La madre: "Ho visto tutto il male del mondo, riversato sul suo viso".

Giulio Regeni

Il 25 gennaio viene sequestrato nei pressi di una stazione della metropolitana del Cairo. Il corpo viene ritrovato il 3 febbraio; l'autopsia rivela torture prolungate per diversi giorni: fratture, frustate, tagli da oggetti appuntiti, inflitti mentre era cosciente.
22 settembre 2026
Redazione PeaceLink

Il 25 gennaio 2016, un giovane italiano di 28 anni scompare nei pressi di una stazione della metropolitana del Cairo. Nove giorni dopo, il suo corpo viene ritrovato lungo la strada che collega Il Cairo ad Alessandria: coperto di ferite, segnato dalle tracce di una tortura sistematica. È Giulio Regeni, dottorando all'Università di Cambridge, in Egitto per una ricerca sul campo sui sindacati indipendenti. Dieci anni dopo, il quadro storico della verità è chiaro, ma la risposta della giustizia è ancora in attesa.

La morte di uno studioso e la vergogna di uno Stato

Giulio Regeni è nato in Friuli, a Fiumicello, e ha studiato prima a Leeds e poi a Cambridge, specializzandosi in politica e sviluppo del mondo arabo. Nel 2015 si reca al Cairo per la sua tesi di dottorato sui sindacati indipendenti egiziani, un tema estremamente sensibile sotto il regime militare di al-Sisi.

Il 25 gennaio 2016 Regeni viene sequestrato nei pressi di una stazione della metropolitana del Cairo. Il corpo viene ritrovato il 3 febbraio; l'autopsia rivela torture prolungate per diversi giorni: fratture, frustate, tagli da oggetti appuntiti, inflitti mentre era cosciente. La madre, Paola Deffendi, al momento del riconoscimento pronuncia la frase che sarebbe diventata il veicolo di ogni memoria: "Ho visto tutto il male del mondo, riversato sul suo viso".

Dopo anni di indagini, la procura italiana indirizza le accuse verso quattro funzionari della Sicurezza Nazionale egiziana (National Security Agency). Davanti al tribunale di Roma, la procura afferma chiaramente: "Non è opera di criminali, ma di uomini dello Stato — è lo Stato che ha affidato loro il potere legittimo di usare la violenza".

Dieci anni di lotta: da tragedia personale a memoria collettiva

I genitori di Giulio — Claudio Regeni e Paola Deffendi — hanno trasformato il dolore per la perdita del figlio in un movimento civico transnazionale. Il giallo è diventato il colore simbolo di questa lotta: nastri gialli, bracciali gialli, sedie gialle, diffusi in tutte le città e le università italiane.

Nel 2020, i genitori di Regeni e l'avvocata Alessandra Ballerini hanno pubblicato "Giulio fa cose", titolo che nasce da una frase della madre: Giulio, anche se non c'è più, continua a "fare cose". La sua storia spinge le persone ad agire. In aula, l'avvocata Ballerini ha descritto così questa famiglia: "I Regeni lottano a mani nude contro il regime egiziano, senza mai perdere un briciolo di dignità. Non hanno mai cercato vendetta, hanno chiesto solo verità e giustizia."

Nel 2024, il tribunale di Roma ha riaperto il processo in contumacia contro i quattro funzionari egiziani della sicurezza. Nel giugno 2026, la procura ha chiesto l'ergastolo per uno degli imputati e 17 anni e 6 mesi per gli altri tre. La Presidenza del Consiglio, tramite l'Avvocatura dello Stato, ha chiesto ai quattro imputati un risarcimento di 2 milioni di euro, per "violazione dei diritti costituzionalmente garantiti". La sentenza è attesa entro la fine del 2026.

Le opere su Giulio Regeni

Libri

Titolo Autori Editore e anno Descrizione
"Giulio fa cose" Paola Deffendi, Claudio Regeni, Alessandra Ballerini Feltrinelli, 2020 Testo centrale scritto dai genitori di Giulio insieme alla loro avvocata: non solo una ricostruzione dei fatti, ma una testimonianza di prima mano su dieci anni di battaglia
"Giulio Regeni: ricatto di Stato" Camillo Arcuri Castelvecchi, 2020 Analisi approfondita dal punto di vista del giornalismo investigativo, che smaschera la rete di influenza del lobbying egiziano in Italia
"Morire al Cairo" Antonella Beccaria, Gigi Marcucci Castelvecchi, 2016 Una delle prime opere investigative pubblicate subito dopo il caso

Video e audio

"Giulio Regeni – Tutto il male del mondo" (2026) è attualmente il documentario più importante. Il regista Simone Manetti prende il titolo dalla frase della madre di Regeni e, per la prima volta, mette Claudio e Paola di fronte alla telecamera per raccontare la loro storia, documentando al contempo l'intero iter del processo di Roma. Il film è stato presentato in anteprima il 25 gennaio 2026 a Fiumicello, proiettato nelle sale italiane dal 2 al 4 febbraio e trasmesso da maggio su Sky Documentaries e Now. Va notato che il Ministero della Cultura aveva negato il contributo pubblico a questo documentario, motivando il rifiuto con un presunto "scarso valore culturale".

Il podcast "Altre Indagini" (Il Post), con un episodio dedicato al caso Regeni curato da Stefano Nazzi, è disponibile gratuitamente fino alla fine di gennaio 2026 e ricostruisce l'intera vicenda dal punto di vista del rapporto tra giustizia e politica.

Risorse online e azioni in corso

Non esiste un unico sito web "ufficiale" dedicato a Regeni, ma ci sono alcuni nodi chiave dell'attivismo:

  • "Le Università per Giulio Regeni": iniziativa lanciata nel 2026 dalla senatrice Elena Cattaneo, che ha riunito 76 università italiane in proiezioni del documentario e dibattiti tra aprile e maggio, con oltre 15.000 partecipanti. Vi hanno aderito anche istituzioni come la SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste; il tema centrale è la libertà della ricerca e la protezione degli studiosi.

  • La campagna "Verità per Giulio Regeni" di Amnesty International, iniziativa internazionale per i diritti umani che continua a mantenere alta l'attenzione sul caso.

Perché questa storia conta ancora

Giulio Regeni non era una "spia", non era un "piantagrane". Era un dottorando che faceva ricerca sul campo, e il suo oggetto di studio erano i sindacati — un tema assolutamente ordinario in qualsiasi società democratica. È stato ucciso perché nell'Egitto di al-Sisi certe domande non sono permesse.

Il fatto centrale che la procura italiana ha evidenziato in aula è che il governo egiziano "ha scelto di proteggere i torturatori", rifiutando di collaborare pur conoscendo l'identità dei colpevoli. Questo significa che la morte di Regeni non è solo un omicidio, ma un caso di sistematica copertura da parte di uno Stato della sua macchina della violenza.

La madre di Giulio Regeni ha detto: "Abbiamo ottenuto parole, abbiamo ottenuto promesse, ma pochi fatti". Questa frase riassume tutto il peso del caso Regeni: la versione storica della verità è stata scritta, ma la versione giudiziaria della giustizia è ancora in attesa.

Giulio Regeni

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