"Un fallimento morale": l'Unione Europea non sospende l’accordo di associazione con Israele

Eppure, le evidenze non mancano. Organismi delle Nazioni Unite e organizzazioni indipendenti per i diritti umani documentano da mesi “gravi e continue violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani” da parte delle autorità israeliane contro i palestinesi.
Procedimenti in corso davanti alla Corte internazionale di giustizia (ICJ) e le recenti dichiarazioni della relatrice speciale ONU Francesca Albanese hanno sollevato il termine che nessuno vorrebbe pronunciare: rischio di genocidio.
Un accordo di associazione tradito
Pax Christi International non si limita a un richiamo morale. Punta il dito contro un meccanismo giuridico preciso: l’Accordo di associazione UE-Israele. L’articolo 2 di quel trattato – che lega economicamente e politicamente Bruxelles a Tel Aviv – subordina ogni collaborazione al “rispetto dei diritti umani e dei principi democratici”.

Ma come può un accordo che pretende il rispetto dei diritti umani continuare a essere applicato mentre quei diritti vengono ripetutamente calpestati? Pax Christi International è chiara: “Le continue relazioni politiche, economiche e commerciali con Israele rischiano di legittimare queste violazioni e sollevano preoccupazioni di complicità in gravi crimini internazionali”.
La luce di pochi Stati membri
Non tutto è buio. Pax Christi riconosce e loda quegli Stati membri che hanno presentato la proposta di sospensione dell'accordo UE-Israele. L'iniziativa era partita da Spagna, Irlanda e Slovenia per i crimini di guerra contro la popolazione palestinese e in Libano. Ma Italia e Germania hanno posto il loro veto.
“Il silenzio, l’esitazione o il limitato impegno diplomatico – sottolinea Pax Christi International – non sono più accettabili”.
Cosa fare? La campagna di Amnesty International
E mentre i governi europei si dividono, la società civile si muove. Pax Christi annuncia che continuerà “insieme ai propri partner a sostenere una pace giusta e duratura, fondata su uguaglianza, dignità e pieno rispetto del diritto internazionale”. Soprattutto, una pace che garantisca “la protezione e il rispetto dei diritti del popolo palestinese”.
Molto decisa è anche la presa di posizione di Amnesty International che scrive: "L’Ue rifiuta di sospendere l’Accordo di associazione con Israele". Il giudizio è netto: "La decisione dell’Unione Europea di mantenere il suo accordo commerciale con Israele rappresenta un fallimento morale". E ancora: "I decenni di impunità garantiti a Israele dalla comunità internazionale, compresa l’Unione europea, non hanno fatto altro che incentivare l’aumento delle violazioni del diritto internazionale umanitario".
Amnesty International annota: "Un milione di persone in Europa, oltre 75 ong, quasi 400 ex diplomatici, esperti delle Nazioni Unite, così come Belgio, Paesi Bassi, Irlanda, Slovenia e Spagna, hanno chiesto l’immediata sospensione dell’Accordo. Ancora una volta, queste richieste sono state ignorate, con Germania e Italia che hanno avuto un ruolo chiave nel bloccare la sospensione". L'associazione ha lanciato una campagna per chiedere ai governi italiano e tedesco di reagire e sospendere l’Accordo di associazione UE-Israele. Si può cliccare qui per aderire alla campagna.
PeaceLink aderisce all’appello di Pax Christi e invita tutte le persone a partecipare alla campagna di Amnesty International.
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