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Tarantorespira su morte operaio Ilva

La vita viene prima del profitto

Richiediamo con forza che la Prefettura interrompa, ove esistenti, prassi scorrette sui soccorsi nelle aree industriali tarantine e che le autorità preposte verifichino in profondità il rispetto di tutti sistemi di prevenzione degli infortuni all’interno dell’ILVA
1 novembre 2012
Tarantorespira

 

Il movimento Tarantorespira intende esprimere la sua vicinanza e solidarietà alla famiglia di Claudio Marsella di soli 29 anni, un giovane operaio dell’ILVA morto ieri per un incidente sul lavoro all’ILVA.
Siamo inoltre molto preoccupati per le circostanze in cui risulta avvenuto l’incidente: infatti, l’uomo, lavorava da solo come locomotorista nel reparto Mof (Movimento ferroviario); probabilmente è caduto dalla piattaforma di una motrice.  Porto di Taranto
Il suo corpo è stato trovato ai piedi di un locomotore nei pressi di uno dei moli interni al recinto dello stabilimento dai colleghi, a quanto pare, a distanza di un certo tempo dalla sua caduta o dall’evento che ha provocato la morte. 
Ad aggravare le nostre preoccupazioni interviene anche la dichiarazione del direttore del Sistema 118 dell’Asl Ta, Mario Balzanelli. «Sono sconcertato - dice - perché ogni qual volta si verifica una situazione di emergenza in queste aree industriali, così come siamo in grado di documentare con atti di ufficio, il Sistema 118 viene puntualmente ignorato».
Inoltre, il Comitato di “Cittadini e lavoratori liberi e pensanti”, ieri ha presentato un esposto in Procura in merito ad un accordo sottoscritto a novembre del 2010 dai rappresentanti sindacali con l’azienda in base al quale si disponeva la riduzione del personale nel reparto Mof e la riorganizzazione del lavoro in cambio di una somma di denaro, 450 euro lordi, una tantum che è stata erogata nel gennaio del 2011. 
Ci rimettiamo all’esito delle indagini della magistratura, ma richiediamo con forza che la Prefettura interrompa, ove esistenti, prassi scorrette sui soccorsi nelle aree industriali tarantine e che le autorità preposte verifichino in profondità il rispetto di tutti sistemi di prevenzione degli infortuni all’interno dell’ILVA, a tutela dei dipendenti diretti della stessa azienda e di quelli delle ditte dell’indotto. Parliamo di analisi del sangue, di formazione adeguata, dell’utilizzo del numero di operai realmente necessari alle singole operazioni e di quant’altro si renda anche solo utile ad evitare altri morti o feriti.
Ricordiamo bene che un altro incidente grave si è verificato neanche un mese fa e sempre nell’ambito dello stabilimento siderurgico!
La vita viene prima del profitto!

 

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