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    Io mi ricordo

    11 maggio 2004 - Carlo Gubitosa

    Io mi ricordo del campo nomadi di Milano in fondo a via Cambini, una volta ci ho portato i lupetti del mio gruppo scout per regalare agli immigrati il cibo che era avanzato dal nostro campeggio estivo. Poi sono passate le ruspe e quegli immigrati sono andati via. Le aveva chiamate il sindaco di Milano, il leghista Marco Formentini.

    Io mi ricordo di Jonathan, un bambino peruviano che era entrato nel nostro gruppo scout, e che abitava a pochi metri da quel campo nomadi nelle case di ringhiera di via Clitumno. In quelle case, oltre alla famiglia di Jonathan, vivevano tanti altri immigrati del Peru'. Un giorno Jonathan non e' piu' venuto alle riunioni degli scout, e abbiamo scoperto che in quelle case c'era stata una retata. Lui e altri bambini del palazzo erano stati portati in questura e sottratti ai loro genitori, trascorrendo una notte di terrore senza sapere cosa era successo ai loro cari. Jonathan frequentava regolarmente la scuola elementare del parco Trotter in via Padova, ma da quella notte non ne abbiamo saputo piu' nulla. Quell'anno il sindaco di Milano era il leghista Marco Formentini.

    Io mi ricordo di un uomo che ha basato la sua campagna elettorale sullo sgombero del centro sociale Leoncavallo, ingannando Milano con la paura dei "diversi" per vincere le elezioni contro un candidato sindaco onesto. Quell'uomo era il leghista Marco Formentini, e il suo avversario onesto si chiamava Nando Dalla Chiesa, figlio di un Carabiniere ucciso dalla mafia e fondatore del movimento chiamato "Societa' Civile", basato su una regola ferrea: i politici di professione non erano ammessi.

    Stanotte camminavo per le vie della citta' che mi ha adottato, e guardando un manifesto ho scoperto che l'Ulivo mi chiede di dare il mio voto all'ex-leghista Marco Formentini, per mandarlo al Parlamento Europeo a decidere anche di immigrazione. Ho guardato a lungo quel manifesto, e sono rimasto imbambolato per molti minuti di fronte al sorriso di quella foto, mentre dentro di me la rabbia e il terrore danzavano un tragico valzer.

    Ho ripensato a Jonathan, e alla dignita' con cui ripiegava ogni mattina i vestiti che gli avevamo dato per partecipare all'unico campeggio scout della sua vita, e di fronte all'antitesi della dignita' che mostrava il suo ghigno da un manifesto elettorale ho pensato dentro di me "stai tranquillo, Jonathan. Ovunque tu sia, sappi che io mi ricordo".

    10 maggio 2004

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