In duemila pagine sono contenute le prove di come l'Occidente ha deliberatamente mentito sulla missione militare vantando progressi che non sono erano avvenuti ma che sono stati alla base delle bugie che servivano a rifinanziare l'impegno in guerra per venti anni.
11 giugno 2026 - Redazione PeaceLink
I segnali del fallimento erano già evidenti da almeno dieci anni ma si è preferito ignorarli
Per quanto possa essere deprecabile la sprovvedutezza dell’amministrazione americana nel ritiro delle truppe, va riconosciuta a Biden l’onestà intellettuale di avere sbugiardato la favola dell’intervento umanitario volto a portare prosperità al popolo afghano e a liberare le donne dall’oppressione.
28 agosto 2021 - Domenico Gallo
Sull'Afghanistan è stata costruita una post-verità fatta di bugie utili alla "guerra umanitaria"
La nostra voce contro la guerra non è stata forte, doveva esserlo di più. Ai talebani va chiesto il rispetto dei diritti umani, a Biden la chiusura della prigione di Guantanamo. Destabilizzare l'Afghanistan significherebbe la crescita del terrorismo dell'ISIS, i recenti attentati siano di monito.
A dirlo è stato John Sopko, ispettore speciale statunitense per la Ricostruzione dell’Afghanistan (SIGAR), il quale, di fronte al Congresso USA, ha dichiarato che i funzionari statunitensi hanno regolarmente mentito durante la guerra in Afghanistan, manipolando i rapporti sui progressi compiuti.
Hanno voluto demistificare la presunta "neutralità" della scienza e hanno messo al centro la salute collettiva contro gli interessi economici della produzione industriale inquinante. La storica lotta contro l'inquinamento cancerogeno del Petrolchimico di Porto Marghera a Venezia.
Il progressivo deterioramento, statisticamente documentabile, della salute collettiva per l'incidenza crescente di tutte le malattie legate alla nocività è il portato del modo di produzione capitalistico. Ciò significa per noi puntare su tutte le forme di autogestione.
Il 9 settembre 2026 la Corte d'Appello di Milano si è espressa sulla richiesta di sospensione dell'efficacia esecutiva del decreto n. 425/2026. Tale decreto della stessa Corte d'Appello, datato 9 luglio 2026, imponeva lo stop delle attività produttive dell'area a caldo.
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