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    Inquadramento storico per la letteratura

    La grande depressione economica e l'imperialismo

    L'economia europea tenta di uscire dalla depressione con una politica imperialistica che si afferma a partire dall'ultimo ventennio dell'Ottocento. Si formano grandi concentrazioni industriali monopolistiche che limitano la libera concorrenza. Lo Stato interviene assumendo la protezione dell'economia nazionale con una politica doganale "protezioninistica" (innalzando i dazi per le merci estere). Si creano nuovi mercati attraverso un'accentuazione dell'espansione coloniale. La nuova borghesia imperialistica è fortemente aggressiva all'esterno e autoritaria all'interno.
    4 ottobre 2004 - Alessandro Marescotti

    Dal 1849 al 1873 si verifica un forte sviluppo economico promosso da una borghesia ancora fedele ai principi del liberismo (spiegazione). La produzione cresce del 500%.
    Nel 1873 avviene il crollo della Borsa di Vienna.
    Dal 1873 al 1895 il mondo industrializzato entra in una crisi di sovrapproduzione in quanto l'offerta crescente delle merci non viene assorbita da un'adeguata domanda di consumo dei mercati interni. Questo periodo è definito "grande depressione".
    Dopo il 1896 la crisi di sovrapproduzione e la "grande depressione" vengono superate attraverso una politica economica di conquista aggressiva dei mercati mondiali. La borghesia passa così ad una nuova fase della colonizzazione e inaugura il cosiddetto "imperialismo" che consiste nella conquista armata di spazi econonici (mercati e materie prime) necessari a superare la "grande depressione".
    A tal fine la borghesia rinuncia al liberismo a livello internazionale e impone dei dazi doganali che avviano una fase di protezionismo. Il liberismo e il libero scambio rimangono principi validi solo all'interno delle nazioni.
    Questa evoluzione dell'economia mondiale chiude la fase della internazionalizzazione pacifica dei commerci. Finisce in tal modo l'ottimistica fiducia nella funzione pacifica e pacificatrice della borghesia e dei suoi scambi internazionali di merci. L'illuminismo aveva creduto nella pace come presupposto per lo sviluppo dell'economia mondiale e riteneva che la guerra fosse il principale ostacolo all'espansione del capitalismo. Invece ora, alla fine dell'Ottocento, il capitalismo si sviluppa con una politica militare e con la conquista di nuove colonie. Questa diventa la ragione di una crescente tensione fra le nazioni e porterà nel 1914 alla prima guerra mondiale.
    Va aggiunto che a fine Ottocento prende slancio la seconda rivoluzione industriale basata sull'energia elettrica.
    Tra il 1876 e il 1890 circa si sviluppa nella letteratura europea il Naturalismo, definito in Italia con il termine di Verismo. Questa corrente promuove una letteratura impersonale, descrittiva e oggettiva. Viene preferito il romanzo come mezzo di espressione della nuova realtà sociale.
    In filosofia si afferma il positivismo che mette al centro della cultura la funzione "positiva" della scienza. Con il positivismo si diffonde la fiducia nello sviluppo tecnologico e la certezza che esso porti prima o poi anche ad un progresso sociale e civile.

    La fase della grande depressione (1873-1895)
    L'economia europea tenta di uscire dalla depressione con una politica imperialistica che si afferma a partire dall'ultimo ventennio dell'Ottocento. Si formano grandi concentrazioni industriali monopolistiche che limitano la libera concorrenza. Lo Stato interviene assumendo la protezione dell'economia nazionale con una politica doganale "protezioninistica" (innalzando i dazi per le merci estere). Si creano nuovi mercati attraverso un'accentuazione dell'espansione coloniale. La nuova borghesia imperialistica è fortemente aggressiva all'esterno e autoritaria all'interno. In tal modo cambia completamente il panorama politico in quanto la borghesia - che nel Settecento era riformista o rivoluzionaria e promuoveva il cambiamento sociale mediante la cultura illuministica - in questo periodo assume le caratteristiche di una classe garante dell'ordine sociale e diventa conservatrice. La borghesia si allea con la clase sociale un tempo nemica, la nobiltà, per far fronte comune contro il nascente proletariato che stava aderendo alle idee socialiste.

    La parola "imperialismo" indica la politica aggressiva degli stati europei, la cui guida è nelle mani del potere monopolistico e del ceto militare. Essa è diretta soprattutto alla conquista di nuove colonie in Africa e in Asia; tuttavia, sviluppando la concorrenza fra gli Stati, ognuno dei quali protegge le proprie aziende sino a identificarsi totalmente con esse, le contraddizioni e i contrasti internazionali fra le grandi potenze aumentano e si acuiscono sino a produrre la prima guerra mondiale del 1914-1918.
    Con l'imperialismo si diffonde un nuovo tipo di colonialismo finalizzato ad assorbire le contraddizioni dell'economia delle grandi potenze industriali e a procurare al capitalismo risorse e mercati per un'ulteriore sviluppo. Non quindi più né un colonialismo delle classi nobili (come quello spagnolo del XVI secolo) né un colonialismo di tipo genericamente finalizzato all'acquisizione di materie prime (come quello inglese e olandese). Il nuovo colonialismo è frutto della nuova borghesia che ha bisogno di compensare con l'imperialimo le fasi di difficile sviluppo del capitalismo, che viveva un andamento ciclico e aveva bisogno di sbocchi su nuovi mercati.
    Anche l'Italia tentò l'avventura coloniale ma nel 1887 subì la sconfitta di Dogali.

    Note:

    Rielaborazione per la 5 AM Itis Righi Taranto dal libro di letteratura della casa editrice Palumbo (5' anno).

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