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Caro Ezio, da Riva non dovevi andarci!

Caro sindaco, hai sbagliato ancora nel tuo rapporto con Ilva. Ogni iniziativa ha un suo senso se fatta da chi ha un ruolo istituzionale, non ci può essere, purtroppo, una visione cristiana nelle ragioni dell’economia d’oggi.
20 dicembre 2008
Giancarlo Girardi
Fonte: Corriere del Giorno

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Caro sindaco, hai sbagliato ancora una volta nel tuo rapporto con Ilva ed Emilio Riva. Non è in discussione, né lo sarà mai da parte mia e dei tanti cittadini che ti amano e rispettano, la tua onestà e buonafede, l’essere sempre dalla parte di chi soffre e, quindi, della nostra travagliata città utilizzata più volte dall’uomo o dalla donna “forte” di turno e troppe volte usata e saccheggiata nelle sue risorse ma soprattutto nel suo onore.

Ecco di questo si tratta, la dignità è condizione fondamentale della sua rinascita ancora più della legge ambientale recentemente approvata in Puglia che ci riconsegna all’Europa, un atto importante, non scontato, ma dovuto alla nostra città.

Se visita di cortesia andava fatta tra due vicini, doveva essere richiesta da altri e concessa in “casa nostra”, cercandone lo spazio in ottemperanza ai tanti e gravosi impegni che il comune avrebbe avuto in quel momento. Ogni iniziativa ha un suo senso, particolarmente se fatta da chi ha un ruolo istituzionale, non ci può essere, purtroppo, una visione cristiana nelle ragioni dell’economia d’oggi.

Tu affermi di essere andato in azienda per i lavoratori, per dare loro un conforto in questo momento difficile, mi auguro che tu abbia anche richiesto a Riva il pagamento dell’intero salario ai lavoratori cassintegrati, gli stessi che gli hanno consentito sino all’altro giorno profitti record. Di adoperarsi non nel difendersi dall’incombenza di una legge che per la prima volta gli impone limiti presenti altrove nel mondo, ma di utilizzare gli impianti fermi per una radicale manutenzione volta alla loro sicurezza ed alla bonifica di quell’immenso territorio che tornerà ad appartenerci, quando verranno meno le convenienze sinora offerte: la possibilità di inquinare più che altrove e pagare i salari più bassi d’Europa.

Mi auguro tu gli abbia anche detto di non usare l’arma antica del ricatto occupazionale per ridurci ancora una volta a miti consigli e che il lavoro da noi è invece inteso come una forma di riscatto sociale, che la Costituzione che un suo amico vorrebbe cambiare prevede in un articolo fondamentale il “fine sociale dell’impresa”. Tutte argomentazioni ben espresse, tra l’altro, nel tuo programma elettorale. No Ezio non dovevi proprio andarci.

Cari saluti.

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