Una panoramica delle iniziative in corso e future

La resistenza dei pacifisti nelle Filippine

Il governo filippino, alleato degli Stati Uniti, è accusato di gravi violazioni dei diritti umani. Attivisti, giornalisti e organizzazioni subiscono il red-tagging, che è la pratica di etichettare come "comunisti" i dissidenti per giustificarne la persecuzione, l'arresto o l'uccisione.
7 giugno 2026
Redazione PeaceLink

Albert, pacifist bulletin

Sommario

In un paese dove l'alleanza militare con gli Stati Uniti si fa sempre più stretta e le violazioni dei diritti umani restano sistematiche, un arcipelago di movimenti pacifisti, organizzazioni femminili, reti ecclesiali e collettivi di base continua a resistere. Dall'opposizione alle basi militari alla protezione delle comunità indigene, dalla denuncia del "red-tagging" alla costruzione di processi di pacificazione locale: questi attori sfidano il potere violento dei militari alleati di Washington, pagando spesso un prezzo altissimo in termini di vite e libertà. L'estate del 2026 si sta caratterizzando per un'intensificazione delle mobilitazioni, con blocchi stradali, proteste studentesche, azioni simboliche davanti all'ambasciata USA. Inoltre si assiste alla ribellione di intere comunità di pescatori le cui acque sono state trasformate in poligoni di tiro.

La sfida al potere

Manila. Sfidare il potere dei militari e delle forze armate, in un paese dove le uccisioni extragiudiziali sono all'ordine del giorno, costa caro. Eppure, nonostante un clima di crescente militarizzazione e un'alleanza sempre più stretta con gli Stati Uniti – cementata da esercitazioni congiunte, accesso a basi militari e miliardi di dollari in aiuti – i movimenti pacifisti e per i diritti umani nelle Filippine continuano a resistere. La loro voce, spesso messa a tacere con la violenza, rimane un faro di speranza in uno dei paesi più pericolosi al mondo per attivisti e giornalisti.

Il fulcro della mobilitazione: opposizione all'alleanza militare USA

Il cuore della resistenza è l'opposizione all'Enhanced Defense Cooperation Agreement (EDCA), che è un accordo militare del 2014 tra Filippine e Stati Uniti; tale accordo permette alle forze armate statunitensi un accesso "a rotazione" a basi militari filippine concordate. A ciò si aggiunge l'opposizione alle esercitazioni militari congiunte come "Balikatan" (spalla a spalla). Nel maggio 2026, l'esercitazione – la più grande mai realizzata – ha visto la partecipazione di oltre 17.000 soldati da Filippine, Stati Uniti, Australia, Giappone, Canada, Francia e Nuova Zelanda, e ha incluso il lancio di un missile Tomahawk da territorio filippino. Per i movimenti pacifisti, questa non è una semplice esercitazione, ma una minaccia concreta alla sovranità nazionale e alla sicurezza delle comunità locali.

"Il paese viene trasformato in un poligono di tiro", hanno denunciato i deputati del blocco Makabayan. "Il lancio del missile dimostra con quanta facilità gli Stati Uniti possano calpestare la sovranità filippina, e quanto il governo Marcos sia un burattino dell'imperialismo USA", ha aggiunto l'organizzazione Bagong Alyansang Makabayan (BAYAN). Filippine

L'estate della protesta: giugno, luglio, agosto 2026

L'opposizione alla presenza militare USA non si è fermata un attimo durante questi mesi estivi, anzi, si è intensificata in corrispondenza di date simboliche e in reazione agli eventi sul campo.

Giugno: il Giorno dell'Indipendenza e il rogo della bandiera

  • Blocchi stradali preventivi: a inizio giugno, la polizia di Manila ha bloccato improvvisamente diverse strade principali, causando enormi disagi. La misura, secondo i media locali, è stata adottata in risposta a "piani di protesta di massa" annunciati dalle organizzazioni di sinistra per il 12 giugno, Giorno dell'Indipendenza.

  • Protesta studentesca all'ambasciata USA: Il 3 giugno 2026, attivisti del gruppo studentesco Anakbayan (parte della coalizione Makabayan) si sono radunati nei pressi dell'ambasciata statunitense a Manila, chiedendo la revoca del Visiting Forces Agreement (VFA). Il VFA è un accordo bilaterale firmato nel 1998 che fornisce il quadro normativo per le attività delle forze armate statunitensi nelle Filippine. I manifestanti hanno accusato il governo Marcos di essere un "burattino" degli Stati Uniti.

  • Il rogo della bandiera a stelle e strisce: il 15 giugno, giovani attivisti sono tornati davanti all'ambasciata USA a Manila. Secondo i rapporti, hanno dato alle fiamme una bandiera statunitense per protestare contro l'EDCA e quelle che considerano un'inaccettabile interferenza straniera negli affari interni filippini.

  • Il discorso del presidente: Il 12 giugno, durante le celebrazioni ufficiali dell'Indipendenza, il presidente filippino Ferdinand Marcos Jr. ha avvertito le potenze straniere di non "cercare di destabilizzare il nostro paese", dopo che il governo aveva rivelato l'esistenza di presunti piani per rovesciare la sua amministrazione. I movimenti pacifisti hanno letto queste parole come un tentativo di delegittimare le proteste.

Luglio: la solidarietà internazionale 

  • Mobilitazione continua: a luglio, le esercitazioni militari congiunte come "Salaknib 2025-2026" proseguiranno. Sono previste mobilitazioni dalla capitale Manila fino alle regioni di Visayas e Mindanao, per denunciare la "trasformazione dell'intero paese in un complesso di basi militari". E' prevista per il 27 luglio una mobilitazione davanti all'ambasciata filippina all'Aia, nei Paesi Bassi, con un "People's State of the Nation Address" (discorso popolare sullo stato della nazione). La protesta, organizzata da BAYAN e Gabriela Netherlands (la più grande coalizione femminista e di massa delle Filippine), sarà diretta contro le politiche del governo Marcos, inclusa quella che definiscono una "sottomissione all'imperialismo statunitense".

Agosto: i pescatori in prima linea

  • Poligoni di tiro in acque pescherecce: è prevista una protesta di gruppi di pescatori filippini contro le esercitazioni militari congiunte Usa-Filippine con fuoco dal vivo al largo della provincia di Zambales, a nord-ovest di Manila. I pescatori in passato hanno espresso la loro rabbia per il fatto che le esercitazioni navali stanno distruggendo le loro principali zone di pesca, minacciando i mezzi di sussistenza di intere comunità costiere.

  • Resistenza settimanale: i movimenti di sinistra terranno azioni di protesta su base settimanale in tutto il paese: raduni, conferenze stampa, campagne educative pubbliche per esortare il governo a ritirare le truppe USA e ad annullare l'EDCA.

Donne in prima linea: GABRIELA e la lotta femminista contro il militarismo

Le donne sono in prima linea in questa resistenza. GABRIELA, l'alleanza nazionale delle donne filippine, organizza regolarmente proteste contro la presenza militare USA. Nell'aprile 2025 e 2026, in corrispondenza dell'inizio delle esercitazioni Balikatan, ha mobilitato le sue attiviste con lo slogan "Donne filippine contro il militarismo USA! USA Fuori dalle Filippine!". GABRIELA collega la lotta contro la violenza di genere alla lotta contro il fascismo di stato e l'imperialismo, denunciando come l'aumento delle spese militari sottragga risorse ai servizi sociali e alla protezione delle donne.

Dalle campagne aeree alle comunità indigene: la resistenza territoriale

La militarizzazione non colpisce solo la sovranità nazionale, ma i corpi e le terre delle comunità più vulnerabili. A Mindoro, le popolazioni indigene Mangyan subiscono violenze, sgomberi forzati e l'accaparramento delle terre da parte di grandi imprese, con la complicità dell'esercito. Nel luglio 2025, è stata lanciata la campagna "Difendiamo Mindoro" per opporsi a questa spirale di violenza. Secondo i dati di Karapatan (organizzazione per i diritti umani), da gennaio a novembre 2025 sono state registrate sull'isola 16.733 vittime di violazioni. A livello nazionale, Karapatan ha documentato, nell'ambito della guerra anti-insurrezione del regime Marcos Jr., 51.206 vittime di bombardamenti e 67.204 di attacchi indiscriminati (dati aggiornati a giugno 2025). Questi attacchi - rivolti al Partito Comunista delle Filippine (CPP) e al suo braccio militare, la Nuova Armata Popolare (NPA) - colpiscono anche la popolazione civile.

La solidarietà ecclesiale internazionale

La resistenza filippina non è isolata. Dal 27 al 28 giugno 2025, a Roma, si è tenuta la conferenza "Pagtatanim: Sowing Seeds of Solidarity for the Filipino People's Struggle for Peace", che ha riunito amici di fede da tutto il mondo. La dichiarazione finale denuncia il sostegno USA all'esercito filippino, l'uso di bombardamenti aerei contro comunità civili e la pratica del "red-tagging" (l'etichettatura di attivisti e organizzazioni come "comunisti", che spesso precede arresti e uccisioni).

La pace è possibile: la costruzione dal basso

Nonostante le avversità, ci sono esempi di costruzione di pace che sfuggono alle logiche militariste. A Mindanao, l'ONG internazionale Nonviolent Peaceforce ha formato ex combattenti dei gruppi ribelli e dei militari governativi come facilitatrici di pace nelle loro comunità. Allo stesso tempo, il National Democratic Front of the Philippines (NDFP) continua a rappresentare una via politica negoziata al conflitto armato, sebbene il governo di Marcos Jr. abbia ripetutamente rifiutato di riprendere le trattative di pace.

Un costo umano insopportabile

Questa situazione di conflitto violento ha un costo altissimo. Nel solo 2025, sono stati uccisi almeno quattro giornalisti. Un recente rapporto delle Nazioni Unite ha documentato 305 difensori dei diritti umani uccisi nelle Filippine dall'ultima revisione periodica, rendendo il paese uno dei più pericolosi al mondo per questo tipo di attivismo. Il 19 aprile 2026, in un solo giorno, 19 persone, tra cui una giornalista comunitaria e attivisti filippino-americani, sono state uccise dall'esercito a Toboso, Negros Occidental. L'NDFP e l'ILPS hanno definito l'episodio una "escalation di crimini di guerra sostenuta dagli USA", sottolineando come il massacro sia avvenuto mentre erano in corso le esercitazioni Balikatan e come gli aiuti militari statunitensi – aumentati da 40 milioni a 500 milioni di dollari l'anno– vengano utilizzati per finanziare queste operazioni. 

L'NDFP (Fronte Democratico Nazionale delle Filippine) è una coalizione politica ombrello che rappresenta la voce negoziale del movimento rivoluzionario del paese, creata nel 1973 come risposta politica per negoziare con il governo.

ILPS (Lega Internazionale della Lotta dei Popoli) è un'organizzazione di coordinamento globale fondata nel 2001 che si definisce come "anti-imperialista e democratica" con l'obiettivo di creare un fronte unito per le lotte popolari globali.

Conclusione

I pacifisti nelle Filippine rappresentano una realtà complessa, articolata e spesso trascurata dall'opinione pubblica internazionale. Dalle organizzazioni femministe come GABRIELA alle reti ecclesiali internazionali, dalle lotte delle comunità indigene alle iniziative di peacebuilding dal basso, fino ai pescatori di Zambales che difendono con le loro barche i propri mezzi di sussistenza, questi attori sfidano quotidianamente un sistema di potere che intreccia militarismo, impunità e dipendenza strategica dagli Stati Uniti. La loro è una lotta per la pace che è, al tempo stesso, una lotta per la giustizia sociale, i diritti umani e la democrazia. Una lotta che merita di essere conosciuta, sostenuta e raccontata.


Glossario dei termini principali

 
 
Termine Significato
Anakbayan Organizzazione giovanile nazionale delle Filippine, parte della coalizione Makabayan. Attiva nella mobilitazione studentesca contro l'imperialismo USA.
Balikatan Esercitazione militare congiunta annuale tra Filippine e Stati Uniti. Il nome significa "spalla a spalla" in tagalog.
BAYAN (Bagong Alyansang Makabayan) "Nuova Alleanza Patriottica". La più grande coalizione di sinistra delle Filippine, fondata nel 1985. Coordina la resistenza contro l'EDCA e la presenza militare USA.
Bayan Cebu / BAYAN Central Visayas Sezione regionale di BAYAN per l'isola di Cebu e le Visayas centrali. Nel gennaio 2026 ha chiesto ufficialmente l'allontanamento di tutte le truppe e installazioni militari statunitensi.
EDCA (Enhanced Defense Cooperation Agreement) Accordo del 2014 che concede agli Stati Uniti l'accesso rotazionale a nove basi militari filippine. È uno dei principali bersagli delle proteste pacifiste.
GABRIELA Alleanza nazionale delle donne filippine, che unisce la lotta femminista alla lotta contro il militarismo e l'imperialismo.
ILPS (International League of Peoples' Struggle) Rete internazionale di organizzazioni progressiste e anti-imperialiste, di cui BAYAN è affiliata.
Karapatan Organizzazione filippina per i diritti umani che documenta le violazioni, tra cui uccisioni extragiudiziali, sparizioni forzate e bombardamenti su comunità civili.
Makabayan Coalition Coalizione politica elettorale di sinistra, con rappresentanza parlamentare. Coordina molte delle proteste contro l'EDCA e la presenza USA.
Mangyan Popolazione indigena dell'isola di Mindoro, vittima di bombardamenti aerei e sgomberi forzati da parte dell'esercito filippino.
NDFP (National Democratic Front of the Philippines) Organizzazione politica che rappresenta le forze della sinistra nazionale democratica nei negoziati di pace con il governo filippino.
Nonviolent Peaceforce ONG internazionale che promuove la protezione civile non armata e la costruzione di pace dal basso, attiva anche a Mindanao.
People's SONA Discorso alternativo sullo stato della nazione, organizzato dai movimenti popolari in opposizione al discorso ufficiale del presidente. Nel luglio 2026 si è tenuto anche all'Aia.
Red-tagging Pratica di etichettare attivisti, giornalisti e organizzazioni come "comunisti" o "terroristi" per giustificarne la persecuzione, l'arresto o l'uccisione.
VFA (Visiting Forces Agreement) Accordo che regola la presenza temporanea di forze armate statunitensi nelle Filippine. I movimenti pacifisti ne chiedono la revoca.
Zambales Provincia a nord-ovest di Manila, dove ad agosto 2026 pescatori locali hanno protestato contro le esercitazioni di fuoco dal vivo che distruggevano le loro zone di pesca.

Breve nota metodologica

Questo articolo è stato redatto a partire da una ricerca condotta attraverso fonti giornalistiche filippine e internazionali, rapporti di organizzazioni per i diritti umani (Human Rights Watch, Amnesty International, Karapatan), comunicati stampa dei movimenti coinvolti (BAYAN, GABRIELA, Anakbayan, Makabayan Coalition, ILPS, NDFP), e aggiornato agli eventi di giugno, luglio e agosto 2026. Le informazioni sono state verificate e contestualizzate. Il glossario è stato costruito per offrire ai lettori di PeaceLink gli strumenti essenziali per orientarsi nel complesso scenario politico-filippino.

Note: Albert, pacifist bulletin
https://www.peacelink.it/albert

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