Conflitti

Okapi, radio-democrazia in cinque lingue diverse

Tribune politiche in swahili, ciluba, kikongo, lingala e francese
30 luglio 2006
Stefano Liberti
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Da un capo all'altro del paese, dalla polverosa Kinshasa ai campi profughi del Kivu e dell'Ituri, dalle foreste dell'Equatore alle miniere del Katanga, basta pronunciare le tre sillabe magiche per strappare un sorriso: Okapi, la radio messa in piedi dalle Missione delle Nazioni unite in Congo (Monuc) e dalla fondazione svizzera Hirondelle, è una delle poche cose che nell'ex Zaire raccoglie un consenso unanime. Finanziata dalla cooperazione svizzera, olandese, britannica (e prossimamente anche da francesi e americani), questa radio ha saputo unire e mettere in contatto le varie anime di questo stato grande come un continente e del tutto privo di infrastrutture. Dal giorno in cui è stata lanciata, il 25 febbraio 2002, in concomitanza con l'inizio di quei negoziati di Sun City (Sudafrica) che hanno rimesso il paese sulla carreggiata, Okapi si è posta un obiettivo preciso e estremamente ambizioso: fornire un'informazione non partigiana. «La nostra radio ha saputo imporsi come strumento di pace», spiega negli uffici centrali di Kinshasa (all'interno della sede Monuc) il vice-direttore Yves Laplume. «Durante la guerra, da una parte all'altra del fronte, ha fatto parlare tra loro i belligeranti, ha confrontato le posizioni, ha sciolto il clima. Durante la transizione, ha raccontato giorno per giorno quanto avveniva nelle turbolente province dell'est. Oggi, con le elezioni, si preoccupa di sensibilizzare gli ascoltatori sulle modalità con cui avviene il voto».
Centocinquanta giornalisti congolesi, duecento collaboratori, un pugno di esperti internazionali di media chiamati a coordinare la baracca, radio Okapi trasmette in Fm da otto studi regionali 24 ore al giorno nelle cinque lingue ufficiali del paese. In questo periodo, con l'approssimarsi del voto, ha moltiplicato le trasmissioni speciali dedicate a questo appuntamento storico: così, dal lunedì al venerdì, dalle 5:55 alle 8:55 sulle sue frequenze viene spiegata la legge elettorale in swahili, ciluba, kikongo, lingala e francese. Così, subito dopo, viene proposta in contatto con il pubblico per telefono o via sms una sessione di domande direttamente alla Commissione elettorale indipendente (Cei). Così, all'ora di pranzo, un programma di intrattenimento Les élections, c'est facile à comprendrespiega agli ascoltatori dove votare e come votare.
In un paese avido di informazioni, ma dove un giornale costa più di un dollaro - ossia più del salario medio - radio Okapi è una vera e propria boccata di ossigeno. Il suo rigore e la sua affidabilità, la professionalità dei giornalisti che lavorano al suo interno sono riconosciuti da tutti. «Abbiamo la fortuna che gli istituti di formazione giornalistica in Congo hanno standard piuttosto alti», continua Laplume. «Da quelle scuole escono veri e propri professionisti». Il salario pagato - tra i 500 e i 700 dollari al mese - dà ai giornalisti quella minima sicurezza economica che ne garantisce l'indipendenza. Tutti elementi suffragati dai dati di ascolto: nell'aprile scorso, a Kinshasa, Okapi ha registrato il 32 per cento dello share, più della celebre Radio France Internationale e delle varie radio musicali.
Insomma, Okapi va a gonfie vele, tanto che i suoi giornalisti si preoccupano di quando - tra non meno di tre anni - la Monuc toglierà le tende. Laplume tuttavia non manca di rassicurarli: «La radio non chiuderà. Abbiamo già fatto progetti da mandare ai finanziatori per mantenere in vita questa realtà». Difficile pensare il Congo senza Okapi, tanto più che la radio ha visto da poco la nascita di una sorellina, in un altro turbolento scenario africano: sempre finanziata dalla fondazione Hirondelle, radio Miraya (radio specchio) ha cominciato a trasmettere da Juba, capitale del Sud Sudan, il 30 giugno scorso.

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