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Sudan: una pace da costruire

Newsletter numero 3

15 febbraio 2008
Fonte: Campagna Sudan

Benvenuta/o,

questo è il primo numero della nuova Newsletter della Campagna Italiana per il Sudan - Una pace da costruire.

Dal 1995 la Campagna Italiana per il Sudan è impegnata in Italia in attività di informazione e sensibilizzazione sull'evoluzione della situazione sudanese; dal 2006 è presente anche in Sudan in tre differenti regioni per il supporto alla realizzazione, attraverso partner locali, di progetti di peace e capacity building e di lotta all'esclusione sociale.

L'obiettivo della Newsletter è quello di aggiornare continuamente l'informazione sull'evoluzione dei fatti riguardanti il processo di pace e lo sviluppo socio - economico del Paese, che oggi, a tre anni dalla firma degli accordi, si trova ad affrontare grandi sfide sotto molti punti di vista.

Ci si propone, inoltre, di offrire un primo strumento di collegamento tra tutti coloro che, in Italia, si occupano di Sudan.

Speriamo di aver fatto cosa gradita con questo invio; per qualsiasi ulteriore informazione, contattare la segreteria della Campagna:

Cristina Sossan

Via della Signora 3, 20122 Milano

Tel 02 7723285

Fax 02 76015257

segreteria@campagnasudan.it

Per iscriversi o chiedere la cancellazione del proprio indirizzo da questa lista scrivere a:

info@campagnasudan.it

Cordialmente,

Cristina Sossan

Segreteria Campagna Italiana per il Sudan

Sudan: una pace da costruire

Newsletter, numero 3, 15 febbraio 2008

«Un trattato non basta: non dobbiamo mai dare per scontato che gli impegni presi sulla parola e quelli firmati su un pezzo di carta siano veramente mantenuti. Costruire la pace in Sudan è un'operazione a lungo termine».

Marina Peter in Scommessa Sudan, 2006

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Indice

I fatti

Darfur, 1 / Offensiva di Khartoum, strage di civili, esodo di profughi

Darfur, 2 / Il governo firma l'accordo con la missione Onu/Ua

Darfur, 3 / Spielberg non va alle Olimpiadi di Pechino

Ciad / Riprende il dispiegamento della forza Ue

Nord e Sud Sudan / Scontri nella regione di Abyei

Sud Sudan e Uganda / Lra in marcia verso la Repubblica Centraficana

Il commento

Ciad: l'altra guerra del Darfur e i silenzi di Parigi (di Diego Marani)

I documenti

Armi leggere e petrolio, tra Cina e Sudan

La Campagna Sudan

Chi siamo

Appuntamenti

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I fatti (Fonti: Ap, Afp, Al Jazeera, Ansa, Bbc, Misna)

Darfur, 1 / Offensiva di Khartoum, strage di civili, esodo di profughi

Dal 7 febbraio e per alcuni giorni l'esercito di Khartoum ha lanciato una offensiva in Darfur, tra le più sanguinose degli ultimi mesi. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha condannato gli attacchi del 7 febbraio avvenuti in tre località del Darfur occidentale (Abu Suruj, Sirba e Seleia) e attribuiti alle milizie janjawid. «L'attacco a Seleia - aggiunge la nota del portavoce di Ki-moon - avrebbe incluso raid aerei da parte delle forze governative». Tutte le parti coinvolte, conclude il comunicato, «devono aderire al diritto internazionale umanitario che proibisce attacchi militari contro i civili».

La missione congiunta Unione Africana-Onu in Darfur ha confermato che le vittime sarebbero almeno 200 e che la città di Abu Suruji è stata rasa al suolo. Secondo l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Acnur) circa 12.000 civili hanno lasciato il Darfur per rifugiarsi in Ciad e sfuggire ai combattimenti. I profughi starebbero convergendo verso la regione di Birak, nel sud-est del Ciad.

L'esercito sudanese ha confermato di aver attaccato e bombardato le tre località per respingere dall'area i ribelli del Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (Jem).

Darfur, 2 / Il governo firma l'accordo con la missione Onu/Ua

Deng Alor, ministro degli Esteri sudanese, dopo settimane di negoziati ha firmato il 9 febbraio un accordo che consente libertà di movimento e di comunicazione per la missione congiunta dell'Unione africana e dell'Onu in Darfur (Unamid). Per Rodolphe Adada, responsabile politico della missione, «è un importante passo avanti». L'Unamid è composta da circa 26.000 uomini (ventimila militari e seimila tra poliziotti e personale amministrativo), in prevalenza provenienti da paesi africani per rispondere a una precisa richiesta del governo di Khartoum. Ha il suo quartier generale a El Fasher. Nel frattempo l'Etiopia ha messo a disposizione i cinque elicotteri che ancora mancavano alla forza.

Darfur 3 / Spielberg non va alle Olimpiadi di Pechino

Il regista cinematografico statunitense Steven Spielberg il 12 febbraio si è dimesso dal ruolo di consigliere artistico per le Olimpiadi di Pechino del 2008, accusando la Cina di non fare sufficiente pressione sul governo del Sudan affinché questo ponga fine alle sofferenze che continuano in Darfur.

Liu Jianchao, portavoce del ministero degli esteri cinese, ha ribadito che la Cina è preoccupata per la crisi umanitaria in Darfur e ha invitato ad essere «più pragmatici», perché «la vuota retorica non aiuta».

Ciad / Riprende il dispiegamento della forza Ue

Il 13 febbraio è ripreso, con l'atterraggio di un aereo militare da trasporto nella città orientale di Abeché, il dispiegamento del contingente europeo nel Ciad orientale e nella Repubblica Centrafricana (Eufor Ciad-Rca) per proteggere gli sfollati interni e i rifugiati sudanesi. Approvato il 28 gennaio dai ministri degli Esteri dell'Unione europea, il dispiegamento di 3.700 uomini da parte di 16 paesi europei (che dovrebbe concludersi entro la fine di marzo) era stato sospeso il 1° febbraio in seguito agli scontri tra ribelli ed esercito nella capitale N'Djamena.

Nord e Sud Sudan / Scontri nella regione di Abyei

Secondo fonti di stampa sudanese, riprese dal sito www.sudantribune.com , soldati dell'esercito di Khartoum e truppe dell'Spla si sarebbero scontrati a colpi di arma da fuoco nella regione di Abyei, causando alcuni feriti e - secondo fonti non confermate - anche un morto. L'incidente avrebbe coinvolto in particolare appartenenti della etnia misseriya. La tensione nella zona di Abyei, ricchissima di petrolio, è alta, anche perché non si è ancora trovata la soluzione alla questione dei confini, cosa prevista del trattato di pace tra governo e Spla firmato a inizio 2005.

Sud Sudan e Uganda / Lra in marcia verso la Repubblica Centraficana

Secondo il quotidiano ugandese Daily Monitor alcune centinaia di ribelli dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra) che finora si trovavano nel campo di raccolta di Ri-Kwangba, in Sud Sudan, sarebbero in movimento verso la Repubblica Centrafricana. Lra è la sigla di un gruppo di ribelli armati nel nord dell'Uganda, con basi in Sud Sudan, che ha combattuto per molti anni contro il governo di Kampala; i colloqui di pace tra le due parti sono in corso a Juba, la capitale del Sud Sudan.

Già nel febbraio 2007 un gruppo di circa 400 esponenti dello Lra si era trasferito nel vicino paese. Il capo negoziatore dello Lra ai colloqui di Juba, David Matsanga-Nyekorach, ha tuttavia smentito la notizia, bollandola come «propaganda del governo». I colloqui di Juba, ripresi a inizio febbraio, sono stati nuovamente sospesi dopo che i ribelli hanno chiesto più tempo per consultarsi su uno dei punti-chiave dell'agenda: il processo di disarmo, smobilitazione e reintegrazione.

Il commento

Ciad: l'altra guerra del Darfur e i silenzi di Parigi

Idriss Deby è ancora il presidente del Ciad. L'offensiva dei ribelli provenienti dall'est, che li avevi portati a combattere per le vie della capitale N'Djamena (si veda la Newsletter del 1° febbraio), sembra per il momento essere fallita.

Il 2 febbraio duemila ribelli armati di kalasnhikov, mitragliatrici e lanciarazzi, arrivati a bordo di circa 300 fuoristrada, avevano preso il controllo di N'Djamena e ingaggiato violenti scontri con l'esercito, assediando il presidente Idriss Deby nel suo palazzo. Poi è intervenuta la Francia a fianco dell'esercito ciadiano e i ribelli si sono ritirati. Gli scontri hanno lasciato sulle strade della capitale un numero ancora imprecisato di vittime.

Il 6 febbraio il ministro della difesa, Hervé Morin, è andato a N'Djamena per ribadire il sostegno di Parigi a Deby. Sul quotidiano francese Le Monde, il 12 febbraio, Jean-Francois Bayart ha scritto che la Francia avrebbe ingaggiato nella battaglia di N'Djamena il 1 febbraio degli ufficiali di Stato maggiore, il 2 gli ufficiali delle operazioni speciali, e che il 4 avrebbe inviato armi a Deby attraverso la Libia.

Deby dunque è stato salvato dalle truppe che gli sono rimaste fedeli e da Parigi, che gli ha offerto nel momento cruciale sostegno diplomatico e - attraverso il contingente militare francese dislocato a N'Djamena - un aiuto logistico decisivo. Sembra di rivedere quanto accaduto nell'aprile del 2006.

Nessuno finora può prevedere se e quando ci sarà una seconda fase dell'offensiva. Deby ha approfittato della vittoria (o, per meglio dire, della non sconfitta) per dare un giro di vite contro l'opposizione, al punto che la Commissione europea gli ha ricordato che dovrebbe «liberare immediatamente» i leader dell'opposizione politica non armata messi in carcere. La Francia di Sarkozy, che pure è membro della Ue, tace.

Ma il Ciad continua a rimanere l'altro lato della guerra in Darfur, e non solo per la presenza di migliaia di profughi sudanesi. Uno dei punti più delicati delle prossime settimane è quello relativo al dispiegamento della forza di pace dell'Unione europea, voluta soprattutto dalla Francia, che dovrebbe operare nell'est del Paese. I ribelli non solo accusano Parigi di appoggiare Deby ma anche sono convinti che una forza composta soprattutto da soldati francesi non possa mantenersi neutrale. Alcuni osservatori internazionali sostengono che l'attacco su N'Djamena sia stato sferrato proprio per impedire la dislocazione della missione Eufor Ciad-Rca. Uno scontro tra ribelli e soldati europei sarebbe un ulteriore elemento di crisi nel già sufficientemente complicato e tragico scacchiere della guerra in Ciad/Darfur. (Diego Marani, giornalista, ha curato insieme a Pier Maria Mazzola il libro Scommessa Sudan).

I documenti

Armi leggere e petrolio, tra Cina e Sudan

Lo Small Army è un centro di ricerca indipendente svizzero, con sede a Ginevra, specializzato sulle cosiddette armi leggere. Il suo sito è www.smallarmssurvey.org.

Nel luglio 2007 ha pubblicato un rapporto specifico sul Darfur Arms, oil and Darfur, di 12 pagine; questo è il link: www.smallarmssurvey.org/files/portal/spotlight/sudan/Sudan_pdf/SIB%207%20Arms.pdf. Ecco una sintesi curata da Serena Menozzi per la Campagna Sudan.

Il rapporto Arms, oil and Darfur dello Small Arms Survey offre una dettagliata analisi dello sviluppo delle relazioni economiche e politiche tra Cina e Sudan, con un'attenzione particolare al settore petrolifero, al commercio di armi e al conflitto in Darfur.

Il coinvolgimento cinese nell'economia petrolifera del Sudan ha origine nel 1994, quando la China National Petroleum Company effettua le prime rilevazioni per verificare la fattibilità di eventuali investimenti. Un anno dopo Pechino decide di finanziare l'avvio di progetti di sviluppo del settore petrolifero. La China National Petroleum Company (Cnoc), dà inizio alle prime operazioni nel Blocco 6 (situato nella zona centro-orientale del Sudan, comprendente aree degli stati del Kordofan e del Darfur meridionale) e in poco tempo espande la propria attività ai blocchi 1, 2, 4 (ancora Kordofan e stato di Unity) e ai blocchi 3 e 7 (Upper Nile e South Kordofan), grazie all'acquisizione di importanti pacchetti azionari dei due maggiori consorzi petroliferi operanti nel paese.

Nel 1999 il consorzio Greater Nile Petroleum Operation Company - del quale la Cnpc detiene il 40 % delle azioni - termina la costruzione di un oleodotto di 1.600 km e con una capacità di 200.000 barili al giorno, che collega Heglig a Port Sudan, sul Mar Rosso.

Il denaro e il trasferimento di know-how cinesi permettono allo stato sudanese di sviluppare le infrastrutture necessarie per il settore, fino a renderlo capace di esportare petrolio nel 1999, anno in cui vengono ultimati l'oleodotto Heglig-Port Sudan e la raffineria di Khartoum.

Il governo sudanese inizia dunque a incassare le ingenti rendite derivanti dalle esportazioni, che crescono dai 61 milioni di dollari del 1999 ai 596 miliardi di dollari del 2001, pari ad un incremento dell'876% in due anni. Secondo l'ex ministro degli Affari esteri sudanese Lam Akol l'80% dei relativi profitti è servito a produrre o acquistare armi.

Anche in questo caso è la Cina ad "accompagnare" lo stato sudanese nel processo di potenziamento militare, rendendosi disponibile come principale venditore di armi ma anche come fornitore di conoscenze tecnologiche e assistenza tecnica. Per tutti gli anni Novanta arrivano elicotteri, aerei, carri-armati, mine antiuomo, e anche armi di piccolo taglio. Contemporaneamente la Cina sostiene il Governo del Sudan nel suo progetto di sviluppo dell'industria militare, inviando ingegneri specializzati a supervisionare i processi di costruzione delle componenti e di assemblaggio.

Dal 2002 al 2007 hanno luogo tra Pechino e Khartoum una serie di incontri tra i membri dei più alti ranghi dei rispettivi eserciti per ampliare e potenziare gli accordi di fornitura di armamenti e assistenza tecnica.

La Campagna Sudan

Chi siamo

La Campagna Italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Il sito che illustra l'attività della Campagna è in via di rifacimento; per informazioni sulle sue attività passate www.campagnasudan.it.

Appuntamenti

Ciad, Darfur, Kenya... Tavola rotonda a Milano

Mercoledì 20 febbraio alle ore 18.00, presso l'Istituto per gli studi di politica internazionale a Milano (Palazzo Clerici in via Clerici 5) si svolgerà una tavola rotonda su: Ciad, Darfur, Kenya... L'Africa fra crisi dello stato e rivalità etniche. È già finita la rinascita? Parteciperanno: Giampaolo Calchi Novati docente all'Università di Pavia; Paolo Magri, direttore dell'Ispi; Armando Sanguini, direttore generale per l'Africa sub-sahariana al Ministero degli Affari Esteri; Marina Torre di Acra.

Basta guerra in Darfur, evento a Roma

Domenica 24 febbraio alle ore 18.00, presso l'Auditorium Parco della Musica (Spazio Risonanze) a Roma, si svolgerà l'evento Basta guerra in Darfur con Fiorella Mannoia e Monica Guerritore. Parole per dare voce e vita all'Africa di Mariella Nava, Evoè, Africa canta. Proiezione di A journey to Darfur, di George e Nick Clooney. Presenta Mario Tozzi.

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