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Novità nell’ambito dell’inchiesta sull’incidente del mese scorso

Perdita di Acido dall'AGIP: Il PM affida una perizia

L’obiettivo della Procura è quello di stabilire il perchè dell’accaduto e verificare lo stato di efficienza del resto dell’impianto teatro dell’incidente
13 novembre 2007
Fonte: Corriere del Giorno

L'area dovre si ipotizza il raddoppio della raffineria Una perizia per stabilire la vera causa dell’incidente e verificare le condizioni del resto degli impianti. E’ questa la novità che si registra nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla magistratura un mese fa a seguito dell’improvvisa rottura di una tubazione all’interno dello stabilimento dell’Agip. E’ questa la decisione adottata dalla Procura dopo aver preso atto dei primi rapporti informativi stilati dall’Ispettorato del Lavoro subito dopo i sopralluoghi effettuati sul luogo dell’accaduto. L’affidamento dell’incarico sarà formalizzato questa settimana dal dott. Francesco Sebastio (il magistrato che si sta occupando del caso) che ha individuato in alcuni docenti del politecnico gli esperti a cui assegnare il delicato compito.

L’obiettivo primario del titolare delle indagini (si ricorda che nessun nome risulta esser stato iscritto sul registro degli indagati) è quello di accertare i motivi che hanno provocato la rottura del tubo dell’impianto di desolforazione con la conseguente fuoriuscita di gasolio e acido solfidrico. Ma non solo. Gli scopi da raggiungere sono anche altri; ad esempio, cercare di ipotizzare quale tipo di problema quel guasto avrebbe potuto causare a livello ambientale e verificare lo stato di efficienza delle altre tubazioni.

Per fortuna quel giorno (si parla del 12 ottobre scorso) non accadde nulla di grave, ma secondo gli stessi inquirenti in quell’occasione il rischio fu sfiorato. Per fortuna quel giorno l’immediato intervento da parte di personale specializzato “soffocò” tutto sul nascere, niente e nessuno lamentarono danni. Ad ogni modo questo non è bastato a far passare sotto silenzio quanto accaduto. Anzi. L’inchiesta è scattata ugualmente. E tempestivamente. All’indomani dell’incidente, lo stesso procuratore aggiunto dott. Franco Sebastio, personale dell’Ispettorato del Lavoro e tecnici dell’Arpa si recarono nello stabilimento dell’Agip per rendersi conto in via diretta di cosa era realmente successo visionando l’impianto teatro dell’incidente e, soprattutto, verificando le misure adottate per garantire la sicurezza del sito.

Da quell’ispezione gli investigatori ricavarono la certezza che l’incidente non aveva provocato effetti dannosi. Invece, meno certezze furono raccolte sul perchè del cedimento della tubazione. Del re-sto, sin dal primo momento era parso chiaro che avanzare ipotesi di qualsiasi genere sull’origine dell’inconveniente sarebbe stato azzardato, così come da subito si era intuito che per arrivare a delle risposte precise ed attendibili sarebbe dovuto essere necessario attendere l’esito di eventuali accertamenti tecnici e verifiche sia sull’efficienza degli impianti sia sul loro processo produttivo.

Indagini che adesso sono più che mai indispensabili per poter capire se quanto successo un mese fa all’interno della raffineria dell’ENI sia stato solo frutto di una fatalità o se imputabile ad altri fattori. Per adesso, il magistrato inquirente non ha formulato nè reati nè ha puntato l’indice contro qualcuno. Per adesso, l’inchiesta è in una fase conoscitiva, in una fase dedicata all’acquisizione di elementi in grado di far capire, soprattutto, i motivi alla base dell’incidente. In attesa di risposte rivelatrici, per dovere di cronaca si ricorda che la Procura sta indagando anche sulla presenza di una “nube” maleodorante che circa due mesi fa sarebbe stata segnalata da diversi cittadini che avrebbero anche lamentato disturbi alle vie respiratorie.

Una “nube” di cui però non è (ovviamente) rimasta traccia e di cui non è stato possibile stabilire la provenienza. Scartati a priori collegamenti con fattori di tipo meteorologico, per svelare la natura di quel fenomeno agli inquirenti non è rimasto altro che chiedere lumi alle industrie, che però dal canto loro hanno escluso di aver avuto a che fare con quanto si sostiene sia accaduto.

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