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Diossina a Taranto, inerzia senza scuse

Le dimensioni del disastro ambientale diventano sempre più allarmanti. Per un Paese come il nostro che si dice civile e siede al tavolo delle prime otto potenze del mondo, è una situazione inaccettabile. Indecente.
30 ottobre 2008
Vito Bruno
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

- «Gli adulti e i politici ci fanno sempre promesse» scrivono nella lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, gli alunni del Circolo Didattico «Egidio Giusti» di Taranto, che ha sede nel disgraziato quartiere dei Tamburi, «ma la situazione peggiora giorno dopo giorno». Si riferiscono, naturalmente, all'inquinamento industriale che ammorba la città. Promesse finora tante, risultati nessuno. Anzi, è di qualche giorno fa la diagnosi del tipico cancro del fumatore in un bambino di tredici anni.

Le dimensioni del disastro ambientale, man mano che si acquisiscono dati, diventano sempre più allarmanti. Per un Paese come il nostro che si dice civile e siede al tavolo delle prime otto potenze del mondo, è una situazione inaccettabile. Indecente. Se ne sono accorti persino i grandi organi di informazione, che iniziano a puntare i loro riflettori su questa autentica piaga nazionale. E' di qualche giorno fa l'impressionante articolo di Carlo Vulpio sul Corriere della Sera. La7 ha dedicato un'intera trasmissione al caso Ilva. Persino programmi di intrattenimento leggero come «La vita in diretta» e «Le Iene » sono scesi a Taranto a parlare di inquinamento e latte alla diossina.

Insomma, il bubbone è ormai sotto gli occhi di tutti. Ma come fanno notare i bambini della «Egidio Giusti», tutto resta tale e quale. Si continua a respirare un'aria che spande neoplasie con tassi da record del mondo, che avvelena il latte materno, che semina anomalie genetiche destinate a scoppiare a distanza di anni. E la cosa che rende questo scenario già orrendo ancora più insopportabile, è che ci sono i mezzi e le conoscenze tecniche per ridurre al minimo gli effetti disastrosi dell'inquinamento. In Friuli Venezia Giulia, mica sulla luna, hanno agito di conseguenza e si sono adeguati agli standard europei.

Da noi neanche a parlarne. Come se in un'anomala interpretazione del federalismo, che oggi va tanto di moda, fossimo una regione di serie B. Cittadini si serie B. Che per un posto di lavoro devono rinunciare al diritto alla salute. Sacrificare la propria vita e quella dei propri figli. E questo nonostante la siderurgia, in un contesto internazionale di crisi e di recessione economica, sia uno dei pochi settori che tira. Che produce utili su utili, ben 878 milioni di euro per il 2007.
No, non ci sono scuse per tollerare un'inerzia che ogni giorno che passa avvolge la città con un veleno destinato a produrre danni oggi e negli anni a venire.
Lo sanno bene i bambini di Taranto che vivono sulla loro pelle le conseguenze di quell'inerzia, e che non sapendo più a che santo votarsi, si sono appellati al Capo dello Stato.

Giorno Napolitano è sicuramente un uomo saggio e un nonno affettuoso, ma i nostri uomini politici, le nostre istituzioni cosa aspettano a intervenire? A far rispettare i diritti dei nostri figli? A farci sentire cittadini come tutti gli altri?

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