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Quotidianamente i soldati impegnati in zone di guerra chiedono di ritirarsi

Colombia: L'assemblea degli obiettori di coscienza riscuote solidarietà in Europa e Sudamerica

L'evento rappresenta un fatto significativo nella storia di questo paese, martoriato da una guerra lunga 40 anni

1 agosto 2006 - David Lifodi

"Ci sono motivazioni etiche più che sufficienti per dichiarare la propria obiezione contro tutti gli eserciti e il militarismo e dissentire contro una guerra che da 40 anni attanaglia il paese", ha dichiarato l’avvocato Camilo Castellanos, direttore dell'organizzazione non governativa "Piattaforma Colombiana dei Diritti Umani per la democrazia e lo sviluppo" in occasione dell'incontro internazionale degli obiettori di coscienza che ha avuto luogo a Bogotà lo scorso 18 e 19 luglio.
L'evento rappresenta un fatto significativo nella storia di questo paese, stretto nella spirale di una guerra interminabile che vede contrapposti i gruppi guerriglieri delle Farc e dell'Eln da un lato e i paramilitari (appoggiati e ampiamente sovvenzionati dal governo Uribe) dall'altro. Nel mezzo stanno campesinos e le Comunità di pace, che hanno condotto una politica non-violenta pagata a caro prezzo, culminata negli ultimi anni con l'uccisione sistematica dei loro leader. Arlan Rodrigo Salas e Luis Guerra hanno pagato con la vita (a distanza di poco più di un anno l'uno dall’altro) l'invito rivolto alla società civile e alla Comunità Europea di venire a visitare la comunità di San Josè de Apartadò, impegnata a condurre pratiche non-violente per non essere coinvolta in alcun modo nella guerra in corso.
L'assemblea degli obiettori di coscienza colombiani rappresenta quindi un atto coraggioso e al tempo stesso una sfida allo stato colombiano allo scopo di "trovare alternative etiche, politiche e giuridiche per i giovani che rifiutano di partecipare alla guerra e alle sue logiche distruttive", come ha ribadito l'Anoc (Asamblea Nacional de Objetoras y Objetores de Concencia de Colombia) durante due giorni di dibattiti e convegni a cui hanno partecipato esponenti dei movimenti pacifisti di Germania, Spagna, Stati Uniti, Ecuador e Paraguay.
Malgrado l'articolo 18 della Costituzione colombiana affermi che "nessuno è obbligato ad agire contro i princìpi della propria coscienza", in realtà la legge obbliga i ragazzi colombiani a prestare un anno di servizio militare, e le poche risorse di cui dispone la popolazione colombiana finiscono per avere un peso notevole nello spingere i giovani verso l'esercito oppure ad ingrossare le fila della guerriglia e dei "paras", hanno spiegato i membri di Anoc nel corso del dibattito a cui hanno partecipato oltre trecento persone, in gran parte giovani. La data dell'assemblea pacifista non era stata scelta casualmente, ma in contemporanea con la consueta marcia delle forza armate svoltasi il 20 di luglio per celebrare il giorno in cui la Colombia, nel 1810, raggiunse l'indipendenza. Alla sfilata delle forze armate gli obiettori hanno risposto esibendo striscioni in cui si chiedeva il rispetto dei diritti umani contrapponendosi così alla parata di carri armati, uniformi mimetiche e di tutto il resto dell'armamentario bellico mostrato in queste circostanze.
Sebbene il governo Uribe abbia di recente aumentato di circa 30mila uomini l'esercito dello stato, la stessa Presidenza della Repubblica è stata costretta ad ammettere che tra i 372mila uomini e donne che fanno parte di esercito e polizia, sono stati in molti a ritirarsi dopo essersi arruolati sia per mutilazioni e infermità fisiche nel corso dei combattimenti con i guerriglieri, sia per problemi psicologici derivanti dalla violenza del conflitto in corso. Del resto già il quotidiano El Tiempo lo scorso 2 luglio aveva rivelato che quotidianamente 17 soldati impegnati nelle zone di guerra presentano la domanda di ritiro, come confermato dal comandante delle forze armate Carlos Alberto Ospina. Inoltre sui frequenti ritiri ha inciso anche il caso di un giovane suicidatosi durante il servizio militare perché per tre mesi gli era stato impedito di vedere i suoi familiari.
"In Colombia", hanno spiegato gli attivisti di Anoc – "l’obiezione di coscienza non si rivolge solo al rifiuto di prestare servizio militare, ma anche verso il reclutamento operato dai gruppi armati che, in cambio di più alti salari in grado di alleviare le sofferenze economiche delle famiglie più povere, strappano ragazzi e ragazze giovanissime per obbligarli a combattere nella selva".
Infine, gli obiettori di coscienza colombiani hanno ricevuto il sostegno dall'organizzazione internazionale "Resistentes a la guerra", che appoggia incondizionatamente il rifiuto di prestare il servizio militare soprattutto in Iraq, Stati Uniti e Israele, dove la pratica di richiamare in combattimento i riservisti non è troppo diversa da quella varata dal governo Uribe, intenzionato a chiamarne in questo periodo oltre 10mila nel caso in cui la guerriglia sferri un attacco in forze contro l'esercito.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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