CyberCultura

Più vicine le batterie ad acqua

Un celebre centro di ricerca statunitense ha realizzato un nuovo sistema per separare l'idrogeno dall'acqua utilizzando solo energia solare. Una tecnologia che potrebbe aprire la strada a fuel cell autosufficienti
29 marzo 2005
Punto Informatico

Albuquerque (USA) - Creare fuel cell capaci di produrre energia sfruttando due risorse naturali come l'acqua e la luce del Sole. Questa la meta a cui i Sandia National Laboratories stanno tentando di avvicinarsi con lo sviluppo di un nuovo sistema per trasformare l'acqua in idrogeno e ossigeno, ovvero in un carburante completamente ecologico.

Il sistema ideato dai labs di Sandia utilizza speciali nanotubi organici per catturare la luce del Sole, sia quella visibile che quella ultravioletta, e sfruttarla per scindere le molecole di acqua in atomi di idrogeno e di ossigeno. A differenza dei nanotubi in carbonio utilizzati, ad esempio, nell'industria dei semiconduttori, quelli messi a punto dall'istituto di ricerca americano sono fatti di porfirina, una sostanza alla base della clorofilla e dell'emoglobina. Sebbene meno resistenti ed elastici di quelli in carbonio, i nanotubi di porfirina - del diametro di 50-70 nanometri - hanno particolari proprietà ottiche ed elettroniche che li rendono particolarmente adatti per assemblare macchine di dimensioni molecolari in soluzioni acquose.

Gli scienziati statunitensi contano di costruire l'anno prossimo un prototipo di cella solare capace di produrre idrogeno sfruttando come unica fonte di energia il Sole. Queste celle potranno poi essere utilizzate per costruire vere e proprie fuel cell capaci di produrre da sé il proprio carburante, l'idrogeno, da trasformare a sua volta in energia elettrica. Queste batterie potrebbero rimpiazzare l'attuale generazione di fuel cell in vari settori, quali quello automobilistico.

I dettagli del progetto di trovano qui.

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