Riflessioni di una persona "qualunque"
Medio Oriente. Olmert: la guerra continua. Altre due settimane per respingere Hezbollah oltre il fiume Litani. Così si legge su RAINEWS24 di questa mattina. Fin dalla prima, debole e per niente convincente richiesta di “cessate il fuoco” da parte della comunità internazionale, la risposta di Israele è stata “tempo”! È stato richiesto ancora un po’ di tempo, parola che per la popolazione civile diventa sinonimo di morte e terrore, per distruggere le roccaforti di Hezbollah al confine tra Libano ed Israele. L’idea della “guerra lampo” non è nuova alla politica internazionale, e viene utilizzata come scusa, come se un conflitto di breve durata non fosse un conflitto, o fosse meno dannoso e violento. Ammesso e non concesso che fosse così, l’esperienza di un passato non troppo lontano non ha insegnato che non si può dare un tempo ed uno spazio all’escalation della violenza. Di nuovo una scintilla dà vita ad un incendio, che si autoalimenta e che distrugge tutto quello che incontra sulla sua strada. E così la storia si ripete: i tempi si allungano, gli spazi si dilatano, i militari si confondono con i civili, i rifugi diventano covi di terroristi. L’attacco di domenica scorsa nel villaggio di Cana ha messo in luce tutta la violenza di questa assurda guerra. Mentre si cercavano vita e morte sotto le macerie, mentre tra lacrime ed urla si soccorrevano le vittime con mezzi di fortuna, i grandi della terra sedevano su tavole imbandite e si stringevano la mano davanti ad una cascata di flash fotografici, fingendo di parlare di pace. Mentre si piangevano vittime innocenti, qualcuno parlava di civili e di scudo, come se questo potesse giustificare un attacco così brutale! A Cana, dove Gesù fece il primo miracolo, ancora una volta il fine ha giustificato i mezzi. E le immagini crude, ma vere, mostrate dalle televisioni mi hanno fatto riflettere. Il servizio del Tg3 ha mostrato in sequenza le immagini di corpi e macerie e del banchetto cui sedeva Condoleezza Rice ed il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livini. Mi è sembrato assurdo! Mi sono chiesta se chi decide la guerra, chi decide quanto durerà, chi colpirà…abbia una vaga idea di cosa significhi GUERRA. Si parla di Israele ed Hezbollah come se fossero due entità sullo stesso piano, mentre si tratta di uno stato ed di una organizzazione partitica. Si parla di responsabilità e di parti coinvolte, quando invece bisognerebbe parlare di persone. E se si parlasse davvero di PERSONE, poco importerebbe di Israele, Libano, Siria, Stati Uniti…non ci sarebbe nessuna giustificazione al dolore ed al terrore della guerra.
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