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    Il caso Charlie Gard

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Alcune regole per un bimbo iperattivo

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Giacomo Alessandroni29 maggio 2008 - Giacomo Alessandroni


Questa lista è frutto dell'armonizzazione - a cura dello staff dell'associazione "Giù le mani dai bambini" di due noti riferimenti per specialisti, "La sindrome di Pierino: il controllo dell'iperattività", del dott. Daniele Fedeli, docente di Psicopatologia Clinica dell'Università di Udine, e "How to operate an ADHD clinic or subspecialty practice", del Dr. Michael Gordon - GSI Pubblications.

Un bambino riempie la sua piscina Aiutami a focalizzare l'attenzione su di te
Considera il mio "modo" di entrare in contatto con l'ambiente: ho bisogno di movimento, gesti e mani alzate!

Perché tutte queste regole?
Le regole vanno commisurate alle mie possibilità: poche regole e molto chiare.

Mi spieghi cosa devo fare?
Mi devi descrivere - di volta, in volta e con molta linearità - il comportamento o il risultato che ti aspetti da me.

Sei troppo complicato
I messaggi vanno formulati in maniera molto diretta, senza giri di parole. Sennò mi confondo.

Perché, quando mi parli, non ti fai sentire?
Devi mostrarmi come un compito va eseguito, dandomi delle istruzioni con voce chiara. Per me è utile ripetere le tue istruzioni, esprimendole ad alta voce, finché non avrò interiorizzato la sequenza.

Mi dici troppo cose tutte assieme
I messaggi vanno trasmessi uno per volta, altrimenti io li "cumulo" e poi me li dimentico. Se tu dividi i comportamenti in una sequenza operativa ("...ora prendo il libro, cerco la pagina, la leggo tutta senza interruzioni..."), per me è tutto più facile. Se poi i compiti sono troppo lunghi o complessi dividili in parti più piccole. Così mantengo la capacità d'attenzione ed il controllo sull'obiettivo da raggiungere.

Non l'ho dimenticato: non l'ho sentito la prima volta
Dammi le indicazioni un passo alla volta e chiedimi cosa penso tu abbia detto, se non capisco subito ripetimelo usando parole diverse.

Sono nei guai: non riesco a farlo
Offrimi delle alternative alla soluzione dei problemi: aiutami ad usare una strada secondaria se la principale è bloccata.

Ho quasi finito adesso?
Dammi dei periodi di lavoro brevi, con obiettivi a breve termine.

Voglio sapere cosa viene dopo
Dammi un ambiente in cui ci sia una routine costante, ed avvertimi se ci saranno cambiamenti.

Se non ti do retta è perché mi annoio
Io mi stanco facilmente, mi annoio e peggioro nettamente in situazioni poco motivanti. Stabilire una procedura, gestendo senza sorprese le varie fasi della giornata non significa "appiattire i contenuti" della giornata stessa.

Mi regali una pausa?
In effetti, nessuno meglio di me sa come mi sento io. Quindi, se in extremis ti chiedo una sosta per guardarmi attorno e mettermi in comunicazione con l'ambiente circostante, stabiliamolo assieme, ma non me lo negare.

Se ho fatto bene dimmelo subito
Dammi una risposta "nutriente" ed immediata su quello che sto facendo e ricordami (e ricordati) delle mie qualità, specialmente nelle giornate negative.

È sempre tutto sbagliato?
Premiami anche per un successo parziale, non solo per la perfezione.

Non mi punire duramente se faccio qualcosa che non va bene per te
Quando disturbo o mi oppongo, le punizioni dure servono a poco: così avviamo un'escalation senza fine!

E se faccio bene dammi un premio
Se mi gratifichi o mi fai pagare un simbolico "prezzo" per i miei comportamenti, mi incentivi ad autocorreggermi! (i grandi lo chiamano "autocontrollo cognitivo").

Disordine chiama disordine
Se l'ambiente nel quale mi fai lavorare mi distrae di per se, possiamo eliminare tutte queste distrazioni? Per esempio: quando si fanno i compiti, fammi tenere sul tavolo solo ciò che è realmente indispensabile.

Non sapevo di non essere al mio posto
Ricordami di "ascoltarmi", di ascoltare le mie emozioni, e ricordami di pensare prima di agire. Se imparo a "mettere del tempo" tra il pensiero e l'azione farò meno disastri.

Se ascolto, verrò ascoltato
M'insegni anche a coltivare la capacità di ascoltare gli altri? Aiutami a capire che se non ascolto difficilmente verrò ascoltato quando ne avrò bisogno. Così imparerò a comprendere i sentimenti altrui, e quindi - di riflesso - i miei.

M'insegni a farmi voler bene?
Dimmi cos'è adeguato per voi adulti, come posso chiedere qualche cosa senza essere aggressivo, risolvere un conflitto, conversare senza interrompere sempre l'interlocutore. Se facciamo delle prove io e te da soli, per me sarà tutto più facile quando mi capiterà veramente.

Prevenire è meglio che reprimere
Prima di portarmi in ambienti in cui posso scatenarmi con comportamenti troppo agitati (come le feste di compleanno), ricordami come mi dovrò comportare ed intervieni subito quando capisci che sto per perdere il controllo di me.

Ogni azione ha una reazione
Se mi fai comprendere bene che ogni mia azione avrà poi una reazione, da parte dell'ambiente e delle persone, mi aiuterai molto. Fammi esempi semplici, anche mediante il gioco degli opposti ("se maltratto il gatto, il gatto mi graffia", "se aiuto il cane, il cane mi vorrà bene").

Ma io non valgo nulla?
Spesso ho un basso senso di autostima e mi sento un fallimento: mi puoi valorizzare nei miei aspetti positivi, sostenendomi ed incoraggiandomi? Fammi percepire la tua fiducia in me, per favore.

Io "sono come mi comporto"?
Io non sono "sbagliato". E pericoloso e dannoso confondermi con i miei comportamenti, perché così divento "totale effetto" di essi e non posso più intervenire per modificarli o risolverli. Ciò che c'è di "sbagliato" non sono io, ma il modo in cui mi comporto: fammi capire che io posso sempre decidere di far qualcosa di concreto per impegnarmi a migliorare.

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