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Cecenia: non terrorismo ma sciopero della fame

Da oltre un mese un attivista per i diritti umani ceceno sta portando avanti uno sciopero della fame, chiedendo una maggiore attenzione ed impegno dell'Europa per la pace in Cecenia
17 gennaio 2006 - Maddalena Parolin

Ibragimov Said-Emin Ibragimov, presidente dell'organizzazione cecena "Per la pace e i diritti umani" attualmente in esilio a Strasburgo, è in pericolo di vita. L'attivista ceceno sta portando avanti da oltre un mese uno sciopero della fame. Le istituzioni europee ed internazionali cui si rivolge e la stampa però tacciono. Lo scopo di Ibragimov è quello di attirare l'attenzione sulla situazione drammatica del popolo caucasico con un metodo nonviolento, chiedendo un maggiore impegno per la pace in Cecenia.

Nel comunicato emesso il 10 dicembre, giorno dell'inizio dello sciopero, Ibragimov, 60 anni, che è stato ministro delle Comunicazioni della Repubblica Cecena ai tempi di Dudaev, esprime due richieste:
“1 Che vengano presi provvedimenti, in conformità agli impegni internazionali, per porre fine alla guerra in Cecenia.
2 Che vengano ufficialmente riconosciute le gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà in Cecenia, con le conseguenze giuridiche di tale riconoscimento”.

Le sue richieste si rivolgono all'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, al Parlamento Europeo e al Segretariato Generale delle Nazioni Unite, nonché “ai mass-media e alle organizzazioni per la difesa dei diritti e ad altre organizzazioni sociali e politiche, ai partiti politici e a tutta la comunità mondiale”. Finora sembra però che l'unica attenzione sia quella delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani, che hanno manifestato il loro supporto, come l'Associazione per i Popoli Minacciati (APM/GFBV) che ha inutilmente tentato di convincere l'attivista ad assumere cibo o Svetlana Gannushkina, dell'ONG Memorial che ha chiesto all'attivista di interrompere lo sciopero.
All'azione di Ibragimov si è unito da pochi giorni un altro rifugiato ceceno: Khalikov Kamil, 47 anni, che ha perso la vista a causa della guerra, ha iniziato il 9 gennaio uno sciopero della fame in Belgio ed intende trasferirsi presso la sede di Bruxelles del Parlamento Europeo. Khalikov afferma di voler fare qualcosa per il suo popolo, di credere nella vittoria e per questo ha scelto di seguire l'esempio di Ibragimov, utilizzando metodi pacifici contro la violenza e lotta armata nella sua patria.

Negli ultimi giorni il Consiglio d'Europa ha creato una commissione speciale per ricevere le richieste di Ibragimov e gli è stata consegnata una lettera di appoggio firmata da due deputati estoni e dal deputato Rudolf Binding, referente dell'Assemblea sulla Cecenia dal quale ha ricevuto l'appoggio personale. Ma Ibragimov sta però continuando la sua protesta, chiedendo documenti più concreti che garantiscano che le sue richieste vengano riconosciute. Funzionari del Consiglio hanno promesso che le sue richieste saranno nell'agenda nella prossima sessione del Consiglio che inizierà a Strasburgo il 23 gennaio. Nella mattina del 25 verrà presentato all'Assemblea il rapporto di Rudolf Binding sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia, per quella giornata gli attivisti per i diritti umani e in particolare i profughi ceceni si stanno dando appuntamento a Strasburgo per manifestare.

Ibragimov 2 Nel frattempo le condizioni di Ibragimov sono sempre più critiche ed i medici hanno declinato ogni responsabilità sulla sua vita, dopo che l'attivista ha rifiutato i trattamenti medici ed ottenuto di essere portato fuori dall'ospedale, davanti al Parlamento Europeo. Ma nemmeno una persona che si lascia morire di fronte agli occhi degli europarlamentari riesce a rompere il silenzio che copre le gravi violazioni dei diritti umani verso un popolo da parte della potente Russia. Lo sciopero della fame di Ibragimov preoccupa la popolazione cecena e gli attivisti per i diritti umani di tutti i paesi, in un certo senso il silenzio che perdura attorno alla vicenda sembra quasi mostrare ai ceceni la scarsa efficacia dei metodi nonviolenti.
Davvero solamente gli attacchi terroristici, non più ormai “semplici” bombe o esplosioni di singoli kamikaze ma drammatici maxisequestri, restano l'unico modo possibile ai ceceni per richiamare l'attenzione sul loro popolo?

Note:

Links:
http://ceceniasos.ilcannocchiale.it
http://www.popoliminacciati.it/2c-stampa/2006/060104it.html
http://chechenpress.co.uk/english/news/2006/01/12/02.shtml
http://www.chechenpress.co.uk/english/news/2006/01/12/03.shtml

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