Un fervente appello per la pace e l'assistenza umanitaria
Dopo aver assistito all’escalation di violenza in varie parti del paese a seguito dei conflitti sui risultati elettorali presidenziali, ci appelliamo ai protagonisti perché abbraccino la via del dialogo e diano una chance alla pace. È triste notare come oltre 300 persone abbiano perso la vita, molte altre siano state seriamente ferite e oltre 100.000 siano disperse dal 30 dicembre 2007, quando il Presidente della Commissione Elettorale del Kenya Samuel Kvuitu ha annunciato l’esito delle votazioni. Negli anni, il Kenya è stato un’oasi di pace nella regione, ospitando migliaia di rifugiati in fuga dai paesi prostrati dalle guerre. Non possiamo permettere che i risultati di una votazione ci vedano etnicamente divisi invece di sforzarci di mantenere la pace e di preservare i principi della democrazia. Il Kenya è orgoglioso di contare alcuni dei suoi figli tra i mediatori di pace internazionali. È esemplare che tre di essi – gli ex-generali Daniel Opande e Lazarus Sumbiywo e l’ambasciatore Bethuel Kiplagat – abbiano già offerto i propri servigi sotto gli auspici di cittadini preoccupati per la pace. Simili iniziative e quelle dell’Unione Africana, dell’Unione Europea e di altri mediatori attualmente nel paese vanno valorizzate per trovare una soluzione duratura all’impasse attuale. I membri della Comunità Koinonia e dell’Africa Peace Point coordinate da Michael Ochieng’ e Fr. Kizito si stanno muovendo tra le bidonville di Nairobi per identificare le vittime della violenza e offrire loro assistenza umanitaria. Come primo passo verso la riconciliazione è necessario, per la creazione di una commissione d’inchiesta internazionale e indipendente, indagare sul controverso conteggio dei voti presidenziali. Allo stesso tempo, né il Presidente Mwai Kibaki né il suo diretto oppositore Raila Odinga dovranno porre alcuna condizione alle negoziazioni. I due leaders invece inviteranno immediatamente i propri sostenitori ad evitare la violenza e la distruzione della proprietà affinché si possa lavorare alla costruzione della pace, necessaria per il progresso del Kenya.
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