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«Maledetti quando finirà questo massacro»

La rabbia di Sinistra Critica: Ancora un omicidio sul lavoro all'ILVA di Taranto, la città dell'Ilva e di tanti altri veleni. Riva, può sbandierare la riduzione degli infortuni degli operai sociali, ma solo perché il grosso degli infortuni accadono nelle aziende di appalto.

Morti Bianche
Ancora un omicidio sul lavoro all'ILVA di Taranto. Un operaio polacco, che lavorava per una ditta belga, è stato colpito da una gru facendolo precipitare da una quindicina di metri. Dopo i 5 omicidi sul lavoro di giorno 9-12, tutti giovanissimi che avevano portato i morti sul lavoro a 1003, oggi 11-12 (ed è ancora mattina), se ne aggiunge un altro.

Riva, i suoi fiduciari e i dirigenti dell'ILVA possono sbandierare la riduzione degli infortuni degli operai sociali, ma solo perché il grosso degli infortuni accadono nelle aziende di appalto, visto che gli ultimi omicidi sul lavoro sono tutti di lavoratori di queste aziende?

Oltre a questi dati: quanti operai non dichiarano più infortuni, di non grossa entità, per paura di provvedimenti disciplinari ma, anche, per non far perdere il buono acquisto di 100 €uro a tutto il gruppo di appartenenza, rinunciano di denunciare l'infortunio? Questi dati rimarranno un mistero per ovvi motivi)

L' operaio di origine polacca, stava lavorando su una impalcatura per dei lavori di rifacimento dell'altoforno n° 4, che è fermo dalla scorsa estate e che, si suppone, con la crisi in atto resterà fermo per molto. L' operaio è stato colpito dal braccio di una gru che lo ha fatto precipitare da una quindicina di metri.

Insomma, siamo in presenza di morte strisciante ("malambiente"), e per morte violenta, sempre meno "bianca" e sempre più "scelte di politica economica".

Per parafrasare un noto detto: "Un morto val bene il profitto"!

Maledetti quando finirà questo massacro

Fonte: http://sinistracritica-taranto.blogspot.com

Taranto, la città dell'Ilva e di tanti altri veleni

TARANTO - Nell'ultimo decennio la «città dei due mari», com'è soprannominata Taranto, è stata sempre più assediata da veleni di varia natura. Quelli politico-amministrativi, ad esempio, che hanno inquinato il Comune fino alla bancarotta e alla dichiarazione di dissesto dell’ottobre 2006 (oltre 900 milioni di debito), dissesto di cui l'intera città sta pagando le conseguenze.

E ancora i veleni ambientali, quelli legati alle emissioni di elementi inquinanti da parte delle grandi industrie, tra cui l'Ilva è la più importante, che occupano da anni le aree a nord della città ma a ridosso di abitazioni e uffici, facendo salire le percentuali di decessi per tumore.

Tra quei veleni c'è anche la diossina, per le cui emissioni nell’aria è sotto osservazione soprattutto lo stabilimento siderurgico Ilva. Emissioni, secondo gli ambientalisti, che avrebbero per anni superato i limiti massimi di tollerabilità; emissioni, secondo l'Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa) della Puglia, che comunque non violerebbero la vecchia normativa.

Così ora la battaglia si è spostata sul disegno di legge predisposto dalla giunta regionale Vendola che imporrebbe limiti rigidi e molto più bassi nelle emissioni di diossina per le grandi industrie, a cominciare dall’Ilva, che ha già mostrato di non gradire il provvedimento. Ma da oltre un decennio

Taranto convive anche col veleno della sicurezza sul lavoro violata nella grande come nella piccola industria, e l’indice è ancora una volta puntato sull'Ilva, il siderurgico più grande d’Europa. Jan Zygmuntjan Paurowicz, l’operaio polacco morto oggi, è la terza vittima del 2008 all’Ilva, tutti lavoratori dell’appalto. Dalla metà degli anni '90, ricorda la Fiom Cgil, nel siderurgico i morti sono stati 44. Uno stillicidio che nessuno dei tanti accordi sulla sicurezza firmati in questi anni da sindacati e azienda è riuscito a fermare.

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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