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Il "no" all'esecuzione di Saddam, visto da un'altra prospettiva. Perché la sua sparizione dal mondo terreno metterebbe fine alla ricerca della verità e di quanto sta "dietro" alle sue orrende azioni.

Saddam deve rimanere vivo

Un processo a Saddam deve essere globale e far emergere i massacri, i genocidi, ma anche le collusioni di molti paesi occidentali e medio-orientali, che hanno venduto armi o sostenuto la sua dittatura.
6 novembre 2006

L'antica prigione a Sulaymanya, dove passarono, trovando tortura e morte, migliaia di avversari del regime di Saddam. Adesso è divenuto un museo della memoria e contiene testimonianze visive di quanto successe negli anni dell'<i>Anfal</i>

Parigi (AsiaNews) – Secondo Saywan Barzani, rappresentante kurdo in Europa, “Saddam Hussein deve rimanere vivo per poterlo giudicare di tutte le colpe che egli ha compiuto contro il popolo iracheno. Se si elimina lui, si cancellano le testimonianze sui massacri e i genocidi da lui compiuti”.

Il nipote di Massud Barzani, presidente del Kurdistan iracheno, pensa che “portare a galla la verità su questi massacri e genocidi è importante perché può far venire alla luce anche le responsabilità di tanti paesi in occidente e in oriente, che hanno sostenuto Saddam, vendendogli armi, o chiudendo gli occhi sulle sue violenze”.

Di fronte al mondo che si schiera in modo ideologico davanti alla condanna dell’ex dittatore iracheno (pro o contro l’America; pro o contro la pena di morte), la proposta di Barzani è fuori dal coro: “Dare la condanna a morte per 148 sciiti uccisi a Dujail, quando si aspetta di conoscere la verità su massacri di altre centinaia di migliaia di vittime, sia sciite, sia kurde, rischia di essere solo un modo di coprire le colpe di tanti altri nel mondo, legati a Saddam Hussein”.

“Il processo a Saddam Hussein – continua Barzani - deve avere valore educativo per il mondo intero: Usa e Urss hanno giocato la carta della guerra fredda sull’Iraq; le dittature medio-orientali lo hanno foraggiato contro l’Iran, ma anche contro la popolazione irachena; tutti i paesi occidentali – forse escluso il Vaticano – gli hanno venduto armi, gas tossici, bombe chimiche, mine antiuomo”.

Secondo i dati raccolti dal Ministero iracheno per i diritti umani , durante l’invasione irachena dell’Iran, negli anni ’80, al confine fra Iran e Iraq almeno 2 milioni di persone sono morte o rimaste ferite; nella Prima guerra del Golfo, sono state uccise 200 mila persone; 200 mila sciiti sono stati massacrati nel 1991, dopo il loro tentativo di rivolta contro Saddam; 500 mila kurdi sono stati uccisi dalla sua politica genocidiaria. L’Iraq ha anche il record mondiale di sparizioni: dal 1980 in poi, più di 200 mila persone sono scomparse. Fra esse almeno 10 mila kurdi fayliti (sciiti); 8 mila membri della tribù Barzani. Oltre 4500 villaggi e 26 città sono stati distrutti negli anni ’80. Nel Kurdistan iracheno sono stati formati 110 campi di concentramento che il regime definiva “campi collettivi” o “villaggi moderni”, circondati da filo spinato e controllato da forze militari. Più di 750 mila kurdi sono stati trascinati dalle montagne a vivere in questi “villaggi”; un altro mezzo milione è stato trascinato nel deserto, al confine con Giordania e Arabia Saudita. Secondo Patrick Baudouin, presidente della Federazione internazionale per i diritti umani, l’ex dittatore è responsabile della creazione di più di 4 milioni di rifugiati.

Un particolare del cimitero di Halabja (Kurdistan iracheno). L'<i>Anfal</i>, ovvero lo sterminio sistematico del popolo curdo, provocò 182 mila tra uccisi e "desaparecidos", in maggioranza maschi, e la distruzione di 5000 villaggi. Saddam Hussein è adess

Saddam Hussein è sotto processo anche per un altro caso. Anche qui egli è accusato di genocidio e crimini contro l’umanità perpetrati con la campagna detta Anfal (bottino di guerra) scatenata nell’87 e nell’88, che ha provocato la morte di più di 100 mila kurdi, molti di essi uccisi con gas venefici. Se la condanna a morte comminata ieri viene confermata anche in appello, egli sarà impiccato senza che il processo per il genocidio kurdo possa essere concluso.

Alla domanda se l’Iraq andrà meglio dopo la condanna di Saddam Hussein, Barzani risponde:“C’è molta retorica in queste affermazioni. Ormai Saddam Hussein non ha alcun potere sull’Iraq. Che lui muoia o sia vivo, non cambia nulla. Nessuno vuole riconoscerlo, ma i problemi dell’Iraq non vengono più dagli uomini legati al carro di Saddam. Anche l’idea che l’Iraq è sull’orlo della guerra civile o della guerra etnico-religiosa è falsa. Certo, nella comunità sciita vi sono estremisti, come pure fra i sunniti, ma il vero grande problema è la porosità delle frontiere. Dai paesi vicini continuano ad arrivare persone che sono pronte al suicidio, alla lotta. Al Qaeda ha detto che ben 4 mila mujaheddin hanno offerto la vita come kamikaze in Iraq. Secondo i servizi segreti iracheni, i mujaheddin uccisi sono stati almeno 8 mila. Ciò significa che vi è un vero e proprio esercito di fondamentalisti nel nostro paese, provenienti da Siria, Iran, Afghanistan, ecc… A questo vanno aggiunti gli oltre 46 mila delinquenti e criminali comuni che Saddam Hussein ha fatto liberare prima della sua caduta. Questi alimentano l’industria dei sequestri; quelli la serie delle autobomba. Il risultato è la poca sicurezza ovunque. Il problema è che gli americani non accettano i nostri criteri per attuare la sicurezza: se lasciassero a noi iracheni risolvere questi problemi, in pochi mesi tutto sarebbe tranquillo. Guardi il Kurdistan: lì la sicurezza è delegata ai peshmerga kurdi e quello è il luogo dove non avvengono attacchi, rapimenti e le frontiere sono controllate”.

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