto come la strategia della tensione. [1, 2, 3]
La Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2, presieduta da Tina Anselmi, ha successivamente accertato il legame diretto di Gelli e di membri della loggia in questi piani eversivi. [1]
 

Il Golpe Borghese (1970)

Il coinvolgimento più celebre riguarda il Golpe Borghese, pianificato dall'ex comandante della Xª MAS Junio Valerio Borghese nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970. [1, 2]
  • Il piano: gruppi di estrema destra, appoggiati da militari, entrarono a Roma occupando il Ministero dell'Interno. Il golpe venne misteriosamente bloccato all'ultimo momento mentre era già in corso. [1, 2]
  • Il ruolo di Gelli: secondo diverse deposizioni e indagini parlamentari, Gelli era attivamente coinvolto nel piano. Avrebbe dovuto coordinare il sequestro del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat. Inoltre, secondo i piani dei congiurati, Gelli si sarebbe dovuto occupare della successiva gestione delle telecomunicazioni pubbliche. [1, 2, 3]
 

L'inchiesta "Rosa dei Venti" (1973)

Nel 1973 la magistratura di Padova portò alla luce la Rosa dei Venti, un'organizzazione segreta neofascista formata da militari ed esponenti dell'intelligence che pianificava un colpo di Stato per sventare l'ascesa del Partito Comunista Italiano. [1, 2]
  • Durante le indagini emersero i primi legami con un misterioso "raggruppamento Gelli".
  • La struttura della Rosa dei Venti sfruttava gli stessi canali istituzionali e logistici (servizi segreti deviati e alti comandi militari) che Gelli stava coordinando e inserendo nella P2. [1, 3]
 

Dal "Golpe militare" al "Golpe bianco"

Dopo il fallimento operativo di questi tentativi di insurrezione armata, Licio Gelli cambiò strategia politica. Abbandonò l'idea del colpo di Stato militare e stragista di tipo classico (modello dittatura greca o cilena) per passare a un "golpe bianco" o strisciante. [1]
Questa nuova visione prese forma nel Piano di Rinascita Democratica: l'obiettivo non era più far marciare i carri armati nelle strade, ma occupare capillarmente i centri di potere dello Stato dall'interno, svuotando le istituzioni democratiche senza bisogno di un atto di forza violento. [1]
 

Rapporti fra Gelli, P2 e Nato

 
I rapporti fra Licio Gelli, la Loggia P2 e l’alveo geopolitico della NATO si inseriscono nel contesto della Guerra Fredda, in cui l’Italia rappresentava una pedina di frontiera fondamentale nello scontro tra blocco occidentale e blocco sovietico.
I legami della P2 con le strutture atlantiche si articolavano principalmente su tre livelli:
 

1. La convergenza con l'organizzazione Gladio (Stay-Behind)

 
L'Organizzazione Gladio era la branca italiana di una rete paramilitare segreta denominata "Stay-Behind", istituita dalla NATO e coordinata dalla CIA in Europa occidentale. Il suo scopo ufficiale era addestrare nuclei clandestini pronti a compiere attività di guerriglia e sabotaggio in caso di un'invasione sovietica. [1, 2, 3, 4]
  • Sebbene dal punto di vista formale Gladio e la P2 fossero due strutture distinte, sul piano operativo vi fu una fortissima sovrapposizione di uomini e di vertici.
  • Molti degli ufficiali delle forze armate e dei servizi segreti posti al comando di Gladio, o incaricati di gestirne la logistica militare, erano contemporaneamente iscritti alla P2 di Licio Gelli. Lo stesso Gelli si definì in seguito uno degli artefici o profondi conoscitori di quel meccanismo. [1, 2, 3]
 

2. Il legame con i servizi segreti americani (CIA)

 
Gli ambienti d’intelligence statunitensi vedevano con estremo favore qualsiasi struttura in grado di garantire l'allineamento dell'Italia all'Occidente, contrastando l'avanzata del Partito Comunista Italiano (PCI).
  • Gelli seppe accreditarsi presso importanti funzionari della CIA e diplomatici statunitensi come il garante della stabilità atlantica in Italia.
  • Diversi documenti emersi dalle inchieste parlamentari e dalle testimonianze dei magistrati indicarono che la P2 godeva di canali privilegiati con l’ambasciata USA a Roma. Gelli stesso vantava relazioni d'alto livello a Washington, partecipando persino alle cerimonie di insediamento di presidenti statunitensi (come Gerald Ford e Jimmy Carter). [1]
 

3. La P2 come "Struttura d'Ordine" per la NATO

 
Nel quadro della NATO, la sovranità italiana era parzialmente limitata da protocolli di sicurezza anticomunisti. Se i partiti tradizionali di governo non fossero stati più in grado di arginare la sinistra, l'alleanza atlantica necessitava di un "piano B".

La P2 ha quindi agito come una vera e propria cinghia di trasmissione clandestina, un'organizzazione d'élite che rassicurava i partner della NATO sul fatto che gli apparati nevralgici dello Stato italiano (esercito, carabinieri, servizi segreti, prefetture) sarebbero rimasti saldamente anticomunisti e fedeli al patto atlantico, indipendentemente dai risultati elettorali. [1, 2]


Il ruolo di Gelli nella Strage di Bologna (1980)

Le indagini e le sentenze hanno accertato il coinvolgimento di Licio Gelli in gravi vicende della storia d'Italia, tra cui il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna del 1980, di cui è stato ritenuto mandante e finanziatore.

1. La condanna definitiva per i depistaggi (1995)

Nel primo grande processo sulla strage, conclusosi in Cassazione nel 1995, Licio Gelli è stato condannato in via definitiva a 10 anni di reclusione per calunnia aggravata con finalità di terrorismo, proprio a causa dei depistaggi orchestrati per proteggere i veri esecutori materiali (i terroristi neofascisti dei NAR). [, 2, 3]
  • L'operazione "Terrore sui treni" (1981): Pochi mesi dopo la strage, il SISMI (il servizio segreto militare, i cui vertici Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte erano iscritti alla P2) fece ritrovare su un treno Taranto-Milano una valigia piena di esplosivo dello stesso tipo usato a Bologna, insieme a biglietti aerei e armi. [1, 2, 3, 4, 5]
  • L'obiettivo: Creare una falsa pista internazionale, attribuendo la strage a terroristi stranieri e a esponenti della sinistra radicale francese e tedesca, allontanando i sospetti dai neofascisti italiani coperti dalla loggia. [1, 3]

2. La svolta nelle indagini: Gelli mandante e finanziatore

A lungo considerata priva di mandanti ufficiali poiché i vertici della P2 erano deceduti, la ricostruzione storica ha subìto una svolta decisiva con il "Processo ai Mandanti" (focalizzato sull'ex terrorista Paolo Bellini). [1, 2, 3]
I giudici della Corte d'Assise e della Corte d'Assise d'Appello di Bologna hanno stabilito che Licio Gelli fu il principale ispiratore, organizzatore e finanziatore dell'eccidio, agendo in concorso con il suo braccio destro Umberto Ortolani, l'ex capo dell'Ufficio Affari Riservati del Viminale Federico Umberto D'Amato, e il direttore della rivista Il Borghese Mario Tedeschi (tutti deceduti e non più processabili). [1, 2, 3, 4, 5]
 

La prova regina: il "Documento Bologna"

La Procura Generale ha rintracciato la prova dei finanziamenti analizzando i flussi finanziari di Gelli derivanti dal crack del Banco Ambrosiano. Tra le carte sequestrate a Gelli nel 1981 a Castiglion Fibocchi, è stato decifrato un foglietto intestato "Bologna". [1, 2, 3, 4]
  • Il documento provava il passaggio di circa 5 milioni di dollari mossi da Gelli tra i suoi conti svizzeri tra l'estate del 1980 e i primi mesi del 1981. [1, 2]
  • Di questi, 1 milione di dollari in contanti fu consegnato come anticipo poco prima del 2 agosto 1980, destinato direttamente alla logistica degli esecutori neofascisti (i NAR). [1]
  • Altri 850.000 dollari vennero versati a Federico Umberto D'Amato (uomo cerniera con la NATO) per coordinare i successivi depistaggi istituzionali. [1]

Le motivazioni politiche della strage

Nelle motivazioni delle sentenze più recenti viene spiegato chiaramente perché la P2 volle la strage: l'obiettivo di Gelli rientrava nella strategia di "destabilizzare l'ordine pubblico per stabilizzare l'ordine politico". [1, 2]
Attraverso un massacro di enormi proporzioni e il caos sociale che ne sarebbe seguito, Gelli intendeva terrorizzare l'opinione pubblica, spingere il Paese verso una svolta autoritaria e presidenzialista, e dimostrare l'assoluta necessità di attuare i punti del suo Piano di Rinascita Democratica, escludendo definitivamente la sinistra dal governo. [2]

 

Il contesto atlantico

1. La protezione internazionale di Licio Gelli

 
Gelli non agiva come un criminale isolato, ma godeva di credenziali che potevano essere rilasciate solo all'interno della cornice d'intelligence della NATO.
  • La Commissione parlamentare P2 evidenziò come l'ascesa di un ex fascista ai vertici delle istituzioni repubblicane fosse stata agevolata dal suo accreditamento presso i servizi segreti americani (CIA).
  • Gelli offriva a Washington la garanzia che, in caso di crisi o di vittoria elettorale del Partito Comunista Italiano (PCI), la P2 controllava gli uomini-chiave dello Stato pronti a neutralizzare la minaccia.
 

2. Lo "Stato parallelo" avallato dall'Alleanza Atlantica

 
Le sentenze sulla strategia della tensione e sui depistaggi istituzionali descrivono la P2 non come un'antistato, ma come una struttura di riserva dello Stato stesso, legittimata dai protocolli di sicurezza della Guerra Fredda.
  • Nella cornice atlantica, la difesa della democrazia formale passava in secondo piano rispetto alla fedeltà geopolitica.
  • Strutture paramilitari clandestine come l'Organizzazione Gladio (Stay-Behind), create in ambito NATO, finirono per incrociare costantemente gli elenchi della P2. Questo legame garantiva la totale copertura reciproca e l'insabbiamento delle indagini della magistratura ordinaria tramite il frequente ricorso al segreto di Stato.
 

3. La strage di Bologna nella geopolitica del 1980

 
Nelle motivazioni delle sentenze più recenti della Corte d'Assise di Bologna, i giudici inseriscono l'azione finanziaria e organizzativa di Gelli proprio dentro le dinamiche di questa cornice.
Il 1980 fu un anno di fortissime tensioni internazionali (l'invasione sovietica dell'Afghanistan, la crisi degli ostaggi in Iran, il timore dell'avanzata delle sinistre in Europa). In questa situazione l'Italia, con il rischio di un ingresso dei comunisti al governo, era considerata l'anello debole della catena atlantica. Finanziare il terrorismo nero e coprirlo con i depistaggi del SISMI serviva a Gelli per rassicurare i partner internazionali che gli apparati di sicurezza italiani avrebbero mantenuto il controllo a ogni costo, impedendo svolte a sinistra.

 

Articoli correlati

  • Schede
    Il potere politico e la loggia massonica P2

    Quali rapporti c'erano fra Gelli e Andreotti?

    Secondo quanto emerso dalle indagini della Commissione parlamentare e dai tribunali, il vincolo massonico avrebbe rafforzato il sodalizio fra le due personalità. Il generale piduista dei carabinieri Giovanni Battista Palumbo riferì che Gelli disse: «Io sono amico di Giulio».
    13 agosto 2026 - Redazione PeaceLink
  • Schede
    Il radicale Sergio D’Elia e il comitato “E se fossero innocenti?”

    C'è chi credeva nell'innocenza degli autori della strage di Bologna

    Anche Rossana Rossanda aderì al comitato che chiedeva la revisione del processo che aveva portato alle condanne dei neofascisti Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini. E' allegata a questa pagina web la condanna definitiva.
    2 agosto 2026 - Redazione PeaceLink
  • Il racconto di un sopravvissuto alla strage di Bologna
    Storia della Pace
    La testimonianza di Roberto Lovattini

    Il racconto di un sopravvissuto alla strage di Bologna

    Lo stordimento e l'incredulità lasciarono presto spazio alla graduale consapevolezza di un evento tremendo. "Le lenzuola trasportate dai soccorritori volontari contenevano persone o quel che ne rimaneva", ricorda ancora oggi. E' la storia di un sopravvissuto per un pugno di salamini e una pesca.
    2 agosto 2026 - Redazione PeaceLink
  • Il covo di Stato e il filo rosso che lega il sequestro Moro alla strage di Bologna
    Storia della Pace
    Via Gradoli 96 a Roma

    Il covo di Stato e il filo rosso che lega il sequestro Moro alla strage di Bologna

    Nel 1978, durante il sequestro di Aldo Moro, via Gradoli 96 fu scelta come base operativa dalle Brigate Rosse. Un luogo che, come hanno ricostruito le indagini, era "marchiato" dai servizi segreti. Poi utilizzato dai neofascisti.
    2 agosto 2026 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 3.8.1 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)