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Intellettuali e potere

Tacito e la libertà di opinione

A partire da Augusto una opinione “scomoda” poteva diventare un reato perseguibile dalla legge.
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Publio Cornelio Tacito (57d.C.-120 d.C.) fu un grande storico dell’epoca imperiale romana. Scrisse le sue opere sotto il principato di Traiano. Non si piegò mai al servilismo e, benché non fosse un aperto contestatore, si schierò sempre dalla parte della libertà di opinione e contro gli uomini di potere che cercavano di reprimere tale libertà.
Secondo Tacito la restrizione della libertà di opinione era da imputarsi ad una legge, introdotta da Augusto, che puniva la lesa maestà (Lex Maiestatis). Questa legge andava contro il dettato giuridico precedente che invece sanciva “facta arguebantur, dicta impune erant” e che voleva dire che solo le azioni erano passibili di castigo ma non le parole.
Dunque a partire da Augusto una opinione “scomoda” poteva diventare un reato perseguibile dalla legge. Lo storico romano mette in evidenza come anche il ritorno ad un passato repubblicano non avrebbe dato i frutti sperati a causa della corruzione dei senatori, anch’essi in buona parte servili e, in alcuni casi, privi scrupoli. A testimonianza di questo, Tacito ricorda il fallimento della congiura dei Pisoni operata nei confronti di Nerone (nella quale, tra l’altro, furono coinvolti Petronio e Seneca).
La capacità di Tacito di esprimere una condizione di assenza di libertà lo portò ad essere molto apprezzato nel Seicento, secolo in cui sorse il cosiddetto “tacitismo”. Si trattava di un modo per analizzare in maniera critica il potere assolutistico in un’epoca in cui gli scritti del Machiavelli erano stati messi all’indice dalla Chiesa.
Accadde quindi che gli studiosi di politica presero l’abitudine di esaminare temi cari a Machiavelli senza mai citarlo ma inserendoli ugualmente in studi sulle opere di Tacito.

Note:

Tacito: vita, opere, pensiero
http://www.biblio-net.com/lett_cla/tacito.htm

Tacito nella Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Tacito

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