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Un esempio di pace nel Giappone feudale

La lunga pace dei Tokugawa

Con la fine di un'era di grandi disordini Ieyasu Tokugawa riunificò il Giappone sotto il suo dominio, dando inizio a un'era di pace, fondata però sull'oppressione e l'isolamento.
8 marzo 2005 - Massimiliano Pizzirani

Negli ultimi decenni del XVI secolo si conclude in Giappone l’era sengoku, caratterizzata da una totale anarchia e da decine di daimyo (signori feudali) in lotta tra loro. Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi sono i due personaggi a cui si deve la progressiva riunificazione del paese sotto un’unica bandiera, l’opera fu poi completata da Tokugawa Ieyasu, il quale sconfisse Hideyoshi nella grande battaglia di Sekigahara nel 1600, facendosi poi eleggere shogun (cioè supremo capo militare) dall’imperatore nel 1603 (un po’ come fece Carlo Magno col Papa).
Così ebbe inizio la lunga era Tokugawa, dal momento che la dinastia di shogun fondata da Ieyasu resisterà per più di due secoli e mezzo fino al 1868. Ieyasu non era un grande combattente, ma era certamente un politico di grandissima abilità, e riuscì a creare uno stato in grado di reggersi in piedi senza ricadere nella precedente anarchia, tuttavia per evitare sia la totale decentralizzazione del potere caratteristica dell’era sengoku sia il rischio di dover affrontare delle rivolte da parte o di qualche daimyo ambizioso o dei contadini sempre scontenti e affamati Ieyasu creò uno stato basato sull’oppressione di qualunque possibile nemico.
I daimyo avevano loro personali eserciti di samurai, costituivano quindi un pericolo costante se fossero diventati troppo potenti, dunque Ieyasu fece demolire le mura dei loro castelli, affinché in caso di guerra non fosse necessario assediarli, li costrinse a periodici soggiorni con tutto il loro seguito nella capitale, soggiorni che costavano molto denaro e così li impoverivano, e teneva in ostaggio i parenti di molti daimyo come assicurazione della loro fedeltà. Inoltre per diminuire il loro potere seguì una logica molto semplice: aumentò il loro numero, frammentò un po’ il paese in modo che i daimyo possedessero territori più piccoli e conseguentemente ne potessero trarre rendite più piccole.
I contadini si ribellavano periodicamente, lo avevano sempre fatto, ma nella mentalità giapponese i contadini sono nati per soffrire, e il periodo Tokugawa non faceva eccezione. Le leggi prescrivevano minuziosamente come i contadini dovevano comportarsi, e un detto diceva che “quanto più si strizzano i contadini e gli stracci bagnati tanto più ne esce”. Per facilitarne il controllo Ieyasu stabilì che i samurai erano gli unici che avevano diritto ad essere armati, quindi ai contadini rimanevano solo le falci e i bastoni, e anche i monaci buddisti, in passato militarmente pericolosi (Nobunaga rase al suolo il tempio del monte Hiei), non costituivano più una minaccia al potere centrale.
I samurai furono privilegiati da Ieyasu, erano gli unici a poter girare armati, potevano praticamente uccidere chi volevano senza dare spiegazioni, e nella progressiva stratificazione sociale avevano trovato il gradino più altro della piramide sociale. Tuttavia questa era solo apparenza. I samurai erano una casta di guerrieri, il che significa che si nasceva samurai, ma se si nasceva samurai in un’epoca di pace totale come l’era Tokugawa cosa si poteva fare? Non c’erano guerre da combattere, ma un samurai rimaneva un samurai, chi poteva entrava al servizio di qualche daimyo, ma in misura sempre crescente aumentò il numero dei ronin, i samurai senza padrone, e col passare del tempo la parola ronin divenne sinonimo di bandito, poiché molti per vivere furono costretti o trovarono conveniente abbandonare le regole di vita dei samurai per riuscire a mangiare. Molti divennero anche contadini, mercanti o artigiani, nonostante fosse considerato vergognoso fare una simile scelta.
Gli europei e la loro religione dopo molte indecisioni furono bandite dal Giappone. Ieyasu temeva (giustamente) che gli stranieri volessero utilizzare i monaci come teste di ponte per i mercanti, ed eventualmente i soldati, lasciare quindi che i gesuiti convertissero buona parte della popolazione era dunque politicamente pericoloso così Ieyasu dichiarò proibito il cristianesimo e i cristiani vennero perseguitati e uccisi praticamente tutti. Il Giappone chiuse totalmente le porte agli europei per mantenere la propria indipendenza e la propria stabilità, ma così facendo si chiuse anche a tutte le scoperte tecnologiche e scientifiche occidentali rimanendo sempre più indietro rispetto al resto del mondo.
La pace creata da Ieyasu è una pace fatta di un ordine ferreo, con leggi severissime per limitare al massimo la libertà di tutti a parte i samurai, samurai che però soprattutto nell’ultimo periodo costituirono un forte elemento di disagio sociale per via dei ronin, e con un totale isolamento dal resto del mondo sia per proteggersi da invasioni esterne sia per evitare interferenze nella gestione del potere da parte degli stranieri. Alla fine è una pace solo nominale, in quanto i contadini continuavano a fare la fame, i samurai soffrivano di crisi di identità per cui non sapevano più che significasse essere guerrieri, i daimyo potevano fare una bella vita a patto di non suscitare alcun sospetto nello shogun, ma in generale si può dire che Ieyasu abbia sacrificato troppo per poter dire che la sola pacificazione del paese bastasse per parlare della sua come di un’epoca d’oro.
I suoi successori poi continuarono in maniera miope la sua stessa politica di indebolimento dei daimyo aumentandone il numero, tanto che si passerà da qualche decina al tempo di Ieyasu a qualche migliaio alla fine del periodo Tokugawa. Ma è chiaro che una simile politica finisce per frammentare troppo uno stato rendendolo ingovernabile se si esagera, poi gli europei premevano sempre di più ed era impossibile pensare di poter ingaggiare battaglia contro eserciti così tecnologicamente superiori, fu così che nel 1854 per evitare la stessa fine della Cina nella guerra dell’oppio il Giappone riaprì i mercati agli stranieri. Così lo shogunato dei Tokugawa, e così anche il mondo chiuso e rigidamente diviso e organizzato che lo aveva caratterizzato, ebbe fine qualche anno più tardi, le crescenti tensioni interne favorite dagli stranieri spinsero l’ultimo shogun a restituire il potere all’imperatore, dando così inizio all’età moderna in Giappone.
L’era Tokugawa è un esempio di pace senza giustizia sociale, basata solo sulla chiusura e sull’ordine, al solo fine di mantenere il potere nelle mani dello shogun senza minimamente pensare al bene della popolazione.

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