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    1 novembre 2026 - Redazione PeaceLink

Campagna: Appello per l’ONU

Campagna conclusa

Promossa da: lucetta sanguinetti palitto (volontari di pace in medio oriente, baghdad 1991)
perché l'ONU possa riprendere in mano la situazione internazionale, riaffermare la sua dignità, intervenire in modo costruttivo nel conflitto.
Data di inizio: 28 marzo 2003

In tutte le dichiarazioni di questi giorni risuona l’accusa – o, per altri versi, la lamentela – che questa guerra abbia sancito la sconfitta degli organismi internazionali, a cominciare dall’ONU, nonché quella dei governi di Jacques Chirac e di Gerhard Schröder, che hanno avuto “l’ardire” di opporsi alla guerra stessa. Non è vero. Non è questa la sconfitta. L’ONU, al contrario, sembra aver acquistato una nuova dignità, una sua più convinta autonomia rispetto agli USA, una nascente autorevolezza basata non sulla potenza economica e militare, ma sui valori etici di un’autentica politica internazionale, nel rispetto dei diritti umani di tutti i popoli . E a questo ha contribuito in modo significativo l’energia e la fermezza di alcuni suoi stati membri, la Francia e la Germania, appunto, che, insieme con la Russia e la Cina, non hanno avuto esitazioni nel dichiarare inaccettabile lo strumento della guerra preventiva, disposti – quelli di loro che sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza – ad arrivare al veto. Questi Stati infatti si sono dimostrati coerenti con la risoluzione del Parlamento Europeo votata a gennaio , e la loro forza è nel fatto che non si sono lasciati intimidire dalle decisioni unilaterali degli USA, né dalla defezione di Inghilterra e Spagna che gli si sono aggregati, contraddicendo il voto europeo. Hanno sostenuto l’indipendenza dell’Europa rispetto all’egemonia della superpotenza mondiale. Non si sono accodati a scelte di prepotenza internazionale. Con essi il Belgio. La voce del Papa ha risuonato in modo deciso dichiarando questa guerra preventiva “crimine contro l’umanità”, mentre la volontà delle popolazioni del mondo intero si è andata sempre più manifestando, riempiendo le piazze delle città del pianeta col popolo della pace. A dispetto di tutto questo, gli USA sono entrati in guerra: una guerra brutale che sta causando sempre più vittime civili, distruzioni insensate, sperpero di risorse umane, economiche, energetiche, ecologiche... Una guerra la cui fine si allontana ogni giorno di più. Una guerra che sta provocando una catastrofe umanitaria di proporzioni sconvolgenti: una popolazione inerme, che da una settimana si trova intrappolata in bombardamenti continui, senza acqua potabile, senza elettricità, senza rifornimenti, senza casa, senza neanche poter soccorrere i suoi feriti, né contare i suoi morti. Non è lecito stare a guardare. L’ONU si trova ora di fronte a un suo compito imprescindibile: quello di non avallare questo stato di fatto, quello di decidere le misure più efficaci per denunciare questa gravissima violazione del diritto internazionale e far valere la sua autorevolezza in modo chiaro e deciso. ALCUNE MISURE POSSIBILI 1. Denuncia presso la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Penale Internazionale di questa guerra preventiva illecita perpetrata in aperto dissenso del Consiglio di Sicurezza, in violazione della “DICHIARAZIONE SUL DIRITTO DEI POPOLI ALLA PACE” dell’ Assemblea Generale. 2. Dichiarazione presso l’Assemblea Generale che ogni guerra preventiva è da considerarsi strumento di illegalità internazionale, inaccettabile e sanzionabile. 3. Scelta delle sanzioni da applicare agli Stati che hanno effettuato l’invasione in Iraq, volte ad ostacolare il proseguire delle azioni militari angloamericane e ad avere forza persuasiva per chiunque in avvenire pretendesse di appoggiarsi a questo precedente. Le sanzioni ipotizzabili: · Embargo selettivo per ogni tipo di armamenti nei confronti dei paesi belligeranti. · Embargo di tutti i prodotti commerciali delle multinazionali che ricavano un tornaconto economico dalle industrie belliche e da prodotti ad esse legati (vedi carburanti Exon...) · Negazione del diritto di sorvolo e di uso di basi militari da parte di tutti i paesi aderenti all’ONU: anche quando accordi bilaterali avessero precedentemente previsto questa servitù, la sanzione ne annullerebbe l’obbligo e vincolerebbe il paese ospitante alla chiusura di basi e spazi aerei. · Accordo di estensione di questo vincolo anche agli altri organismi internazionali contrari a questo strumento-guerra (Lega Araba, NATO, U.E. ...) · Espulsione dal Consiglio di Sicurezza delle nazioni che hanno violato le deliberazioni ONU e, rendendo vano il lavoro degli ispettori in Iraq, hanno attuato un’aggressione unilaterale. Tale espulsione avrebbe una durata tale da consentire misure concrete di riparazione dei danni alla popolazione civile. · Decisione di invio migliaia di caschi blu secondo il principio di “ingerenza umanitaria”, con funzioni di peace-keeping, in territorio iracheno, per affrettare uno strategico “cessate-il-fuoco” . Simili ipotesi di provvedimenti dovrebbero essere accompagnate da una ulteriore risoluzione ONU nei confronti dell’Iraq, in cui si imponga la fine del regime dittatoriale, si imponga un termine per indire libere elezioni sotto l’egida di osservatori internazionali (con l’esclusione degli stati aggressori), si ribadisca il disarmo controllato sancito dalla risoluzione 1441, permettendo agli ispettori di terminare il loro lavoro. Con queste misure l’ONU potrà dimostrare di non essere un organismo squalificato in partenza dall’incalzare di eventi cui non riesce a far fronte, ma di costituire una forza capace di attendere in modo sempre più efficace al suo compito essenziale risoluzione nonviolenta delle controversie internazionali.

Adesioni dal 28 marzo 2003: 14 persone

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