
Albert, pacifist bulletin
Autore: Natangelo
Fonte: PeaceLink
Nonostante i tentativi di marginalizzazione del governo e l'escalation su più fronti, il 30 aprile 2026 migliaia di attivisti si sono riuniti all'Expo di Tel Aviv per la terza edizione del "People's Peace Summit". L'evento, organizzato dalla coalizione "It's Time" – che oggi rappresenta oltre 80 organizzazioni israelo-palestinesi – ha avuto come tema centrale il raggiungimento di un accordo che garantisca ad entrambi i popoli il diritto all'autodeterminazione e una vita sicura. L'affluenza è stata tale da registrare il tutto esaurito, segno che il campo della pace non è affatto scomparso.
Tra i partecipanti, la figura più nota è stata la cantante Noa, icona del movimento pacifista israeliano, che ha affermato: "C'è una guerra dentro Israele. Lottiamo affinché questo paese resti una democrazia". Durante l'evento giunge un messaggio dal Ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, che ha annunciato che la Francia ospiterà a giugno un incontro internazionale dedicato alla soluzione a due Stati.
Tuttavia, la copertura mediatica della conferenza è stata minima, a testimonianza della grande marginalizzazione del campo della pace nel dibattito nazionale. I partner palestinesi di Cisgiordania e Gaza non hanno potuto unirsi all'evento, non avendo ottenuto le autorizzazioni necessarie.
Le voci della società civile: organizzazioni che continuano a lottare
Dietro il summit c'è un ecosistema di organizzazioni determinato a resistere all'attuale deriva. Tra gli 80 gruppi della coalizione "It's Time" figurano alcune delle realtà più storiche e rappresentative del movimento, tra cui:
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Peace Now: da oltre 40 anni promuove la soluzione dei due Stati e lotta contro l'espansione degli insediamenti.
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Standing Together: movimento di base ebraico-arabo che organizza proteste congiunte.
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Women Wage Peace: il più grande movimento femminile che promuove la riconciliazione.
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Breaking the Silence: associazione nata nel 2004 come collettivo di ex soldati con sede a Gerusalemme, che raccoglie le testimonianze dei reduci dell'esercito che hanno prestato servizio nei Territori Occupati e in Libano, per documentare la realtà quotidiana dell'occupazione.
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Combatants for Peace: ex combattenti israeliani e palestinesi uniti per porre fine al conflitto.
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Parents' Circle – Families Forum: riunisce famiglie israeliane e palestinesi in lutto per le guerre.
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B'Tselem: centro di informazione israeliano che documenta le violazioni dei diritti umani.
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Machsom Watch: donne israeliane che monitorano i posti di blocco in Cisgiordania.

Pacifisti israeliani
Autore: Peace Now
Fonte: Peace Now
Opposizione nel paese: repressione della protesta
Il governo non ha gradito la mobilitazione pacifista. Durante il summit, gruppi di contro-manifestanti di estrema destra hanno circondato i partecipanti con insulti e minacce. Uno studente universitario, testimone degli scontri, ha dichiarato all'AFP: "La parola 'pace' si è trasformata in una parolaccia in questo paese".
Oltre allo stigma sociale, il governo sta utilizzando strumenti legislativi per reprimere il dissenso. Gruppi come "Mesarvot" (che in ebraico significa "Noi rifiutiamo"), rete di obiettori di coscienza, denunciano che il governo sta limitando la libertà di espressione, con la polizia che disperde le manifestazioni anti-guerra con violenza e arresti arbitrari.
La scelta degli obiettori di coscienza
L'elemento più drammatico evidenziato dal movimento pacifista israeliano è il prezzo che i giovani "refusenik" pagano per la loro coerenza. Tra questi:
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Yuval Peleg, 18 anni, imprigionato cinque volte per un totale di 130 giorni. Dopo mesi di pressioni internazionali, è stato finalmente rilasciato il 6 gennaio 2026. Al momento della liberazione ha dichiarato: "Le Forze di Difesa Israeliane hanno rivelato il loro vero volto, quello di un'organizzazione criminale e spregevole".
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Yona Roseman, obiettore transessuale di 19 anni di Haifa, che ha dichiarato: "Grazie all'attivismo anti-apartheid ho capito che non potevo arruolarmi, e questo lo sento ancor di più dopo l'inizio del genocidio".
Questi giovani, insieme a Ella Keidar Greenberg e Iddo Elam, rappresentano la punta di diamante di un movimento in crescita che vede il servizio militare come complicità in un crimine. Laura Boldrini, presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani in Italia, dopo aver ascoltato le loro testimonianze, ha avanzato la proposta di riconoscere lo status di rifugiato agli obiettori di coscienza israeliani che lasciano il paese per timore della repressione.
Il peso morale: le testimonianze che squarciano il silenzio
Un'altra voce potente è quella dei reduci che, tornati dal fronte, denunciano quello che hanno visto. Lo psicologo Tuly Flint, ex soldato pentito, si prende ora cura dei militari israeliani traumatizzati e rivela i loro racconti.
A dare risonanza mondiale a questo fenomeno è stato il quotidiano israeliano Haaretz, che il 17 aprile ha pubblicato un'inchiesta intitolata "Mi sentivo un mostro". Le confessioni raccolte sono impressionanti.
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Un reduce ha raccontato di aver "sparato a un anziano e tre ragazzini disarmati", dopo di che il comandante ha sputato sui cadaveri. Dopo l'intervista, il soldato è stato ricoverato in psichiatria confessando: "Forse voglio morire, per farla finita".
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"C'erano attacchi aerei ogni singolo minuto. Non so quanti palestinesi abbiamo ucciso in quei giorni", ha raccontato un riservista reduce da Khan Yunis.
Queste voci, seppur inascoltate dai media mainstream, rappresentano una frattura interna nel consenso alla guerra.
Il bivio elettorale e la prospettiva futura
Il movimento pacifista israeliano guarda con apprensione alle elezioni legislative del 27 ottobre 2026. La cantante Noa, che è stata una figura di spicco del vertice per la pace, ha predetto che "prima delle elezioni la situazione non potrà che peggiorare".
Tahani Abd al-Halim, docente araba-israeliana di Kafr Manda, ha chiarito la posta in gioco: "Se non uniremo tutti i movimenti pacifisti, la situazione diventerà difficile in questo paese". Per Ofer Cassif, parlamentare di estrema sinistra, malgrado l'attuale situazione cupa, un messaggio di speranza rimane: "A lungo termine, vinceremo".
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