Parco Val d'Agri, toccato il fondo del barile
Il Parco Nazionale della Val d'Agri si avvia ad essere barattato con le royalties del petrolio? Se lo chiede la OLA - Coordinamento apartitico Territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini - commentando la decisione della "ministra" all'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, di nominare un Commissario al posto del presidente del Parco Appennino Lucano Val d'Agri-Lagonegrese e la conseguente "crociata federalista" della Regione Basilicata che ha omesso, sino ad oggi, di perorare e rendere noto il proprio nominativo proposto alla presidenza del Parco.
Il risultato è che la gestione del parco rischia di essere "congelata" per molti anni ancora, a tutto vantaggio del cosiddetto "parco dell'energia", propagandato dalla Fondazione Mattei con il sostegno della stessa Regione. Mentre il duopolio Eni-Total diviene padrone del territorio, la Regione Basilicata è stata "silurata" dal Governo anche sul versante delle autorizzazioni alle compagnie petrolifere che preluderebbe all'azzeramento delle royalties petrolifere.
Infatti - ieri - la Camera dei Deputati, approvando il DDL 1441 Ter esclude, di fatto, il "parere vincolante" della Regione sul rilascio dei permessi di ricerca e concessioni, raschiando così il fondo del barile della politica lucana che sembra affondare in una crisi d'identità. Affinché il neo-Commissario del parco, Domenico Totaro, non diventi "commissario-fantoccio" delle compagnie petrolifere, è necessario che svolga il ruolo di garante della legge e delle misure di salvaguardia contenute nel DPR del parco - che fanno "divieto di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi nonché di attività petrolifere nell'area parco" - evitando che il divieto venga aggirato con stratagemmi burocratici che disattendono l'intesa tra Ministero dell'Ambiente e Regione, rispettivamente, approvato dal Consiglio Regionale della Basilicata nel mese di dicembre 2002 e richiamata nel DPR istitutivo del Parco Nazionale.
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