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Mancato ampliamento raffineria Eni di Taranto, una dichiarazione dell'Assessore Regionale al Lavoro, Michele Losappio

"Il progetto della nuova centrale non è correlato alla valorizzazione dell’impianto di Taranto ma alla scelta di fare cassa"

25 settembre 2009
Fonte: Portale della Regione Puglia - 25 settembre 2009

“Ogni progetto di ammodernamento di impianti strategici come la raffineria di Taranto costituisce, anche per le potenziali ricadute sull’occupazione, un’ipotesi importante da valutare con fiducia e serenità. Spiace perciò precisare che non esiste rapporto fra il progetto della nuova centrale a turbogas (finanziamento di 180 mln) e quello di ampliamento della raffineria (investimento di 1 miliardo di euro)”.

Lo ha dichiarato l’Assessore Regionale al Lavoro Michele Losappio.
Michele Losappio
“Al di là delle informazioni e delle comunicazioni ufficiose – prosegue l’Assessore – sulla volontà del Gruppo che già in questi mesi raccontavano della caduta di interesse anche per la crisi economica, fa chiarezza il decreto della Direzione del Ministero dell’ambiente dell’11 giugno 2009 che testualmente “dispone il pronunciamento interlocutorio negativo circa la compatibilità ambientale del progetto ampliamento della capacità di lavorazione da 6,5 a 11 milioni di t/anno da realizzarsi presso la raffineria di Taranto presentato dalla Società ENI SpA”.

Secondo Losappio “il Ministero dell’Ambiente ha azzerato il progetto di ampliamento e ammodernamento della raffineria rimandandolo ai box e subordinandolo alla presentazione di una nuova domanda aggiornata ed integrata con quanto richiesto nel parere n. 267 del 2 aprile della commissione tecnica del VIA.
Se ENI vorrà si ricomincerà dunque tutto da capo, altrimenti l’ipotesi di ampliamento della raffineria è tramontata”.

Si conferma così – continua l’assessore – che il progetto della nuova centrale che cresce da 85 a 288 MW non è correlato al potenziamento ed alla valorizzazione dell’impianto di Taranto ma alla scelta di fare cassa vendendo il 73% della nuova energia prodotta.
Solo per il 23% essa sarà utilizzata dalla raffineria, con un ammodernamento prodotto dal passaggio da olio combustibile a gas di una parte dell’attuale centrale ed alla sostituzione di un impianto obsoleto con uno di ultima generazione”.

“Sono dunque questi – conclude Losappio – al netto delle emissioni inquinanti e della non trascurabile questione ambientale, i termini reali della vicenda e, come tali, ben lontani dai 3000 nuovi posti di lavoro annunciati da parlamentari distratti o male informati”.

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