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    Un francescano contro la tortura. Lettera da Frate Louis: "La vita continua"

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Tortura: mai piu'?

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Alcuni paesi sembrano aver adottato l'ironica definizione coniata da Millor Fernandes di democrazia ("e' quando io comando su di te") e di dittatura ("e' quando tu comandi su di me") per ignorare la dignita' umana dei prigionieri di guerra.

Negli Archives of General Psychiatry di questo mese e' stato pubblicato un importante articolo che dimostra che l'effetto del trattamento riservato ai prigionieri di Guantanamo non differisce in niente rispetto alle pratiche piu' sordide e violente di tortura, e fornisce le basi scientifiche affinche' le autorita' internazionali le proibiscano in maniera rigida ed effettiva.

Lo studio, condotto dal Dr. Metin Basoglu e altri collaboratori del King's College di Londra, valuta l'impatto della tortura non fisica nei sopravvissuti alle guerre piu' recenti. Sono state esaminate 279 persone torturate a Sarajevo, Bosnia-Erzegovina, a Banja Luka e Belgrado, Serbia, e a Rijeka, Croazia, relativamente alle aggressioni non fisiche da loro subite - umiliazioni, manipolazioni psicologiche, esposizione a condizioni ambientali avverse e stress forzato. Tali situazioni sono state confrontate con le torture fisiche in relazione all'impatto generazionale di stress post-traumatico e alla perdita di controllo psichico delle persone sottoposte a tortura. Si e' dimostrato che l'effetto non differisce in niente rispetto a quello provocato dalle torture fisiche.

Si definisce tortura l'infliggere intenso dolore o sofferenza fisica o mentale a qualcuno, con intenti specifici. Tuttavia, i soldati statunitensi di Guantanamo hanno scelto una definizione piu' sintetica, eliminando l'effetto psicologico dai loro rapporti e permettendo quindi che si adottino negli interrogatori maschere, bende, corde, privazione di sonno, fame, sete, nudita' forzata, esposizione al freddo e all'oscurita' e altre manipolazioni psicologiche, allo scopo di logorare la resistenza del prigioniero. La definizione di tortura psichica dovrebbe comprendere la durata prolungata e intensa delle azioni, oltre all'accertamento dei profondi cambiamenti nello stato psicologico dei prigionieri. L'articolo dimostra che, nonostante i limiti ben definiti, le pratiche utilizzate negli interrogatori dagli statunitensi sono mera tortura.

Sul totale dei volontari esaminati, ne sono stati esclusi 49, per i quali la maggior fonte di stress e' stata la guerra in se' e non le pratiche di tortura. Dei rimanenti 230, il 76% ha sofferto di sindrome da stress post-traumatico (DPTS) - un 56% ne soffriva ancora al momento dello studio. La depressione si e' verificata nel 17,4% dei casi, mentre il 17% soffriva di depressione grave piu' di due anni dopo il carcere. Tra coloro che hanno subito piu' stress, il 30% ha sviluppato depressione.

Piu' dell'80% dei volontari ha riferito di aver subito almeno 30 tipi di tortura stressante durante la detenzione. Lo stress provocato da situazioni di umiliazione e minaccia, ad esempio vedere dei prigionieri torturati, essere legato per i genitali e isolato, e' simile allo stress causato dalla tortura fisica e maggiore di quello provocato da azioni di privazione, come la sete, la fame, l'oscurita' e la mancanza di assistenza, malgrado il fatto che anche questi ultimi si trovino in posizioni alte nella scala di valutazione dello stress.

Tra le torture fisiche, la piu' comune e' stata il pestaggio, che si e' verificato in piu' dell'80% dei casi. Per quanto sia difficile separare gli effetti della tortura non fisica in questi soggetti, gli studiosi li hanno classificati in tre gruppi in relazione all'associazione delle due modalita' di tortura. Tuttavia, si sono resi conto che l'intensita' della tortura fisica interferiva poco con lo sviluppo della DPTS o della depressione. Inoltre, hanno verificato che gli effetti psichici della sola tortura non fisica possono causare catastrofi psichiche della stessa gravita' di quelle provocate dall'associazione dei due tipi di tortura.

Gli autori concludono che le tecniche aggressive durante gli interrogatori o la detenzione, che comprendono privazione delle necessita' di base, isolamento, mantenimento di posture forzate, trattamento umiliante e altre pratiche di manipolazione psicologica, collimano perfettamente con i criteri di tortura e devono essere abolite nei paesi che rispettano i diritti umani. Non c'e' alcuna differenza fra tortura e trattamento crudele o degradante, come qualcuno vorrebbe.

Esiste un'aggravante fondamentale in tutto questo, dal momento che una delle poche azioni che alleviano lo stress e la depressione del torturato e' la dimostrazione d'odio e la rivolta contro il torturatore. In questo caso, la vittima puo' anche essere cittadina del paese che perpetra la tortura.

Questo articolo e' fondamentale per dimostrare alle autorita' internazionali che possono e devono interferire nelle pratiche utilizzate durante gli interrogatori non solo dagli Stati Uniti, ma da tutti quei paesi che non rispettano la dignita' umana. La rivista ha anche dimostrato coraggio offrendo a tutti gratuitamente l'articolo completo. Lo trovate qui: http://archpsyc.ama-assn.org/ .

Note:

Traduzione di Silvia Corbatto per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando le fonti, l'autore e il traduttore.

Articolo in spagnolo tradotto da Daniel Barrantes: http://www.adital.com.br/site/noticia.asp?lang=ES&cod=26862

Articolo originale in portoghese:
http://www.cartacapital.com.br/edicoes/2007/marco/437/tortura-nunca-mais

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