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Scarpe contro le bugie di guerra.

7 settembre 2010 - Rossana De Simone

Quando nel dicembre 2008 il giornalista televisivo Muntazer al-Zaidi lanciò due scarpe contro il presidente degli Stati Uniti George Bush, questi aveva appena fatto in tempo a dire che la guerra in Iraq non era ancora finita.

Giornalista lancia due scarpe contro Bush
http://www.youtube.com/watch?v=RN7OqGoCp4U

Dopo l’attacco ai simboli della potenza economica e militare statunitense avvenuto l’11 settembre 2001, Bush fece appello per la prima volta all’articolo 5 del trattato della NATO cominciando quella che lo stesso presidente aveva definito “la prima guerra del XXI secolo”.
“Siamo in guerra; un gruppo di barbari ha dichiarato guerra al popolo americano. I barbari sono i talebani, e il loro leader è Osama Bin Laden”.
Era l’ottobre 2001.

Due mesi dopo, l’intervento militare americano era già entrato nella seconda fase, ovvero quella dei raid di terra. Ad eccezione di Londra, che per voce del suo sottosegretario alla Difesa dichiarava che i campi di addestramento dei terroristi in Afghanistan erano stati pesantemente danneggiati “abbiamo giocato un ruolo attivo nella coalizione, lanciato missili Tomahawk, compito missioni aeree di supporto e mantenuto la base di Diego Garcia costantemente a disposizione delle forze americane”, l’Europa si mostrava scettica sull’efficacia e l’opportunità di continuare a seguire quella strada contro il terrorismo. Il primo ministro Tony Blair si presentava dunque come “il fratello maggiore” dell’America di Bush.

Così quando nel 2003 le forze americane nel Golfo erano pronte ad attaccare l'Iraq anche senza il consenso dell’ONU e senza che gli ispettori Iaea nei loro rapporti avessero trovato “le prove” del possesso da parte irachena di armi di distruzione di massa, prove fornite dal Segretario di stato americano Colin Powell, Tony Blair aveva già deciso di fornire agli alleati soldati, portaerei, cacciamine e sottomarini oltre che un centinaio di velivoli.
Il generale Tommy Franks annunciava il 23 marzo che gli Stati Uniti avrebbero condotto un tipo di guerra del tutto nuovo: “Sarà una campagna come nessun’altra nella storia, caratterizzata dallo shock e dalla sorpresa, dalla flessibilità, dall’impiego di munizionamento di precisione su una scala mai vista e dall’applicazione di una forza preponderante”.

Il comandante delle forze Usa in Iraq Tommy Franks verrà denunciato per crimini di guerra in un tribunale belga poco dopo, e la dottrina Rumsfeld, il nuovo pensiero militare, che prevedeva l’impiego congiunto delle più avanzate tecnologie belliche e delle tecniche di guerra psicologica, si rivelerà un fallimento totale.

Un fallimento che coinvolgerà non solo il modo di condurre le operazioni militari e i suoi comandanti, ma che rivelerà la crisi complessiva del sistema americano.
In Afghanistan dopo le dimissioni di McChrystal prenderà il comando Petraeus, ma prima di McChrystal si era dimesso l’ammiraglio William Fallon. Fallon, comandante statunitense in Medio Oriente, nel 2008 aveva rassegnato le sue dimissioni dopo una intervista all'Esquire Magazine nella quale aveva criticato il presidente degli Stati Uniti George W. Bush e la sua politica nei confronti dell'Iran.
Il generale Stanley McChrystal, comandante delle truppe Nato in Afghanistan, rassegna le dimissioni nel giugno 2010 dopo aver criticato il presidente Obama in un'intervista alla rivista Rolling Stone.

http://www.esquire.com/features/fox-fallon
http://www.esquire.com/blogs/politics/david-petraeus-afghanistan-strategy-062310
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/06/25/AR2010062504087_pf.html

Nel 2006 David Petraeus, il generale conosciuto per aver fermato tra il 2007 e 2008 l'escalation insurrezionale in Iraq, scrive un nuovo manuale: Counterinsurgency. Si dice che quando Petraeus ha assunto il comando nel gennaio del 2007 aveva in dotazione circa 1 miliardo per corrompere i signori della guerra. Il caos provocato dalla guerra era stato semplicemente addomesticato con il denaro. Della corruzione se ne era già parlato nel 2003:
Alti ufficiali iracheni hanno preso tangenti
http://www.pakdef.info/forum/showthread.php?4112-US-Confirms-Top-Iraqi-Officers-Took-Bribes-To-Surrender

How the US sent $12bn in cash to Iraq. And watched it vanish
http://www.guardian.co.uk/world/2007/feb/08/usa.iraq1

Meet Abu Abed: the US's new ally against al-Qaida. With summary beatings and imprisonments, he has the methods of a mafia don. But he and others like him are crucial to American strategy
http://www.guardian.co.uk/world/2007/nov/10/usa-al-qaida/print

Nel maggio 2003 Paul Bremer, capo della direzione dell'Autorità provvisoria in Iraq, aveva disciolto l’Esercito iracheno escludendo gli ex membri dei servizi informativi e della polizia politica di Saddam Hussein, ex membri delle unità d’elite della Guardia repubblicana e tutti gli ex membri del partito Baath. Nel 2005 durante i due attacchi contro la città di Falluja alcuni battaglioni iracheni si rifiutarono di partecipare ai combattimenti e di garantire l’ordine pubblico. Paul Bremer era protetto da mercenari delle società militari private, le stesse usate per eludere le restrizioni del Congresso, foraggiate con 375 miliardi l’anno (Gates ha promesso di ridurre la percentuale di contraenti privati del Pentagono dal 39% dell’organico al 26%) e organizzate da personaggi accusati di contrabbando d’armi, crimini di guerra e frodi fiscali.

Il 1 settembre 2010 il nuovo presidente americano Barack Obama annuncia la fine dei combattimenti in Iraq e il ritiro delle truppe.
“E’ ora di voltare pagina e di lasciare la gestione della sicurezza agli iracheni”.
Missione compiuta: la Guerra in Iraq è in parte responsabile della crisi finanziaria
The true cost of the Iraq war: $3 trillion and beyond
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/09/03/AR2010090302200.html

Il segretario alla Difesa statunitense, Robert Gates, ha ammesso che la guerra in Iraq è partita da premesse sbagliate e per tale motivo, sarà giudicata in maniera negativa dalla storia. La minaccia di Saddam Hussein e delle armi di distruzione di massa, ha detto Gates, non era valida e anche se i risultati della guerra si sono rivelati positivi per gli Stati Uniti, essi saranno sempre offuscati da come tutto è cominciato.

Una guerra basata su di una bugia e l'inganno intenzionale. I soldati americani sono morti per una bugia. Il presidente Obama ha parlato del costo per gli americani di liberare l'Iraq tuttora abitato da 50.000 soldati americani e 200.000 mercenari privati e "imprenditori”.
Obama non ha parlato però dei morti iracheni (da 100.000 a 1.000.000, la maggior parte donne e bambini), 4 milioni di sfollati, innumerevoli bambini rimasti orfani e mutilati, villaggi e città distrutti.
Per Obama l’ “impegno” americano ha portato la “pace” agli iracheni. Una guerra per un governo fantoccio costata 3.000 miliardi di dollari e la distruzione delle libertà civili americane.
Non la Costituzione ma il Congresso può decidere una nuova guerra, può decidere l’uso della tortura, può spiare gli americani senza mandato se tutto questo viene giustificato come "sicurezza nazionale".

Nel luglio 2010, davanti alla commissione d’inchiesta britannica sulla guerra in Iraq, Hans Blix, ex capo ispettore Onu, ha dichiarato che la guerra in Iraq è stata ingiustificata e al di fuori di ogni quadro giuridico. “Alla fine di tutto il lavoro d’ispezione dei siti fummo chiari: no, non abbiamo trovato armi di distruzione di massa. Sia Londra che Washington avrebbero dovuto prendere atto che le loro fonti non erano ben informate”.
Tony Blair invece continua a credere alla contestata frase contenuta nella prefazione a un rapporto di intelligence del 2002 secondo cui l’Iraq avrebbe potuto sferrare un attacco con armi chimiche o batteriologiche nel giro di 45 minuti. "Ci credevo, francamente, oltre ogni dubbio".
Quando l’ex premier è giunto al Queen Elizabeth Centre è entrato da un ingresso secondario per evitare un centinaio di manifestanti e parenti di caduti in Iraq assiepati all’entrata. I dimostranti, che issavano cartelli come 'Criminale di guerra', hanno poi letto i nomi di civili e militari morti in Iraq.

A Dublino l’ex primo ministro in occasione della presentazione del suo ultimo libro dal titolo “Un Viaggio”, è stato bersaglio di un fitto lancio di oggetti fra cui una scarpa.
Un riferimento simbolico all’ex presidente statunitense George Bush che con Blair decise l’invasione dell’Iraq.
Scuffles at Blair Dublin Booksigning
http://www.youtube.com/watch?v=-R6phOnsVqM&feature=youtube_gdata_player

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