Manca solo il sì di Trump

Iran, pace possibile

L’accordo in arrivo dà ragione alla tesi sostenuta da Kent nelle sue dimissioni: “L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione”. Kent era il direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo degli Stati Uniti e aveva denunciato la guerra come “ingiusta e voluta da Israele”.
29 maggio 2026
Redazione PeaceLink

Pronto l’accordo Iran-USA: la pace è possibile? Manca solo il sì di Trump.

Iran

La guerra contro l'Iran, che Joe Kent (direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo degli Stati Uniti) aveva denunciato come “ingiusta e voluta da Israele”, potrebbe essere arrivata al suo primo vero bivio di pace. Secondo quanto rivelato dal giornalista di Axios Barak Ravid, Washington e Teheran avrebbero raggiunto un accordo. Manca solo l’ultimo via libera di Donald Trump, che ha chiesto “qualche giorno per valutarlo”.

L’intesa – un memorandum per 60 giorni di proroga del cessate il fuoco e l’avvio di negoziati sul programma nucleare iraniano – rappresenta una sterzata rispetto alla narrazione bellicista che aveva dominato le settimane precedenti. Una svolta che riabilita, almeno in parte, le parole di Joe Kent che il 17 marzo scorso si era dimesso per non partecipare a quella che definiva “una guerra iniziata sotto le pressioni di Israele”.

L’accordo: ci sarebbe il sì iraniano

Secondo le indiscrezioni, il testo dell’accordo è già stato sottoposto alla leadership iraniana, che avrebbe risposto ai propri negoziatori dicendosi “pronta a firmare”. Il documento è stato poi presentato a Donald Trump, il quale - come già detto - avrebbe fatto sapere di aver bisogno di qualche giorno per valutarlo.

Si tratta, nelle intenzioni, di un primo passo: un cessate il fuoco di 60 giorni, durante i quali Stati Uniti e Iran dovrebbero avviare negoziati formali sul programma nucleare iraniano. Una finestra di tempo stretta ma potenzialmente decisiva per uscire dallo scontro che dal 28 febbraio scorso – quando USA e Israele hanno attaccato l’Iran – ha già causato vittime e destabilizzato l’intera regione.

La valutazione di Kent: “L’Iran non era una minaccia imminente”

L’accordo in arrivo dà ragione alla tesi sostenuta da Kent nelle sue dimissioni: “L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione”. Se davvero si apre ora un negoziato, significa che la guerra degli ultimi mesi non era inevitabile. Era il frutto di una scelta politica, basata – secondo Kent – su una “campagna di disinformazione orchestrata da alti funzionari israeliani e dai media”.

Il cinismo di Merz

Non dimentichiamoci poi le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Nel giugno 2025 definì Israele come la nazione che “sta facendo il lavoro sporco per tutti noi”. Quelle parole acquistano oggi un sapore ancora più amaro: quel “lavoro sporco” ha causato morti, distruzione e sofferenze, per poi probabilmente concludersi con lo stesso negoziato che si sarebbe potuto fare prima di bombardare.

Trump tra la lobby israeliana e il suo “America First”

La richiesta di Trump di “qualche giorno per valutare” è il segnale più chiaro delle pressioni che gravano sulla Casa Bianca. Da un lato, la lobby israeliana e i falchi del Pentagono spingono per il rifiuto dell’accordo o per condizioni impossibili. Dall’altro, il presidente – che era stato eletto sulla promessa “America First” – si trova davanti alla possibilità concreta di uscire da uno scontro che non ha portato alcun beneficio al popolo americano.

Joe Kent, con le sue dimissioni, aveva tolto un importante supporto all’interno dell’amministrazione americana. Ma forse proprio quel gesto – il rifiuto di essere complice – ha contribuito a far emergere la necessità di una via d’uscita negoziata.

Il nodo Israele: accetterà una tregua?

Resta aperta la questione più scottante: Israele accetterà questo accordo? L’attacco del 28 febbraio è stato condotto congiuntamente da USA e Israele. Un cessate il fuoco negoziato da Washington con Teheran, senza il coinvolgimento diretto di Israele, rischierebbe di essere letto come un tradimento da Gerusalemme.

Le dichiarazioni di Kent – che ha apertamente accusato Israele di aver “trascinato gli USA in guerra” – hanno già creato un solco difficile da ricucire. Se Trump dovesse firmare l’accordo, la rottura con il governo israeliano potrebbe essere profonda.

L’accordo Iran-USA – ancora in bilico – rappresenta una speranza, un primo passo per fermare quel “lavoro sporco” di cui parlava Merz, e restituire la parola alla diplomazia.

Ora la palla passa a Donald Trump.

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