"In viaggio con Cecilia" nella Puglia dell'Ilva
Ad inaugurare il FESTIVAL DEI POPOLI di Firenze, il 30 novembre scorso, il documentario “In viaggio con Cecilia”, viaggio in Puglia fatto nel 2012 da due cineaste nella terra d'origine, già filmata negli anni ’60 dalla più anziana (Cecilia) durante le ricerche di Ernesto De Martino (l'antropologo che si occupò della Basilicata e del Salento in alcuni dei suoi libri più noti, come "Sud e magia" e "La terra del rimorso"). Luoghi del Sud in cui ora donne e operai si confrontano con l'esperienza industriale di questi decenni, con i cambiamenti e con le ferite. In particolare a Taranto in quell’estate del 2012 , quando a nessuno è più consentito di ignorare o provare a dimenticare l’impatto drammatico dell'Ilva e delle sue regole dentro le fibre di quella comunità.
Le autrici - Cecilia Mangini e Mariangela Barbanente - entrano nei vicoli della città storica, nel vivo delle indagini penali per la gestione senza scrupoli dell'acciaieria, della debolezza e della forza dimostrate dagli operai, di uno strato antico di rassegnazione e di ingiustizia. Lo stesso che avvolge Brindisi, che ha vissuto la sua trasformazione soffocata dal carbone della centrale più grande d’Italia e da industrie come il Petrolchimico Montecatini. Passato e presente, generazioni, padroni, operai e città sono ora gli uni di fronte agli altri.
LA STRAORDINARIA PASSIONE DI CECILIA
Cecilia Mangini ha realizzato i primi documentari negli anni ‘50, alcuni con il suo compagno di vita Lino Del Frà, altri insieme a Pier Paolo Pasolini e alle sue sceneggiature, ambientate nelle grandi periferie urbane e nel Salento.
A proposito delle sue passioni, in un'intervista in cui parla del suo film “Essere donne” (1965), Cecilia ricorda: Se in quegli anni noi documentaristi avevamo un sogno, era quello di entrare a girare in fabbrica … Ma era un sogno proibito”. E invece dal partito comunista arriva la proposta di girare un documentario sulla situazione della donna in Italia. Entra in molte fabbriche, nel Nord e nel Sud, ritrovandosi a descrivere una parte di Puglia dimenticata. Continua a occuparsi di sociale fino a “Comizi d’amore”, un lungo reportage realizzato con Del Frà e Pasolini attraverso l’Italia del 1980, e persino di eutanasia. E da quello che trasmettono le sue interviste, si capisce bene che prima di questo ultimo documentario ha continuato a interessarsi di realtà e di sentimenti con la curiosità e la libertà di giudizio di sempre.

Mariangela Barbanente nel 2012 ha firmato la sceneggiatura di un cortometraggio notevole come “L’intervallo”, pluripremiato a Venezia. Questa storia claustrofobica di giovani napoletani finisce per regalare, accanto alla tristezza, la sensazione inaspettata di aver potuto approfondire il respiro e la possibilità di capire.
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