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Se non ora, quando?

Non chiamiamola Terra Santa, non ora

11 gennaio 2009 - Nadia Redoglia

Scrive da Gerusalemme Daniele Moschetti, missionario comboniano a noi noto per altro profondo rapporto epistolare che ci giungeva dai suoi sette anni trascorsi in uno slum della periferia di Nairobi nel quale condivideva miserie e nobiltà, frustrazioni e speranze di riscatto di quella gente, sapientemente descritte nel suo “Il Vangelo nella discarica’. Da altra terra, chiamata per convenzione santa, giungono riflessioni sofferte che noi qui in occidente potremo mai lontanamente comprendere appieno. Infatti Padre Daniele si domanda come sia possibile differire la cronaca bellica da una testata televisa all’altra. Palestina, Giornalismo embedded Ciò che trasmette, ad esempio, Al Jezeera non sono le stesse immagini che mandano in onda le tv italiane e dunque ci chiede come sia possibile che noi, da questa parte, possiamo prendere posizione senza conoscere veramente lo stato delle cose. Non accetta che i politici europei assumano posizioni di parte adducendo a legittime difese d’Israele, quando la realtà è assai distante dallo stabilire legittimo ciò che legittimo non è e difesa ciò che non può stare in piedi in questa storia di anacronistici, quanto improbabili, Davide e Golia. Tutti i palestinesi che vivono in Israele -più di un milione con passaporto israeliano- e nei territori occupati dall’autonomia da sempre vedono soprusi e prevaricazioni da parte israeliana che continua a occupare i loro territori, avanzando sempre di più, ignorando totalmente i dettami dell’accordo di Ginevra* che richiama tutti i precedenti. Israele innalza muri di sette metri e lunghi 800 chilometri in tutta la Gerusalemme est delimitando il territorio di Cisgiordania e West Bank, installa migliaia di check point che spuntano arbitrariamente come funghi inaspettati, presso i quali accadono i più vergognosi episodi di soprusi, umiliazioni, comportamenti irrispettosi e indegni e non solo verso i palestinesi -molti stranieri ne sono stati protagonisti- contro i quali abbiamo assistito a vere e proprie strafottenze, per non parlare di strapoteri da parte di giovani soldati israeliani poco più che bulletti di quartiere cui è demandato sostanzialmente potere di vita e di morte.
Padre Daniele ci dice che oltre l’inferno di Gaza, tutta Gerusalemme è assediata da migliaia di soldati in assetto di guerra, gli elicotteri sporcano il cielo e continuano a sorvolare la città. Il loro compito, a parte quello di approfondire la’psicologia del terrore’, è l’impedire ai giovani l’ingresso nella grande moschea permettendo l’accesso solo agli uomini ultra cinquantenni e così i giovani palestinesi -quelli che l’occidente definisce liberi di vivere in pace- sono costretti a pregare all’esterno. Quanto, si chiede il missionario comboniano, potranno ancora sopportare tutto questo?

Note:

* http://www.geneva-accord.org/mainmenu/italian

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