Gli Afghanistan Papers

Afghanistan: vent'anni di menzogne

A dirlo è stato John Sopko, ispettore speciale statunitense per la Ricostruzione dell’Afghanistan (SIGAR), il quale, di fronte al Congresso USA, ha dichiarato che i funzionari statunitensi hanno regolarmente mentito durante la guerra in Afghanistan, manipolando i rapporti sui progressi compiuti.
16 agosto 2021

Le parole del generale Douglas Lute: ""Eravamo privi di una comprensione fondamentale dell'Afghanistan, non sapevamo quello che stavamo facendo".

"Eravamo privi di una comprensione fondamentale dell'Afghanistan, non sapevamo quello che stavamo facendo", ha detto il generale americano Douglas Lute.

Non l'ha detto adesso, ma nel 2015.

Da tempo si sapeva che - come per il Vietnam - anche questa guerra non poteva essere vinta. Ma è andata avanti alimentandosi della sua stessa propaganda, del falso mito di se stessa e, cosa assolutamente riprovevole, delle menzogne che venivano costruite a tavolino e somministrate all'opinione pubblica.

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Mille miliardi di dollari. O, per dirla alla “americana”, 1 trilione di dollari. È il costo sostenuto dagli Stati Uniti per tutti i 20 anni di durata dell’invasione dell’Afghanistan (ottobre 2001) e a poche settimane (o giorni) dalla riconquista talebana, secondo le previsioni dell’intelligence di Washington. Il bilancio delle spese militari e per la ricostruzione dell’Afghanistan appaiono dunque come uno dei più grossi sprechi compiuti dall’Occidente nel Dopoguerra. Il Paese che ha speso di più, ovviamente, sono gli Stati Uniti, seguiti dal Regno Unito con 30 miliardi, dalla Germania con 19 miliardi di dollari e dall’Italia con 8,7 miliardi di euro.

Il costo sostenuto dagli Usa

Tra il 2010 e il 2012, quando il Pentagono manteneva in Afghanistan oltre 100mila militari, il costo della guerra era cresciuto a quasi 100 miliardi di dollari all’anno, secondo i dati forniti da Washington. I costi calarono considerevolmente quando l’impegno militare passò dalle operazioni di offensiva nei confronti degli insorti talebani, all’addestramento delle forze afghane.
Secondo un rapporto presentato nel 2018 al Congresso Usa, entro il 2018 il costo della presenza militare in Afghanistan era sceso a 45 miliardi di dollari all’anno. Tra l’ottobre del 2001 e il settembre del 2019 il Pentagono ha calcolato che il totale delle spese militari in Afghanistan aveva raggiunto i 778 miliardi di dollari. Per fare un paragone con la Guerra del Vietnam, è stato calcolato che tra il 1965 e il 1974 gli Stati Uniti spesero 138,9 miliardi di dollari nel conflitto (senza tenere conto degli aggiustamenti all’inflazione).
Un altro paragone possibile è quello tracciato da Todd Harrison, esperto del Center for Strategic and Budgetary Assessments, che in un suo studio ha stimato che il costo annuale per ogni soldato impiegato nella guerra in Afghanistan sia stato pari a 1,1 milioni di dollari contro i 67mila dollari all'anno della Seconda Guerra Mondiale e i 132mila dollari all'anno della Guerra in Vietnam.

Fonte: Sole 24 Ore

Vi sono tuttavia stime ancora più gravi e agghiaccianti del costo globale del conflitto, che tengono cono anche - ad esempio - della cura dei veterani di guerra e di altro ancora. Il totale di queste stime giunge a 2300 miliardi spesi in venti anni per l'Afghanistan.

In una voragine senza fondo sono finiti oltre mille miliardi di dollari e oltre otto miliardi di euro solo per quanto riguarda l'Italia. 

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L’Italia, secondo uno studio dell’Osservatorio sulle spese militari Milex, nei 20 anni complessivi di presenza militare in Afghanistan ha speso 8,7 miliardi di euro dei quali ben 840 milioni relativi a contributi diretti alle forze armate afghane. Le stesse forze governative, sottolinea Milex, che nelle settimane immediatamente susseguenti al ritiro dei contingenti internazionali hanno subito pesanti sconfitte negli scontri con i talebani e, negli ultimi giorni, sembrano avere consegnato agli insorti intere città e province senza combattere.

Per saperne di più: Sole 24 Ore

La grande responsabilità di chi non ha esercitato il dubbio e la critica

Grande è la responsabilità di chi non ha esercitato la sacrosanta funzione del dubbio e della critica. Gran parte della sinistra ha somministrato le menzogne militari con lo stesso livello di acquiescenza e remissività con cui il PCI somministrava sessanta anni fa quelle sull'Unione Sovietica durante la guerra fredda.

Forse anche noi pacifisti abbiamo fatto poco, troppo poco, sul fronte della controinformazione. Se confrontata con la controinformazione sul Vietnam è evidente una grave carenza. Ha prevalso la linea di Massimo D'Alema che invitava i pacifisti ad essere "orgogliosi" della missione in Afghanistan, distribuendo rimbrotti di questo tipo: "Il modo in cui si discute dell'Afghanistan non rende onore al nostro paese".

Con questa impostazione per la prima volta la NATO veniva meno al vincolo territoriale delle sue missioni (in Vietnam non era mai andata la NATO) che non consentiva missioni "out of area" (limitata per statuto all'Atlantico e all'Europa) e che nella forma originaria dello statuto del 1949 prevedeva unicamente una risposta a un attacco, ma non certo una missione di venti anni per occupare una nazione e cambiarne il regime.

L'informazione manipolata

Per comprendere il disastro compiuto dagli Stati Uniti e dalla coalizione Nato in Afghanistan occorre andare oltre l'informazione manipolata che è stata generosamente distribuita all'opinione pubblica. Anzi bisogna forse partire proprio da quella. Perché è stata una droga, un'oppio dei popoli, che ha dato l'illusione che la guerra fosse giusta e che stesse ottenendo gli effetti sperati. Grazie agli Afghanistan Papers ora sappiamo qualcosa in più sulla manipolazione militare dell'informazione in questo conflitto.  

Gli Afghanistan Papers rivelanti dal Washington Post

Gli Afghanistan Papers

Gli Afghanistan Papers sono una serie di documenti interni dell'Ispettore Generale Speciale per la Ricostruzione dell'Afghanistan (SIGAR) ottenuti dal Washington Post attraverso il Freedom of Information Act. Essi documentano la guerra degli Stati Uniti in Afghanistan e rivelano che i funzionari di alto rango erano generalmente dell'opinione che la guerra fosse impossibile da vincere, ma lo tennero nascosto al pubblico. La verità è stata manipolata per tutta la durata del conflitto. [7] La giornalista Lulu Garcia-Navarro ha affermato che "i nuovi Pentagon Papers descrivono gli sforzi espliciti e sostenuti del governo degli Stati Uniti per fuorviare deliberatamente il pubblico".

Per capire meglio come è stata manipolata l'informazione sull'Afghanistan si riportano qui di seguito alcuni passaggi del saggio Gli Afghanistan Papers: le bugie sul conflitto più lungo degli Stati Uniti scritto da Maria Grazia Rutigliano, analista di ricerca presso l’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale e assistente alla cattedra di Sociology of Terrorism del Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli. 

John Sopko

John Sopko, ispettore speciale statunitense per la Ricostruzione dell’Afghanistan (SIGAR), ha parlato di fronte al Congresso USA e ha dichiarato che i funzionari statunitensi hanno regolarmente mentito durante i 18 anni di guerra in Afghanistan, esagerando i rapporti sui progressi compiuti. Sopko è stato convocato di fronte alla Commissione per gli Affari Esteri della Camera a seguito della pubblicazione, da parte del Washington Post, di alcuni documenti noti come Afghanistan Papers.

Informazioni top-secret

Cosa sono questi Afghanistan Papers? Si tratta di una serie di informazioni che facevano parte di materiale precedentemente considerato top-secret dal governo degli Stati Uniti. “C’è odore di menzogne in tutta la questione dell’Afghanistan”, ha dichiarato Sopko, che ha continuato: “menzogne e arroganza”. “Il problema è che sono disincentivati, davvero, a dire la verità. Abbiamo quasi creato incentivi per chiedere alle persone di mentire”, ha poi aggiunto.

Le menzogne sui bambini afghani che andavano a scuola

Ad esempio, ha raccontato Sopko, in passato i funzionari statunitensi hanno mentito sul numero di bambini afghani iscritti nelle scuole, un indicatore chiave dei progressi propagandati dall’amministrazione Obama, anche se “sapevano che i dati erano pessimi”. Sopko ha citato una informativa del 2014 in cui si affermava: “Oggi 3 milioni di ragazze e 5 milioni di ragazzi sono iscritti a scuola, rispetto ai 900.000 di quando i talebani governavano l’Afghanistan”. Tali informazioni erano manipolate, secondo l’ispettore.

Perché molti afghani si sono uniti ai talebani?

Inoltre, continua Sopko, gli Stati Uniti avrebbero inviato personale in Afghanistan che non conosceva la differenza tra al-Qaeda e talebani e che non possedeva alcuna nozione sostanziale della società afgana. L’uomo ha poi aggiunto che le atrocità commesse dai signori della guerra, allineati con la coalizione guidata dagli Stati Uniti, hanno spinto molti afghani ad unirsi ai talebani. 

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