Nel numero di Dicembre 2005 di questa rivista, con l'articolo << La nobile causa>>, presentammo la figura di Cindy Sheehan, madre di Casey, un soldato americano di 24 anni, morto nel 2004 durante la guerra in Iraq. Tutto il mondo cominciò a parlare di lei nell'Agosto dello scorso anno, quando piantò la sua tenda davanti al ranch texano del presidente americano George Bush, aspettando invano di essere ricevuta da lui. Abbiamo avuto l'onore d'incontrarla personalmente a Roma in occasione di una sua conferenza tenuta alla Casa della Pace della Provincia di Roma ed abbiamo approfittato per farle qualche domanda che ci permettesse di conoscerla più profondamente, aldilà della sua immagine di eroina pacifista.
L'idea che una accresciuta domanda pubblica di acciaio basata sul riarmo possa portare l'ILVA a superare la fatidica soglia del punto di pareggio fra costi e ricavi è semplicemente un abbaglio matematico. Abbiamo fatto i calcoli e il risultato è semplicemente grottesco.
Ma non è libero. Ora sconterà in Australia i restanti tre anni della pena in libertà vigilata, con supervisione e condizioni. La sua storia è grottesca e paradossale: denunciò i crimini di guerra dei soldati delle forze speciali australiani in Afghanistan. E lo hanno messo in carcere.
L'azione nonviolenta deve cercare la vittoria, ma il suo fallimento, sempre possibile, non le fa perdere senso: essa è di per se stessa una vittoria. "La natura stessa della resistenza nonviolenta - scrive Gandhi - è tale che i frutti del movimento sono contenuti nel movimento stesso".
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