L'Europa, la solidarietà, la sanità, la scuola

Chi può dire come sarà il dopo-coronavirus?

Possiamo progettare un'idea di futuro solo ragionando sulle questioni nodali poste in risalto da questa crisi
27 aprile 2020
Giovanni Matichecchia

Di ogni cosa c’è l’aspetto positivo e quello negativo. Quello negativo è sotto gli occhi di tutti. Pandemia con migliaia di morti, lockdown (perché non scrivono: “blocco”, in modo da far capire a tutti? Mistero!), crisi economica, recessione… nella recessione.

Una minuscola, invisibile entità ha fermato il mondo.

Potrebbe bastare anche ai più esigenti catastrofisti.

Ma è tutto qui?

Certo, questo è quanto si vede.

Poi c’è l’infinito mondo delle cose che non si vedono (per ora). Chi può dire infatti come sarà il dopo-coronavirus? Nessuno; possiamo solo ipotizzare una lenta ordinata ripresa. Possiamo ipotizzare un nuovo assetto mondiale con nuovi equilibri tra le potenze mondiali che nel frattempo avranno saputo avvantaggiarsi dalla pandemia (la Cina sembra essere uscita baldanzosamente, gli Usa annaspano ancora). E soprattutto: che farà l’Europa? Per essere più precisi: ci sarà ancora l’Europa? Le nubi ci sono. Nere. Il tasso di solidarietà dimostrato sin ora è vicino allo zero assoluto, praticamente inesistente. Qualche contagiato ospitato dalla Germania non basta a parlare di solidarietà. Il picco la Germania lo raggiungerà tra qualche tempo. Per ora può concedere qualche posto in terapia intensiva. Siamo al punto in cui bisogna necessariamente chiedersi: ma è mai esistita veramente l’Europa solidale? L’Europa che conosciamo ha aumentato gli squilibri economici e sociali. È questo il modo con cui vogliamo diventare autorevoli interlocutori di America Cina e Russia? Non scopriamo ora che America Cina e Russia continuano a comportarsi come seduti al tavolo di Yalta. Vogliono le loro aree di influenza. La Nato continua a crescere (30 Paesi); è di questi giorni l’ingresso della Macedonia del nord. Il mondo è ancora fatto di blocchi contrapposti. La Cina continua ad invadere economicamente e tecnologicamente buona parte del pianeta, prioritariamente l’Africa; intanto manda messaggi di sostegno all’Italia. L’Europa invece di esercitare un ruolo attivo nello scenario mondiale sembra fare ogni giorno nuovi passi indietro. C’è da chiedersi chi orienta i destini dell’Europa? La grande finanza, i minuscoli governanti timorosi di essere scalzati dal temporaneo potere? Per rimanere a casa nostra: che succede realmente? Il presidente del Consiglio dei Ministri intende davvero dare il colpo di grazia all’Europa, minacciando di proseguire per proprio conto? Può realmente farlo? E perché si comporta in tal modo? Può davvero rompere con l’Europa o sta soltanto difendendosi dagli attacchi spropositati delle minoranze e di parte della maggioranza? Davvero possiamo fare a meno di mercati come la Germania, la Francia, la Spagna e viceversa?

Poche le certezze.

Solo un benessere socio-economico diffuso potrà eliminare guerre migrazioni.

Solo la solidarietà dei Paesi più ricchi può sottrarre i Paesi più poveri dalla marginalità. Il Piano Marshall insegna. Molto del nostro futuro dipende dalle relazioni internazionali. La globalizzazione non è morta, anzi promette di conoscere una nuova più determinante stagione.

Ma intanto, in casa nostra possiamo migliorare alcuni essenziali servizi sociali? Come la sanità, la scuola, la pubblica amministrazione completamente affogata dalla burocrazia e per conseguenza nella corruzione?

Possiamo ipotizzare una sanità diversa.

Una sanità pubblica efficiente che lascia al privato la medicina a basso costo e tiene oliata una macchina sanitaria pronta ad intervenire in qualsiasi momento (non ci libereremo facilmente del coronavirus e nessuno può escludere che se ne presenti un altro con caratteristiche simili o più severe). Troppi errori sono stati commessi nel passato. La sanità pubblica ha chiuso ospedali e ridotto i posti letto. La Germania ha il doppio dei posti di terapia intensiva. Mentre la nostra sanità privata cresceva e drenava risorse alla pubblica. Benché i soldi siano pubblici, la sanità privata ha totale autonomia. Per esempio, quando prenotiamo una visita specialistica accediamo solo alle agende delle sanità pubblica. Una chiara scelta. Le agende pubbliche si ingolfano e i pazienti, ob torto collo, devono rivolgersi, a pagamento, a quella privata. Poi, per essere sintetici, basti pensare che nel 1980 avevamo 530.000 posti letto e nel 2020 sono meno di 190.000. Solo negli ultimi 10 anni sono state sottratte risorse per 37 miliardi (quelli che il Mes mette a disposizione, senza espresse condizioni). In Puglia Fitto, Vendola e Emiliano hanno massacrato la sanità con il pretesto che avrebbero potenziato la medicina del territorio. Bugiardi! L’attuale piano ospedaliero prevede 5 grandi ospedali e 13 piccoli ospedali con il pronto soccorso e alcuni reparti. Con una medicina del territorio potenziata. Insomma hanno smantellato la sanità pubblica e aperto il portone a quella privata. Oggi abbiamo uno stato di cose inaccettabile in previsione di un perdurare della crisi sanitaria. Crisi viva delle strutture sanitarie che può essere risolta solo frenando l’industria bellica intenta a produrre sofisticati armamenti per future ipotetiche guerre.

La scuola è l’altro grande problema di questo Paese. La scuola di questi giorni è chiamata alla sfida della digitalizzazione e della equa valutazione. Questo corpo docente è pronto a lasciare vecchi schemi e traguardare verso una nuova filosofia educativa? Offrire gli strumenti per arricchire la conoscenza piuttosto che misurare il grado di preparazione mnemonica. Questa è la nuova via. Un ruolo determinante viene giocato dagli strumenti tecnologici, dall’informatica. Ma per insegnare tecnologicamente bisogna aver assimilato l’informatica. Oggi molti insegnanti sono ancora irretiti dai programmi, dalle scadenze, dalla canonica interrogazione, dal rispetto degli orari, dalle defatiganti riunioni, interminabili e inconcludenti. Dal voto! La valutazione è il terreno di scontro tra genitori e docenti.

Qualcosa si è inceppata nella macchina scolastica. Il voto viene visto come arma nelle mani del docente e come strumento punitivo da parte dei genitori.

È necessario disincagliare la nave. La valutazione deve essere strumento di motivazione dello studente, innanzitutto. Ma può essere anche strumento di consolidamento del gruppo se diventa, come la disciplina, momento di gestione dell’intera classe. I due problemi viaggiano insieme.

La nuova didattica digitale deve necessariamente approdare a nuovi criteri valutativi. La nuova didattica tecnologica promette anche altri approdi. La lezione realizzata in maniera digitale è un documento vero e proprio che rimane accessibile anche più volte per lo studente che voglia comprenderne anche gli aspetti più reconditi. L’insegnante può realizzare con calma e tranquillità la sua lezione senza le micro interruzioni ineludibili in una classe. La lezione può essere preparata con i tempi più adeguati per il docente. Dalla parte dello studente la lezione digitale ha il vantaggio di essere fruibile allorché può dedicare la piana attenzione e non nei momenti canonici nei quali talvolta può non essere concentrato. Il tutto va rivisto alla luce di una gestione della valutazione più adeguata. Insomma dovrebbe scomparire la scuola che promuove ad ogni costo per non scompaginare gli equilibri degli istituti.

La burocrazia è il grande paravento dietro cui si nasconde la corruzione. La gestione con larghi margini di discrezionalità scivola inevitabilmente nei comportamenti corruttivi. Quindi la burocrazia uccide due volte perché premia l’incompetenza e perché frena l’armonico sviluppo di una comunità. Anche qui l’informatizzazione delle procedure amministrative potrebbe dare una svolta decisiva alla burocrazia ancora oggi troppo trincerata dietro clientelismi e favoritismi. Un primo passo è stato il protocollo informatico, seguito dalla fatturazione elettronica ma sembra che, anche a queste barriere, l’italico ingegno abbia trovato la falla. Se tuttavia questo percorso avanza diventerà sempre più difficile evadere le tasse, traferire denaro sporco, favorire gli amici, sottostare alla volontà delle mafie. Certo nulla potrà fermare gli alti gradi della finanza, gli accentratori di potere finché non ci sarà la piena coscienza dei popoli, oggi, accuratamente tenuti lontano dalla conoscenza, tenuti a distanza con forme di partecipazione vuote e appena formali. Agisci ora

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