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Alessandro Marescotti risponde all'ing. Adolfo Buffo dell'Ilva

La replica degli ambientalisti: «L'Ilva dovrebbe ringraziarci»

Marescotti ribadisce il carattere assolutamente volontaristico del suo impegno e di quello delle altre associazioni
28 febbraio 2011
Fonte: Corriere del Giorno - 27 febbraio 2011

Sul Corriere del Giorno del 26 febbraio l’ing. Adolfo Buffo – responsabile qualità, sicurezza ed ecologia dell’Ilva di Taranto - è stato intervistato e ha dichiarato che “serve un ambientalismo costruttivo”. Ha poi affermato: “E’ indubbio che vi siano ambientalisti di ‘professione’. Siamo sicuri che siano loro i depositari della verità o i custodi del bene pubblico?”

Non vorrei soffermarmi più di tanto sul fatto - assolutamente scontato per me e per tutti gli amici che conosco – che la nostra attività è svolta come puro volontariato.

Vorrei invece evidenziare che, se l’Ilva ha compiuto “qualche” passo in avanti, è proprio grazie alla nostra costante pressione. Ma invece di “ringraziarci” e di riconoscerci il merito di averla scossa da un torpore a cui l’avevano abituata i tavoli tecnici (in cui era interdetta la nostra presenza) si lamenta che non saremmo costruttivi. Ma come? E chi ha martellato l’Ilva perché si cercasse di adeguare agli standard europei per la diossina? Non è questo un ambientalismo costruttivo? Noi abbiamo scelto obiettivi realistici e praticabili e li abbiamo costantemente proposti a un’azienda riluttante che accampava scuse tecniche pur di non adeguarsi.

Noi abbiamo avuto un atteggiamento costruttivo. L’azienda no.

Basti leggere le dichiarazioni dell’ing. Luigi Capogrosso, direttore dello sabilimento Ilva di Taranto, che dichiarò a Roma, al Tavolo Tecnico: "L'Ilva non può rispettare il limite, né 2,5 nanogrammi a metro cubo, né 0,4 nanogrammi a metro cubo". Lo si legge a pagina 6 del verbale del Tavolo Tecnico, scaturito dalla riunione del 13 febbraio 2009, indetta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed alla quale hanno partecipato il Sottosegretario, dott. Gianni Letta ed Ministri dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, On. Stefania Prestigiacomo e il Ministro per i Rapporti con le Regioni, On. Raffaele Fitto, e i rappresentanti del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, la Regione Puglia, le Organizzazioni Sindacali e l'llva.

Si scomodarono tutte quelle persone perché l’Ilva dichiarava inapplicabile tecnicamente la legge regionale sulla diossina che oggi invece la stessa Ilva si vanta di applicare.

Ma allora che è accaduto? Quale grande commedia è stata recitata? E chi ha proposto un obiettivo realistico?

 

Ecco perché io mi onoro di far parte di quell’”ambientalismo costruttivo” e realistico che l’Ilva non riconosce ma che invece dovrebbe riconoscere come promotore di quello “scossone” che ha portato l’Azienda a modificare un impianto che, per le emissioni di diossina, era il più inquinante d’Europa. Che fosse il più inquinante d’Europa lo ha dovuto riconoscere pubblicamente - di fronte ai giornalisti presenti – persino l’ing. Gaetano Di Tursi giovedì scorso, nel suo intervento durante la conferenza stampa indetta da noi.

L’ing. Buffo parla di uno stabilimento che “oggi raggiunge un livello di ecocompatibilità più che soddisfacente”. Ma se questo fosse vero perché non si impegna a installare al suo perimetro un sistema di misurazione degli idrocarburi policiclici aromatici che conteggi ogni 10 secondi le emissioni di questi cancerogeni? E perché non condivide questi dati su Internet con la cittadinanza? Sarebbe un ottimo esempio di verifica delle belle parole che leggiamo, ma che lasciano il tempo che trovano senza misurazioni costanti di giorno e di notte. E a questo proposito va sottolineato che anche la diossina si può misurare giorno e notte. L’ing. Adolfo Buffo si lamenta che queste tecnologie sono ancora, dice, “nella fase sperimentale”. Ma dato che costano poco perché non sperimentarle anche a Taranto?

Temo che si ripeta la stessa commedia di due anni fa, quando l’Ilva, pur di non sperimentare tecnologie applicabili anche al suo stabilimento, ne dichiarava l’irrealizzabilità. Ma è qui la differenza fra noi e l’Ilva. Il nostro è un’atteggiamento costruttivo basato sulla sperimentazione delle nuove tecnologie, mentre l’azienda continua in una politica recalcitrante e per nulla costruttiva. Ma allora dove sta il difetto? Negli ambientalisti o nell’Ilva?

 

Alessandro Marescotti

Presidente di PeaceLink

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