Palazzina LAF: un film sulla fabbrica, sul potere e sulla speranza
Il film Palazzina LAF, diretto da Michele Riondino e uscito nel 2023, è un'opera potente e significativa che racconta la storia di Caterino Lamanna, un operaio dell'Ilva di Taranto che viene reclutato come spia dai vertici aziendali. Il film è un'accusa forte e diretta al sistema di sfruttamento e di violenza psicologica che ha caratterizzato la gestione dell'Ilva da parte della famiglia Riva.

La violenza psicologica
Il film si apre con una scena che riassume perfettamente il clima che si respirava in fabbrica durante la gestione dei Riva.
Caterino è un uomo ingenuo e qualunquista, che si lascia facilmente manipolare. Quando viene reclutato come spia, accetta il ruolo senza esitazioni, convinto di poter ottenere un vantaggio personale. Tuttavia, ben presto si rende conto che la situazione è molto più complessa di quanto immaginasse.
I vertici aziendali lo inducono a spiare alcuni lavoratori e a riferire su di loro. Caterino inizia a sentire tutto il peso di quella complicità senza tuttavia avere una consapevolezza critica.
L'ingenuità
Caterino è un personaggio complesso e sfaccettato. Rappresenta l'animo ingenuo e qualunquista degli operai che si sono destreggiati, adattati e resi complici del sistema di sfruttamento dell'Ilva.
Michele Riondino, che interpreta il ruolo di Caterino, rende questo personaggio umano e spontaneo, senza condannarlo al ruolo di pura spia da disprezzare. Caterino è un frutto quasi selvaggio e spontaneo dell'ambiente, ne assorbe gli umori, ne assume le qualità negative. E' una spugna di ciò che respira e vive. Riondino non dà tutta la colpa a Caterino, anche lui è in fondo la vittima di un sistema che stritola e coinvolge i deboli e gli sprovveduti, che mette in competizione fra loro i lavoratori e li distrugge in un gioco cinico in cui sembra prevalere l'indifferenza e la banalità del male.
La speranza
Nonostante la violenza psicologica che decine di lavoratori subiscono quasi con quotidiana normalità nella Palazzina LAF, il film riesce a dosare le emozioni contrastanti della rabbia e della pietà, dell'indignazione e del dolore. Le bilancia in un equilibrio sempre instabile, sempre aperto all'imprevedibile. Rappresenta pienamente lo stato d'animo di chi vive a Taranto, in bilico fra chi perde la speranza e chi la ritrova nel dolore. Alla fine i lavoratori rinchiusi nella Palazzina LAF riescono a liberarsi dal sistema di mobbing e a ritrovare la loro dignità. Ma non è un percorso facile, a lieto fine, semplice. E' un film di cicatrici e di pietre d'inciampo.
Il finale del film è un messaggio di speranza, che invita a non arrendersi mai, anche nelle situazioni più difficili.
Un film universale
Palazzina LAF è un film che va al di là della specificità della vicenda dell'Ilva e della tragedia tarantina. Il mobbing che è al centro del film riesce a raccontare una storia universale, una storia sul potere e le sue vittime, una storia di fabbrica e di lavoratori che cadono ma poi - con grandissimo dolore - si rialzano e infine vincono.
Una storia dimenticata
La storia raccontata nel film è una storia vera, che si è consumata a Taranto negli anni '90. Tuttavia, questa storia è stata dimenticata da molti, anche da parte della classe politica che ha governato la città. Anche persone di sinistra hanno dichiarato stima a Riva, nonostante tutto. Il tempo ha rimosso i ricordi e a volte anche il pudore.
Il processo che si è svolto a seguito dei fatti raccontati nel film è arrivato in Cassazione con una condanna verso Riva, ma ciò non ha interrotto l'ossequio verso i Riva di quasi tutta la classe politica che ha fatto carriera a Taranto.
Un film necessario
Palazzina LAF è un "film necessario", che racconta una storia che deve essere ricordata. È un film che invita a riflettere sul potere, sulle sue vittime e sulla capacità di riscatto degli esseri umani. Esci dal cinema e ti rimbombano nella testa le domande e ti chiedi ancora una volta, e un'altra ancora: perché?
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