Nonostante lodevoli iniziative il movimento pacifista non ha saputo incrinare l'indifferenza

Ecco come l'opinione pubblica è stata manipolata durante la guerra in Afghanistan

La chiave di volta, sottolineava la CIA, era l'indifferenza che questa guerra generava nella pubblica opinione occidentale: se ne parlava rarissimamente nei giornali e si vedeva ancora meno in televisione, quindi stragi e atrocità non generavano alcuna reazione nell’opinione pubblica occidentale
30 agosto 2021

Manipolazione

E' tutto chiarissimo. L'informazione pilotata aveva una mente ed era la CIA. Quello che è avvenuto in passato e continua ad avvenire oggi è la recita di un copione scritto dalla CIA per i mass media.

Lo rivela un memorandum riservato della Cia, datato 11 marzo 2010, pubblicato da Julian Assange su Wikileaks.

Scrive Stefania Maurizi su Micromega: "Non aveva fatto grande scalpore, eppure era importante perché spiegava le strategie da usare per scongiurare il rischio che l’opinione pubblica francese e tedesca si rivoltasse contro la guerra, chiedendo il ritiro dei loro militari. In quel periodo i due paesi europei avevano i contingenti più grandi in Afghanistan, dopo quelli di Stati Uniti e Inghilterra: un ritiro delle loro truppe sarebbe stato a dir poco problematico per il Pentagono".

E allora che fare? "Uno dei fattori su cui la Cia faceva più affidamento - si legge su Micromega - era proprio l’indifferenza che questa guerra generava nella pubblica opinione occidentale: se ne parlava rarissimamente nei giornali e si vedeva ancora meno in televisione, quindi stragi e atrocità non generavano alcuna reazione nell’opinione pubblica occidentale. «Lo scarso rilievo della missione in Afghanistan» scriveva infatti la Cia nel documento rivelato da WikiLeaks «ha permesso ai leader di Francia e Germania di ignorare l’opposizione della gente e di continuare ad aumentare costantemente il numero delle loro truppe nella missione Isaf»".

E arriviamo all'uso strumentale della questione femminile e dei diritti delle donne per supportare la guerra.

La CIA consigliava, scrive Stefania Maurizi, "di non sperare solo nell’apatia, ma di preparare possibili strategie di persuasione nel caso in cui l’umore dell’opinione pubblica fosse cambiato. Gli argomenti propagandistici da usare con i cittadini francesi erano il possibile ritorno dei talebani al potere e gli effetti che questo avrebbe avuto sulla vita delle donne afghane: «La prospettiva che i talebani riportino indietro [il paese], dopo i progressi ottenuti faticosamente in tema di educazione delle donne, potrebbe provocare l’indignazione e diventare ragione di protesta per un’opinione pubblica largamente laica come quella francese»".

Il movimento pacifista non è stato in grado di comprendere questa strategia di manipolazione e in alcune sue componenti particolarmente "sensibili" ha accompagnato la convergenza fra sostegno alla guerra e sostegno ai diritti delle donne. Due cose completamente diverse ma che in questa guerra sono state sapientemente manovrate per ottenere il sostegno del mondo progressista alla guerra.

Quella che è completamente mancata è stata la forte capacità di denuncia attraverso l'informazione.

Micromega parla dei 76.910 documenti segreti che descrivevano la guerra come mai prima era stato possibile. "Si trattava - scrive Stefania Maurizi - di brevi relazioni compilate dai soldati statunitensi che combattevano sul campo. Contenevano informazioni fattuali, incluse latitudine e longitudine dei luoghi in cui erano avvenuti scontri, incidenti e stragi di civili, il tutto descritto con data e ora esatta e in un gergo militare stretto".

E qui si apre la terribile finestra sulle vittime civili: "I documenti lasciavano emergere per la prima volta centinaia di vittime civili mai computate: il quotidiano inglese «The Guardian» aveva contato almeno 195 morti e 174 feriti, ma aveva fatto notare che il dato era sicuramente sottostimato. I file aprivano anche uno squarcio sulla guerra segreta che si combatteva con unità speciali mai conosciute prima di allora, come la Task Force 373, e con i droni, gli aerei senza pilota che, comandati dai soldati americani che si trovavano in una base del Nevada, uccidevano in posti remoti come l’Afghanistan".

La Task Force 373 era prendeva ordini direttamente dal Pentagono e aveva come missione quella ammazzare in modo stragiudiziale, ovvero senza alcun processo giudiziario, chi appariva in una lista stilata dalla task force stessa.

"Il valore degli Afghan War Logs rivelati da WikiLeaks - sottolinea Stefania Maurizi - stava proprio nel far emergere i fatti che la macchina della propaganda del Pentagono nascondeva e le oscure operazioni della Task Force 373 erano uno degli esempi. La brutalità con cui queste forze speciali agivano nella notte aveva portato a sterminare forze afghane alleate, donne e bambini. Questo tipo di attacchi contribuivano a creare un forte risentimento nelle popolazioni locali contro le truppe americane e della coalizione".

Oggi gran parte dei pacifisti non conosce assolutamente nulla di tutto ciò. Quello che risulta grave è che Assange ci aveva dato l'informazione secretata ma quell'informazione non è stata da noi usata in passato e non viene usata ancora ora. Quell'informazione era una potente denuncia della guerra e spiegava perché gli americani e la NATO hanno perso, perché si sono fatti odiare. Direbbe Gramsci che il movimento pacifista ha perso l'egemonia, ossia la capacità di avere una sua strategia autonoma e una sua cultura fatta di informazioni non manipolate. Non ha avuto presa sulla società perché ha perso il controllo sull'informazione negli aspetti più delicati, quelli che riguardano il campo di battaglia. L'informazione dell'avversario, ampiamente manipolata e condivisa dai mass media compiacenti, ha prevalso sommergendo quelle gocce di verità che WikiLeaks metteva a disposizione di tutti.

Adesso Assange è in carcere, guarda caso. Ma quante associazioni pacifiste ne chiedono giorno dopo giorno la liberazione?

Il fallimento del movimento pacifista è stato quello - nonostante preziose eccezioni - di non aver saputo incrinare il muro di indifferenza facendo una contronarrazione e utilizzando le informazioni di WikiLeaks. 

Note: Per saperne di più si veda il libro: Stefania Maurizi, "Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks", Chiarelettere.

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