L'arcivescovo Desmond Tutu accende la giornata mondiale di attivazione per la campagna "Control Arms" con un pressante appello all'ONU, affinché dia alta priorità al Trattato Internazionale sul Commercio delle Armi nella prossima Assemblea delle Nazioni Unite.
Ci sembra opportuno pubblicare ora quest'intervento del 2002 di Desmond Tutu, ex arcivescovo di Città del Capo e presidente della Commissione per la verità e la riconciliazione sudafricana. Perchè è bello e perchè - crediamo - nessuno può accusare lui di parlare a sproposito di apartheid.
L'idea che una accresciuta domanda pubblica di acciaio basata sul riarmo possa portare l'ILVA a superare la fatidica soglia del punto di pareggio fra costi e ricavi è semplicemente un abbaglio matematico. Abbiamo fatto i calcoli e il risultato è semplicemente grottesco.
Ma non è libero. Ora sconterà in Australia i restanti tre anni della pena in libertà vigilata, con supervisione e condizioni. La sua storia è grottesca e paradossale: denunciò i crimini di guerra dei soldati delle forze speciali australiani in Afghanistan. E lo hanno messo in carcere.
L'azione nonviolenta deve cercare la vittoria, ma il suo fallimento, sempre possibile, non le fa perdere senso: essa è di per se stessa una vittoria. "La natura stessa della resistenza nonviolenta - scrive Gandhi - è tale che i frutti del movimento sono contenuti nel movimento stesso".
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