"Abbiamo denunciato ma nessuno si è mosso"
Taranto, il giallo delle 90 mila tonnellate di rifiuti finiti in mare
L'Arpa di Taranto ha monitorato mensilmente l'Hidrochemical Service dal maggio 2004 fino al mese scorso. "Nessuno può dire che non abbiamo fatto ciò che ci spettava di fare", dice l'ingegnere Gioacchino Di Natale, responsabile dell'Agenzia Regionale per la Protezione Regionale per l'Ambiente di Taranto.
15 marzo 2006
Rifiuti scaricati in mare. Un affare d’oro
I liquami tossici, invece di essere trattati, finivano nel golfo di Taranto. Sedici arresti Sono ottanta le persone indagate a Lanciano per un traffico di sostanze nocive che coinvolge sette regioni LANCIANO — Rifiuti tossici nocivi confluivano da più parti d’Italia nell’impianto Ciaf di Atessa e da qui ripartivano senza alcun trattamento, per essere poi scaricati, passando per ditte compiacenti, nelle acque del Golfo di Taranto a 300 metri dalla costa. A gestire il traffico illecito era un’organizzazione sgominata ieri mattina dalla Polstrada e dal Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri. Sedici le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Lanciano Ciro Riviezzo, ed effettuate in Abruzzo, Marche, Molise, Puglia, Basilicata, Lazio e Sicilia; un’ottantina le persone denunciate. Tra gli arrestati ci sono dirigenti, operai, segretarie, autotrasportatori. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti pericolosi, alla falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici, dal disastro ambientale alla conduzione di attività di raccolta, trasporto e recupero di rifiuti pericolosi e non, allo scarico di acque reflue industriali privo di autorizzazione. L’operazione, denominata "Mare chiaro”, è scaturita da una complessa attività investigativa diretta dal sostituto procuratore della Repubblica di Lanciano, Rosaria Vecchi. «Le indagini sono partite nell’aprile 2004 con controlli effettuati su decine di cisterne che arrivavano alla Ciaf e ripartivano per Taranto dopo circa mezz’ora, un tempo troppo breve perché i rifiuti venissero trattati», ha spiegato Bernardo Siega, comandante provinciale della Polizia Stradale: «Abbiamo effettuato appostamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali». Fonte: http://www.iltempo.it
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